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«Come vescovo ho proibito più volte esequie dei mafiosi» | La Stampa

Intervista con l’Arcivescovo di Monreale mons. Michele Pennisi sul funerale «show» di Casamonica

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GIACOMO GALEAZZI
Pubblicato il 24/08/2015
Ultima modifica il 24/08/2015 alle ore 11:41

«Appena avvisato dal parroco, ho telefonato al prefetto e ho vietato le esequie in chiesa per impedire la stessa vergognosa sceneggiata avvenuta giovedì a Roma». Come vescovo di Piazza Armerina, Michele Pennisi ha proibito nel 2007 il funerale pubblico del capocosca di Gela, Daniele Emmanuello. Adesso che è arcivescovo di Monreale ha espulso i mafiosi dalle confraternite religiose. «Non si può mitizzare i criminali. Vanno subito denunciati i casi».

Cosa le accadde a Gela ?
«Attraverso un’impresa di pompe funebri, il clan aveva prenotato il funerale con il viceparroco alla Chiesa Madre. Ho fatto in tempo a saperlo e a a proibirlo. Ho autorizzato le esequie solo per gli stretti familiari nella cappella del cimitero. La famiglia protestò e mi minacciò. Le forze dell’ordine hanno sorvegliato la situazione. È inammissibile celebrare un mafioso come fosse un eroe».

Sembra che i Casamonica siano andati prima alla parrocchia del loro quartiere (San Girolamo Emiliani ) e che al no del parroco si siano poi rivolti ai Salesiani…
«È la stessa procedura seguita dai mafiosi nella mia diocesi. Vanno in più parrocchie finché non ottengono quello che vogliono: esaltare il boss defunto e dare pubblico spettacolo del potere criminale sul territorio. È fondamentale la collaborazione con le autorità e la tempestiva comunicazione tra parrocchia, diocesi e poteri pubblici».

Quali accuse le rivolsero?
«Di rendere la Chiesa schiava dello Stato. Ho proibito il funerale solenne in accordo con le autorità e ho permesso le esequie private al cimitero per i soli parenti . Ho chiamato il prefetto e seguito le indicazioni per impedire le scene disgustose viste giovedì a Roma. Sfregio alla Chiesa che combatte la mafia. Il Papa indica la strada».

Sorgente: «Come vescovo ho proibito più volte esequie dei mafiosi» – La Stampa

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