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gianni bonina | Le bandiere della Chiesa sgradite a Sciascia

giannibonina

lunedì 20 ottobre 2014

Le bandiere della Chiesa sgradite a Sciascia

Sciascia e mons. Rizzo vescovo di Ragusa

“I missili a Comiso mi offendono sia in quanto siciliano sia in quanto uomo di pace”. Con queste parole Leonardo Sciascia, in un’intervista a La Sicilia del 31 dicembre 1983, dà vita alla polemica che, alla vigilia dell’installazione dei missili Cruise a Comiso, lo pone contro la Chiesa, accusata di acquiescenza nei confronti del potere militare e del riarmo atomico.
Ad offrirgli l’occasione è il vescovo di Ragusa Angelo Rizzo che il 22 dicembre ha partecipato alla cerimonia di benedizione della prima pietra della chiesa progettata all’interno della Base.

“Secondo me – dice Sciascia – si deve fare un discorso totalmente di pace. Dobbiamo proporre il disarmo unilaterale. Io penso che se domani il presidente degli Stati Uniti dichiarasse di rinunciare a ogni difesa e ad ogni offesa missilistica i russi sarebbero costretti a seguirlo”. Alla domanda perché Reagan non fa quella dichiarazione, Sciascia risponde: “Io dico perché è un imbecille. Come lo è Andropov. Noi oggi stiamo vedendo realizzata la terribile profezia di Bernanos: la collera degli imbecilli incombe sul mondo”. E’ l’alleanza tra potere e scienza che secondo Sciascia genera la tragedia della guerra. “Brancati nel 1940 scrisse: ‘O nobili scienziati, io non posso rispondere ai vostri sforzi con qualcosa che sia più della morte’. Questa è la tragedia: gli imbecilli si sono alleati con la scienza”. Cosa potrebbero fare allora gli scienziati? Risponde Sciascia: “Quello che ha fatto Sacharov: rinunciare. Sacharov è uno dei più grandi uomini del nostro tempo. Anche in Occidente. Bisogna rifiutare di fare le cose. Certo è un’utopia, però…”. Spinto a pronunciarsi sul gesto del vescovo, lo scrittore commenta: “E’ la solita storia della Chiesa che benedice anche le bandiere di guerra. E però le cose che la Chiesa fa, in un senso o nell’altro, ormai non contano tanto. Bisogna chiedersi che rilievo hanno veramente nella coscienza dei fedeli”. L’intervista si sposta poi sul tema della crisi religiosa e sulla convinzione sciasciana che, sebbene le chiese siano piene di uomini e donne, in realtà in Sicilia non ci sono più fedeli.

Il 6 gennaio 1984 il vescovo su La Sicilia commenta: “Io non so che cosa lo possa avere spinto, perché effettivamente neanche io vorrei dire a lui che la Chiesa ha sempre cantato i funerali dei suoi denigratori e dei suoi calunniatori. Questo non vale per Sciascia naturalmente, ma vorrei ricordargli quello che ha detto Paolo Vi parlando all’Onu e cioè che la Chiesa è esperta in umanità. Quindi bisogna essere molto cauti nel dare un giudizio su quella che la Chiesa fa. Mi pare – aggiunge Rizzo sulla benedizione della chiesa dentro la Base – che sia doveroso offrire nell’ospitalità, che per noi iblei è fondamentale, a questi fratelli che vengono da lontano la possibilità di potere avere l’aiuto sul piano spirituale che essi richiedono”.

La replica di Sciascia arriva il 14 gennaio: “Lascio ai cattolici di giusta inquietudine – capaci cioè di domandarsi e di domandare – una seria meditazione su questa frase di un loro vescovo. Per conto mio ne preferisco una faceta. Ed è questa: che se io morissi mentre è ancora fresca nella memoria dei lettori di questo giornale la frase del vescovo, i cattolici superstiziosi (e sono tanti) trarrebbero convincimento che Dio, preso atto delle parole del vescovo, abbia adottato il provvedimento che faceva al caso; mentre i laici superstiziosi (che non sono meno numerosi dei superstiziosi cattolici) al vescovo attribuirebbero patente di jettatore. Sicché al vescovo conviene ora pregare che la fine della mia vita vada un po’ oltre, nel tempo, della memoria dei lettori di questo giornale”.
Sciascia fu implacabile col povero vescovo di Ragusa, che mancò di argomentazioni valide a sostenere l’attacco. Intanto avrebbe potuto opporre una domanda legittima alla considerazione che se Reagan avesse deposto le armi i russi sarebbero stati costretti a fare altrettanto: in base a quale criterio il presidente degli Stati Uniti avrebbe dovuto rinunciare al riarmo nel presupposto di un’analoga decisione se non quello ispirato alla fratellanza cristiana e alla fede in Dio? Reagan che non fa la dichiarazione di rinuncia non sarebbe dunque un imbecille ma un non credente, perché se tale fosse dovrebbe fare un gesto di ritiro sulla base di una fede condivisa. Quindi se mai sia gli Usa che l’Unione sovietica avessero concordato la cessazione del programma di riarmo atomico, ciò avrebbero fatto in nome di Dio, proprio perché i russi avrebbero seguito gli americani assecondando un’iniziativa di carattere umanitario.
Ma Rizzo preferì replicare usando gli stessi argomenti di Sciascia minacciando di cantarne la morte e quindi augurandogliela, dandogli così la stura a una risposta bruciante, ma poco fondata: perché la differenza tra i superstiziosi cattolici e laici è incomprensibile e niente affatto spiegata. Non si capisce come si possa essere superstiziosi e cattolici allo stesso tempo dal momento che la superstizione è fondata sulla credenza e la fede sul credo; né è comprensibile come un laico possa essere, anche al minimo, superstizioso, cioè dedito a pratiche magiche e divinatorie. Il buon vescovo di provincia, di fronte a una mente così esercitata alla polemica, si arrese come un agnello e segnò il trionfo di Sciascia che raccolse il plauso delle schiere pacifiste e delle forze anticlericali dando linfa e vigore alle une e alle altre.
Il solo che intervenne nel dibattito fu Salvatore Fiume che trovò molto bella l’idea di costruire una chiesa in un luogo di guerra, ma prese spunto dalla polemica per rammaricarsi di non essere arrivato in tempo a proporre un suo progetto che era piaciuto molto a Paolo VI. Fiume ci vide soprattutto l’affare sfumato, ma in fondo prese posizione in difesa del vescovo. Che in realtà avrebbe potuto semplicemente dire che sarebbe stato pronto ad andare in un campo di battaglia pur di benedire qualunque cosa ricordasse la presenza di Dio tra gli uomini.

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