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Nuovo complesso parrocchiale e chiesa San Vincenzo Dè Paoli nel Quartiere Semini a Caltagirone (CT), Caltagirone, 2009 – Antonio Virginia | archilovers.com

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Nuovo complesso parrocchiale e chiesa San Vincenzo Dè Paoli nel Quartiere Semini a Caltagirone (CT)

Caltagirone / Italia / 2009

Love 1.557 Visite PUBBLICATO 15/02/2010
Autori del progetto
  • Antonio Virginia

    Antonio Virginia

    Principal Architect

L’ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Caltagirone nel Dicembre 2001 ha indetto un concorso di idee ad invito per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale “S.Vincenzo de’ Paoli” nel quartiere dei Semini a Caltagirone. Quartiere che conta circa 3.000 abitanti. Nel 2005, dopo una lunga valutazione sulla fattibilità, siamo stati invitati a presentare il progetto. Il progetto, come richiestoci, ha previsto un costo complessivo di €. 1.394.000,00.
L’ambito urbano sul quale insiste il nuovo complesso parrocchiale è situato nella parte di sud-est dell’abitato di Caltagirone.
E’ un ambito urbano caratterizzato da un diffuso degrado fisico e sociale e da una scarsa coesione urbana, e da fattori di marginalità. L’area d’intervento è ai margini del quartiere, lungo la Via Cappuccini Vecchi, là dove finisce l’urbanizzazione e inizia la campagna. L’area fa parte di un sistema morfologico naturale, fatto di poggi, crinali e valloni, caratteristico del territorio di Caltagirone. La superficie interessata dalla costruzione della nuova chiesa, di circa 5.700 metri quadrati, ha una giacitura quasi piana, con una leggera pendenza verso est. Planimetricamente l’area ha una forma regolare, di rettangolo allungato lungo l’asse est-ovest, ortogonale alla Via Cappuccini Vecchi su cui si affaccia con uno dei due lati corti e dalla quale si accederà.
Il linguaggio utilizzato tende alla semplicità, nell’uso degli elementi formali e cromatici. La chiesa è un corpo edilizio puro, bianco, posizionato lungo un asse longitudinale ( asse borrominiano ) est/ovest, cinto da una forte zoccolatura. Un volume che vuole esprimere solidità e rigore. L’interno è stato risolto da graduali passaggi di luce che hanno il compito, durante l’arco della giornata, di esaltare ogni relazione spaziale tra le diverse parti e di riempire di virtualità poetica ogni angolo della chiesa. Alla base dell’idea progettuale c’è la volontà intellettuale di intendere il luogo sacro come un luogo che si apre alla possibilità di rimuovere l’odierno isolamento dell’individuo, proponendogli l’occasione di riaggregarsi in assemblea, di ricostituirsi in società cosciente. Un luogo di culto, quindi, pensato non solo come spazio per le celebrazioni liturgiche, ma anche come spazio corale aperto all’apostolato sociale. La conoscenza del luogo fisico e sociale del quartiere, assieme ad alcuni spunti raccolti fra realtà e memoria, ha indirizzato il nostro intervento verso forme architettoniche semplici, privi di qualsiasi enfasi, inseriti in un sistema di spazi aperti generati da una matrice geometrica quadrata (una maglia di mt.3×3) che ha il compito di contrapporre al caos urbano circostante l’idea dell’ordine. E’ una piccola chiesa, ma è stata pensata per essere una chiesa piccola. In relazione alla giacitura dell’area, quasi pianeggiante ed a forma allungata, nonché alla sua esposizione solare, la chiesa è stata posizionata lungo l’asse più lungo, quello longitudinale est/ovest; mentre la sagrestia e i locali pastorali sono disposti sul retro, verso sud, a formare una corte. Ognuna di queste funzioni si può individuare all’esterno nell’organizzazione dei corpi di fabbrica, tra loro interagenti in una geometria che mantiene costante la componente ortogonale sia nell’impianto planimetrico sia nei prospetti. L’uso dell’intonaco bianco sulle superfici esterne assieme ad un’alta zoccolatura più scura, completa un dialogo con le componenti naturali del paesaggio circostante, che costituisce, per noi, il motivo poetico di quest’architettura. Si viene così a creare un organismo edilizio unitario e funzionale alle esigenze religiose, che ha dato vita ad articolati spazi all’aperto: un giardino-chiostro, posto dietro la chiesa e coltivato con essenze autoctone, determinerà, con la sua scala a misura d’uomo, un naturale luogo dell’accoglienza e dello stare assieme; un allargamento del sagrato sul fianco sud della chiesa, dove è collocata una fontana. Ad altri pochi elementi compostivi è affidata l’architettura della chiesa: l’altezza dell’edificio; l’alto campanile sul sagrato, staccato dal volume della chiesa ma pensato come elemento facente parte di un disegno unitario ed anche come elemento di riferimento per la comunità; un esonartece, rivestito in COR-TEN, con ingresso principale laterale, sormontato da una grande croce anch’essa di ferro visibile dal sagrato; un lungo “taglio” di luce orizzontale che scende dall’alto (da sud ad ovest), a filo dell’intradosso del solaio, tale da distribuire una luce diffusa, analitica, misurata; un volume puro posto a filo della facciata principale che ingloba al suo interno l’area battesimale. La chiesa si annuncia ai fedeli partendo dal sagrato. Uno spazio misurato e pensato per accogliere e ospitare incontri della comunità e ricorrenze festive, arricchito simbolicamente dalla presenza, a sud, di tre alberi d’ulivo (due esistenti e uno nuovo che dovrà segnare idealmente la fondazione della nuova chiesa). Lo schema compositivo della facciata, che privilegia il pieno, è costituito da due volumi posti su piani diversi così da dare un senso di solidità e rigore plastico: un ampio vestibolo, “l’esonartece”, con ingresso principale laterale, e il battistero posto a filo della parete. Lo spazio dell’aula ha una pianta rettangolare ed è disposto secondo il tradizionale orientamento est/ovest. Ai due estremi dell’ingresso, a segnare la soglia dell’esperienza religiosa, si trovano a sinistra il luogo della penitenza, e a destra il battistero; al centro invece è presente l’acquasantiera. Appena entrati, una sequenza di valori planimetrici e spaziali conducono (orientano) il fedele a guardare verso il presbiterio la cui posizione, a sinistra dell’abside, si presenta asimmetrica e facilmente individuabile. Questa organizzazione spaziale fa sì che l’altare diventi il centro focale dell’intera area liturgica ed immagine iconologica forte dell’assemblea e ciò assieme all’ambone, alla sede presidenziale e alla presenza della croce. Inoltre, un sistema di piani verticali sfalsati, delle due pareti poste ad est e a sud (quest’ultima ispessita e piegata verso l’altare), tende a conferire ulteriori valori spaziali all’insieme, esaltati dagli effetti chiaroscurali della luce frutto del colore bianco dell’interno. Tale gioco di piani sfalsati, con l’uso d’idonei materiali, conferisce all’aula buone condizioni acustiche. Nell’abside, in alto, su un piano arretrato e illuminato di fianco, è stato previsto un pannello maiolicato a terzo fuoco in cui sarà applicata una scultura ad alto rilievo raffigurante la Madonna col Bambino, di legno, vetro e gres a richiamo delle Madonne Bizantine. L’icona di San Vincenzo dé Paoli sarà collocata in una nicchia ricavata nella parete di fondo oltre l’altare verso la sagrestia; anch’essa sarà trattata con rivestimento maiolicato a terzo fuoco. La cappella feriale, posta a sinistra, subito dopo l’area della penitenza, è illuminata da un alto taglio verticale, in prossimità della parete a nord dell’aula e da un’ulteriore finestra posta in alto e sulla destra dell’altare, ed ospiterà la custodia del Santissimo Sacramento. Nell’aula, a lato del presbiterio, sfruttando la maggiore profondità della parete a sud, sopra la postazione del coro, è stato ricavato un mezzanino dove è possibile collocare le canne dell’organo. Lo “squarcio” dello spigolo del tetto in alto, a destra dell’altare, è fatto per far filtrare all’interno una luce che scendendo morbidamente può creare emozionanti effetti tonali. Il Campanile è stato ideato per essere un elemento di normalità, di riferimento spaziale e simbolo della comunità religiosa nel panorama più ampio della città. In tal senso è stato pensato come un parallelepipedo slanciato, quasi a voler materializzare il legame tra immanenza e il piano della condizione umana, ancora un elemento semplice, cavo, attraverso cui poter traguardare il cielo, il divino, incrociando lo sguardo con le travi in acciaio poste in alto a formare delle croci. Il pavimento interno dell’aula liturgica è pavimento veneziano con scaglie di botticino a restituire una grana di colore chiaro e di tonalità calda, a gran campitura, intessuto con inserti di botticino, con un disegno che vuole favorire i percorsi più importanti delle processioni. L’intera area presbiteriale è invece interamente rivestita in botticino. Tutte le superfici interne sono di colore bianco. Sempre di botticino è il rivestimento della fascia di mt 3.00 delle pareti a sud e ad ovest dell’aula, mentre per la parete a nord il rivestimento risulta alto mt. 1,00. Il programma iconografico è stato ideato insieme all’artista, lo Scultore Salvatore Cipolla, secondo le esigenze liturgiche con funzione quasi “mistagogica”. I principali temi trattati hanno riguardato: la croce, l’immagine della Madonna col Bambino, l’immagine di S.Vincenzo dé Paoli e la via crucis. Particolare attenzione è stata data alla ricerca dei temi per la simbologia dell’altare, dell’ambone, della sede presidenziale, del Battistero e della custodia del S.Sacramento. I materiali saranno il gres, il vetro, il legno, il marmo, anche combinati tra loro. La Chiesa, la sagrestia, i locali di ministero pastorale e la casa canonica sono comunicanti e funzionalmente collegati tra loro con percorsi coperti, ferma rimanendo la possibilità di un loro uso autonomo, con la necessaria riservatezza che alcuni di questi spazi richiede. La chiesa e la sacrestia si trovano alla quota di accesso al sagrato mentre il corpo edilizio dei locali del ministero pastorale (aule e salone parrocchiale), è stato posizionato ad una quota più bassa, di circa due metri. Nonostante ciò, si è prestata particolare attenzione all’accessibilità e alla fruibilità dei suddetti corpi edilizi, in funzione dell’eliminazione di possibili barriere architettoniche. La casa canonica è posta al primo piano, centralmente rispetto all’intero complesso parrocchiale, e da questa si possono raggiungere facilmente e celermente sia la sacrestia, sia la Chiesa, sia tutti gli altri locali e servizi parrocchiali, sia le aree libere esterne. Particolare attenzione è stata posta alla scelta del sistema d’illuminazione interna e alle lampade, per far risaltare l’importanza del luogo sacro e delle sue celebrazioni, e per favorire effetti di luce emozionale. Il disegno delle aree libere e la scelta delle essenze vegetali sono stati pensati per fare di questi spazi luoghi di meditazione, di dialogo tra il terreno e il divino (popolo e concretizzazione del sacro).
La superficie dell’aula liturgica è di 376,37 mq, la superficie dell’intero complesso parrocchiale è di 1185,16 mq. Il volume totale costruito è di 8525,99 mc.

Dettagli del Progetto
  • Anno 2009
  • Anno inizio lavori 2007
  • Anno fine lavori 2009
  • Committente Diocesi di Caltagirone
  • Status Opere realizzate
  • Tipologia Chiese

Sorgente: Nuovo complesso parrocchiale e chiesa San Vincenzo Dè Paoli nel Quartiere Semini a Caltagirone (CT), Caltagirone, 2009 – Antonio Virginia

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