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Vescovo contestato. Una poco nota vicenda che nel 1907 interessò la vita civica di Mazara. Il contrasto tra un Vescovo decisionista ed un colto sacerdote | mazaraonline.it

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Vescovo contestato

Una poco nota vicenda che nel 1907 interessò la vita civica di Mazara
Il contrasto tra un Vescovo decisionista ed un colto sacerdote
di Gaetano Salerno

Nella storia della Diocesi di Mazara del Vallo, non sempre, i vescovi che si sono succeduti hanno avuto una condotta esemplare. D’altronde, si sa, la chiesa è fatta d’uomini che, pur essendo dei prelati, hanno le loro debolezze e per questo motivo possono anche sbagliare.

Un caso emblematico è stato il difficile rapporto che ha avuto nel 1907 il vescovo Audino con la cittadinanza, con il Sindaco e con l’abate Antonino Castiglione.

Vero è che, preso possesso della Diocesi nel 1903, il Vescovo portò avanti alcune iniziative lodevoli quali: l’ultimazione dei lavori di restauro della Cattedrale, la costituzione di nuove parrocchie, e l’attenzione della Chiesa e del Clero alle questioni sociali.

arco110411È altrettanto vero, però, che per la sua avarizia e per un fatto banale d’elemosina ai poveri scatenò la protesta popolare a Mazara del Vallo. La città, che viveva un gran disagio economico a causa delle piogge invernali che avevano prolungato la disoccupazione rendendo la miseria spaventosa, si aspettava molto dal proprio Vescovo che, invece, deluse le attese. La sua colpa maggiore fu di intervenire nel sociale con un’offerta modesta, da devolvere ai poveri, di Lit. 100 inviata al presidente del comitato delle cucine economiche di Mazara, che era il sindaco Emanuele Sansone. Lo stesso, indignato, ritenendo tale offerta un insulto ai disagiati, la rispedì al mittente e associandosi alla protesta popolare in atto, riunì il consiglio comunale da lui presieduto, che terminò i lavori con l’approvazione di una delibera del 27 ottobre del 1907, sulla biasimevole condotta di monsignor Audino. Questo fatto offuscò l’immagine che il Vescovo fino a quel momento si era costruita ed inasprì i toni della polemica con i socialisti, che ben presto si trasformò in una cosa talmente seria, da coinvolgere tutta la Diocesi che, attraverso la stampa di volantini e giornali, (Il Fenomeno del 22 novembre 1907) prese le difese del Vescovo aiutato anche dalla stampa siciliana (L’Ora e il Centro).

In tutta questa vicenda il sacerdote Castiglione, che non aveva rapporti idilliaci con il Vescovo, per essersi schierato con il popolo, subì le conseguenze più dure. Alcuni provvedimenti, a tal fine, furono presi nei suoi confronti che avevano quasi il sapore d’inquisizione e di medio evo. Con l’accusa di sobillare il popolo e d’essere amico di un Sindaco socialista anticlericale, fu sospeso dall’incarico d’insegnante presso il seminario vescovile, poi fu censurata una sua rivista, Il Diocesano, ed infine fu minacciato d’interdizione e sospensione a divinis.

La minaccia d’interdizione trovò attuazione dopo che la mattina del 27 ottobre sulla facciata del palazzo episcopale furono attaccati manifesti che annunciavano la destituzione del Vescovo per volontà popolare. Da una notificazione vescovile del 27 ottobre 1907 diretta al R. Clero e al popolo della città di Mazara e Diocesi, si legge:
“Avendo adempiuto a favore del sac. Castiglione le parti di Pastore, siamo costretti a compiere quelli di Giudice. Per le quali cose, Noi, posti qui da Dio e dal Sommo Pontefice a custodia della fede, della morale cattolica e della disciplina ecclesiastica, con la potestà di Giudice Ordinario e qual Delegato Apostolico per la correzione del Clero, riprovando altamente al cospetto di tutta la Diocesi gli errori dottrinali, gli ingiusti e violenti attacchi contro la sacra persona e autorità del Vescovo e contro l’onore del clero, deplorando vivamente lo scandalo conseguente agli eccessi e alle intemperanze di lui, interdiciamo pubblicamente il sacerdote Antonino Castiglione dall’esercizio del delicato e santo ministero di predicare la Parola di Dio e di ascoltare le confessioni dei fedeli. Facciamo noto altresì colla presente al Sac. Castiglione e a tutti, che se, fra dieci giorni da oggi, egli non ripara pubblicamente agli errori e gli scandali, resterà issofatto sospeso a divinis, ed inabilitato a qualunque ministero ecclesiastico; resteranno interdetti la chiesa del S. Cuore di Gesù in Mazara e l’oratorio suo domestico, ottenutogli per la nostra benevolenza. Se il detto Sac. Castiglione, che Dio non voglia, rimarrà pertinace nella sua malizia, e non sentirà la voce di chi oggi lo castiga per sanarlo, sarà denunciato alla S. Sede apostolica per gli ulteriori provvedimenti disciplinari Ordiniamo che queste nostre disposizioni siano pubblicate dai sacerdoti nelle rispettive loro chiese di questa città. Chiudiamo quest’atto penoso del nostro officio episcopale rivolgendo una viva esortazione a tutti i nostri amati Diocesani, Sacerdoti e Laici, affinché colla preghiera umile, confidente e costante ottengano dal Padre delle misericordie la grazia della conversione e dell’eterna salvezza al povero sacerdote traviato ed ai pochi illusi che lo seguono nelle sue stoltezze”.

Da quanto enucleato, si evince molto chiaramente, senza voler prendere le difese né dell’uno né dell’altro, che il Vescovo abbia un pò esagerato nel gestire la situazione venutasi a creare. D’altronde, l’erudito Castiglione che aveva continui rapporti con insigni studiosi dell’epoca, per la sua intensa attività culturale, non sarebbe stato così stupido da entrare in polemica con monsignor Audino se non avesse riconosciuto le sue ragioni e quelle del popolo mazarese legittime. Oltretutto il Vescovo aveva l’obbligo di corrispondere un terzo delle sue rendite al popolo e non poteva certamente intervenire in una questione cosi delicata con una modesta offerta per alleviare le sofferenze del popolo mazarese che meritava ben altro.

(tratto dal periodico L’arco 11-2004)

Sorgente: Vescovo contestato. Una poco nota vicenda che nel 1907 interessò la vita civica di Mazara. Il contrasto tra un Vescovo decisionista ed un colto sacerdote

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