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Migranti, Mogavero: «Chi ci critica sgomitava al Family Day» | La Stampa

Il Vescovo di Mazara del Vallo, delegato in Sicilia per le migrazioni e la Caritas: «Comunisti? Abbiamo gli stessi valori da 2mila anni»

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GIACOMO GALEAZZI
Pubblicato il 20/08/2015
Ultima modifica il 20/08/2015 alle ore 11:22

«Quelli che ora si stracciano le vesti perché noi vescovi siamo accanto a chi soffre sono gli stessi che fino a qualche anno fa sgomitavano in piazza ai Family Day per accreditarsi come politici cattolici». Il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, delegato in Sicilia per le migrazioni e la Caritas, ha vissuto a Roma da sottosegretario Cei «la lunga stagione dei paladini delle crociate bioetiche sui valori non negoziabili».

La Lega denuncia l’ingerenza della Cei. Cosa replica?
«C’è un evidente strabismo. La Chiesa difende sempre la sacralità della vita. Va bene quando interveniamo su aborto, testamento biologico, matrimonio e invece violiamo il Concordato predicando accoglienza e integrazione per i rifugiati? Sono strumentalizzazioni che invece di affrontare i problemi li complicano. Papa e vescovi sono in prima linea nell’emergenza ma la collaborazione tra Stato e Chiesa viene avversata da partiti che soffiano sulle emergenze per fini elettoralistici».

La Chiesa italiana non dà più patenti di cattolicità ai partiti?
«Non solo non distribuisce più accreditamenti ma si rivolge ugualmente a maggioranza e opposizione senza cercare privilegi né canali preferenziali coi palazzi della politica. Noi vescovi esprimiamo quel sentimento popolare che soffre per la lontananza tra gente e istituzioni. Francesco è diventato un riferimento per tutti come portavoce di chi non ha voce. Diocesi e parrocchie sono avamposti in una fase di difficoltà generale».

È il nuovo corso di Francesco?
«Il Papa ci ha detto che il nostro compito di pastori è formare le coscienze e orientarle cristianamente. Poi, fare politica spetta ai laici non a vescovi e sacerdoti. Nel documento di Aparecida, Bergoglio indica il metodo di raccogliere diversità e varietà di esperienze per mettere in moto uno stato permanente di missione e conversione pastorale. Non bisogna cedere a disincanto, scoraggiamento, lamentele. Per gli sbarchi sulle coste agli slogan deleteri di certa politica si contrappone l’impegno di migliaia di persone».

I vescovi fanno politica?
«No. Predichiamo il Vangelo. I respingimenti sono immorali. Si invocano costumi incivili che non vanno assecondati. Dicono che ci siamo schierati, ma dove c’è l’uomo c’è Dio. Ce lo impone la dignità di vescovi. Ci danno dei comunisti perché siamo dalla parte della giustizia, della verità, della lotta all’oppressione, ma siamo dov’è la Chiesa da 2mila anni. “Chi ti dà il diritto di pestare la faccia al povero”, chiede il profeta Isaia. Dobbiamo mettere da parte angoscia distruttiva e fandonie della guerra santa. Non c’è alcun pericolo rispetto alla nostra identità di fede. L’islam non vuole cancellare le radici cristiane in Occidente».

Non c’è un rischio invasione?
«No. Ci ricordiamo del nostro cristianesimo solo quando sentiamo il pericolo. E invece dobbiamo guardare alla ricchezza culturale del Mediterraneo e dialogare. È un’opportunità per la società e per la Chiesa. Francesco ha indicato a noi vescovi italiani un modello pastorale forte nella denuncia, concreto nel rivolgersi alla gente, aperto alla collegialità e alle iniziative di un laicato che sia lasciato libero di assumere le proprie responsabilità senza input clericali. La sensibilità ecclesiale è appropriarsi degli stessi sentimenti di Cristo e cioè umiltà, compassione, misericordia, concretezza, saggezza. È il momento delle scelte coraggiose. Perciò ci rimbocchiamo le maniche ovunque serva. Senza fare inutili polemiche né proclami. Non sono certo i migranti a impoverire famiglie e pensionati italiani ma una mentalità di corruzione pubblica e privata che prolifera senza vergogna».

Sorgente: Migranti, Mogavero: «Chi ci critica sgomitava al Family Day» – La Stampa

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