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il personaggio | la Repubblica.it

08 agosto 2007

il personaggio

A venti anni dalla morte le spoglie di monsignor Pasquale Bacile, vescovo di Acireale, riposeranno nella chiesa madre di Bisacquino dove è nato ed è stato decano – arciprete per dieci anni. E riposeranno a pochi metri, simbolicamente quasi ai piedi, di monsignor Giovanni Bacile che è stato l’ artefice della sua formazione spirituale e suo predecessore nella guida pastorale della chiesa Madre. Monsignor Pasquale Bacile nacque il 24 agosto del 1916 e compì gli studi nel seminario arcivescovile di Monreale conseguendo la licenza in teologia presso la facoltà teologica di Napoli. Appena ordinato sacerdote il 24 agosto del 1940 da monsignor Ernesto Filippi fu mandato a Bisacquino dove, dopo la morte del decano, fu nominato arciprete. Tenne questa carica per dieci anni esatti perché venne nominato rettore del seminario arcivescovile di Monreale dove ha insegnato teologia dommatica. Ma la sua passione era la poesia latina nella quale si sbizzarriva con una certa facilità, rappresentando per alcuni studenti anche un incubo perché era molto diffusa l’ idea che per entrare nelle sue grazie bastava conoscere un po’ di metrica mentre gli altri studenti con ottimi risultati in altre materie dovevano stentare non poco a farsi apprezzare. Nel 1962 venne nominato ausiliare del vescovo di Acireale, monsignor Russo, e alla sua morte vescovo ordinario della stessa diocesi che servì con zelo, passione e lungimiranza. Partecipò al Concilio ecumenico, prima come esperto chiamato dall’ arcivescovo di Monreale Corrado Mingo e poi come vescovo di Acireale. Ben presto venne colpito da una malattia che rese sempre più difficili i suoi movimenti e che lo resero sostanzialmente dipendente dai suoi ausiliari ai quali diede massima fiducia e dai quali fu ricambiato con molto affetto. Alcuni avvenimenti lo videro protagonista, come l’ occupazione delle terre del feudo degli Inglese da parte dei contadini di Bisacquino e dei paesi del circondario organizzati da un giovane Pio La Torre, alle prime esperienze nell’ organizzazione del movimento contadino. Eventi che da un lato lo videro sostenere le ragioni della povere gente ma anche condannare i metodi che potevano provocare sofferenze ai contadini stessi, come poi avvenne per non pochi di essi finiti in carcere e processati senza avere ottenuto nessun metro quadrato di terra. La svolta di Papa Giovanni XXIII che nel 1958 convocò un Concilio lo convinse della necessità di apportare dei cambiamenti nella vita del seminario diocesano che era stato chiamato a reggere dalla fiducia dell’ arcivescovo Francesco Carpino, diventato successivamente arcivescovo di Palermo. Seguace sul piano politico di Fanfani e dei “professorini” dell’ Università cattolica, sosteneva una presenza partitica dei cattolici come scelta a favore delle classi più deboli e si preoccupava che i seminaristi conoscessero l’ insegnamento sociale del magistero, prima ancora che le autorità vaticane ne rendessero obbligatorio lo studio nelle facoltà teologiche. La sera del 24 luglio del 1964, quando prese possesso della diocesi a seguito della morte di monsignor Russo, monsignor Bacile si presentò con queste parole scarne ma efficaci che lo hanno fatto amare dai sacerdoti e dai laici: «Non ho né oro né argento, ma quello che ho ve lo do, e ve lo do con tutto il cuore: non sono stato mai ricco, e state certi che non lo sarò mai. Provengo da una famiglia di poveri artigiani e conosco, per esperienza, le sofferenze dei poveri e le strettezze dei lavoratori. è giusto perciò che, se preferenze devo avere, io le abbia per i poveri, i sofferenti, i lavoratori, come le ebbe Gesù, come le ha la Chiesa». Cercò, così, di inculcare nei suoi sacerdoti, primi collaboratori, l’ amore per le categorie più deboli, così come aveva imparato dal suo parroco monsignor Giovanni Bacile, formatore di una intera schiera di sacerdoti e morto in fama di santità e per il quale è in corso il processo di beatificazione. Non pochi bisacquinesi si chiederanno in questi giorni chi era Pasquale Bacile e che cosa abbia fatto di straordinario per meritare di essere seppellito in una chiesa: non sarà facile elencare opere straordinarie, ma si può dire che è stato un uomo di chiesa che ha accettato con amore la vocazione al servizio sacerdotale e che lo ha fatto con molta passione e dedizione tanto da essere oggi un modello per chi vuole spendere la propria vita a servizio degli altri.

VINCENZO NOTO

Sorgente: il personaggio – la Repubblica.it

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