13.04.2016

Ai piedi dell’altare nella cappella dell’Immacolata Concezione, davanti al monumento funebre che ricorda una spiga di grano – della quale nemmeno serve ricordare il significato: «Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto» (Gv, 12,24) – si sono raccolti in preghiera i 120 preti ambrosiani degli ultimi dieci anni di Messa, in pellegrinaggio a Palermo e nelle terre vicine: un momento breve e semplice, ma intenso e intimo.

Dal 2013 è custodito qui il corpo di padre Pino Puglisi, sacerdote palermitano martire, ucciso dalla mafia, diocesano come i preti ambrosiani, venuti pellegrini per conoscerlo e segnare con la sua testimonianza il proprio ministero. A guidarli l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, il vicario generale e responsabile della formazione del clero monsignor Mario Delpini, con i collaboratori del vicariato e i 7 vicari episcopali di zona.

«Siamo grati a questa chiesa – ha detto il cardinale Scola all’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice – per la sua storia di santità, per il beato don Pino che stiamo imparando a conoscere e che sentiamo vicino al nostro stile pastorale e di vita. Sarà un grande Santo per la Chiesa universale e per i sacerdoti secolari: nell’abbandono dentro al servizio della Chiesa ha saputo affrontare la morte. Da questo gesto e dal rapporto tra le nostre due Chiese, possa scaturire un reciproco cammino comune per le Chiese italiane ed europee. Sull’onda dell’insegnamento di papa Francesco la nostra Chiesa ritrovi il suo vero volto».

Nell’omelia della celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Palermo, monsignor Lorefice ha invitato i sacerdoti milanesi a «mostrare come la vita cristiana rifulga da clamori, interessi personali e pregiudizi. Queste tre caratteristiche del cristiano sono in particolare le tre caratteristiche fondamentali del cristiano prete: tratti che certamente furono del beato don Pino Puglisi». Lorefice ha poi confidato: «Così abbiamo imparato a conoscerlo: discreto, umile, disinteressato, distaccato, umile, capace di pensare in grande, così da non conoscere l’asfissia del cuore e della mente». Infine una provocazione: «Avremo noi il coraggio, le nostre Chiese avranno questo coraggio del Vangelo della mitezza, disinteressati, dell’apertura alla novità di Dio?».

Scola ha ringraziato l’Arcivescovo di Palermo «per i gesti belli di ospitalità che Palermo e la Sicilia ci stanno offrendo. Stiamo scoprendo le grandiose bellezze dell’arte e la straordinaria e creativa storia di mescolamento di popoli, che è alla radice della capacità di accoglienza e ospitalità cristiana di cui la vostra gente è imbevuta. Che sia paradigma per la Chiesa e la società».

Dopo la foto con due classi di terza media dell’Istituto Leone XIII di Milano e la visita alla Cappella Palatina, il gruppo è stato accolto in Seminario per la cena e la serata fraterna con i seminaristi palermitani.