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Un inedito pamphlet contro il Vescovo Licata | Sito dell’Associazione Erchemperto di Teano

Frammenti d’archivio:

Un inedito pamphlet contro il Vescovo Licata

Dopo le aspre polemiche originate dall’unione dei Seminari di Calvi e di Teano nell’unico Seminario Interdiocesano, ci fu chi giunse a vedere nella tragica morte del Vescovo Licata una giusta punizione. Círcolò all’epoca nella diocesi di Calvi un sorprendente componimento dattiloscritto. Il Prof. Martone, venuto in possesso di una copia di quel pamphlet, ce lo presenta in questo articolo non senza evidenziare che Calogero Licata fu un vescovo dall’agire deciso, di forte personalità, ma fu molto stimato e rimpianto in diocesi e fuori.

 

A fine anno siamo sommersi da una valanga di calendari di ogni tipo: quello del calendario è diventato ormai un fenomeno editoriale di vasta portata e ce n’è per tutti i gusti, parecchi assai discutibili; bisogna comunque riconoscere che ce ne sono anche di intelligenti, che contribuiscono egregiamente alla conoscenza storica e alla diffusione della cultura in generale.
Tra questi si segnala quello edito da “il Sidicino” per il 2007: un “pretesto” naturalmente, per far conoscere agli odierni Sidicini episodi e figure della loro storia, anche se necessariamente per sommi capi.
Scorrendo le immagini mese per mese, sono rimasto colpito dalla foto del 25 agosto 1924, che riprende il corteo funebre del vescovo Licata, foto che ha richiamato alla mia memoria un inedito pamphlet che subito sono andato a ricercare tra le carte vecchie del mio archivio.
La ricerca non è stata lunga ed ecco venir fuori “Il Dispaccio in ordine alla morte disgraziata del Vescovo Calogero LICATA”: si tratta di un poemetto in 244 endecasillabi, suddiviso in quattro parti: la prima, di introduzione, si può considerare come il “proemio” (sono i primi 22 versi disposti a rima baciata; i vss 9-10 sono tronchi); la seconda e intitolata “Il rapporto”, costituito da 19 sestine con rima ABABCC; la terza, di 11 sestine, è la “Risposta del padre Eterno”; l’ultima s’intitola “Risposta di Pluto” (7 sestine).
Il dattiloscritto in mio possesso è una copia consegnatami diversi anni fa da un amico: Tonino De Rosa di Camigliano che si dilettava, anche lui come me, di storia locale.
Il poemetto fu composto quasi certamente appena dopo la disgrazia, quindi nello stesso anno 1924 e reca la firma ‘“R. Martone”, in cui quella “R” pare sia l’iniziale di Rodosindo che, riferiscono le persone anziane addette ai lavori, era un discreto letterato e il testo lo conferma per la tecnica precisa della strofa, del verso e della rima.
Ciò che colpisce, leggendo questo poemetto, è il giudizio estremamente e nettamente negativo espresso dall’Autore sul Vescovo da poco defunto… e dire che i Latini suggerivano: “parce sepulto”! E invece don Rodosindo gode della disgrazia e s’intuisce che questa per lui è proprio quel che don Calogero si è meritato per quanto ha fatto a danno dei Caleni.
Le espressioni usate dal Nostro nei riguardi di Monsignore sono assai forti: …

[…]
Ma perché tanta acredine nei riguardi di un Vescovo, per di più da poco defunto e in modo disgraziato?
La ragione sta nel fatto che il Licata, “convinto che l’esistenza di due seminari, uno a Calvi e l’altro a Teano, era un danno economico ed educativo, sacrificò …

[…]
Infatti, a tal proposito, il Vescovo Licata aveva scritto una interessante “Lettera pastorale” contro gli abusi introdotti nella celebrazione delle feste religiose che “ebbe una vasta eco in tutta Italia e quasi tutti i Vescovi del Mezzogiomo adottarono i suoi provvedimenti. Espulsi dalle chiese i cosi detti apparatori, veri vandali nella casa di Dio, molte chiese furono restaurate ed ornate” (Op. cit., p. 241).
È interessante poi ricordare che Mons. Licata stava preparando un’altra lettera pastorale sull’insegnamento catechistico “che dava norme precise e condannava il pessimo sistema di insegnare le formule a memoria senza una conveniente spiegazione”.
Mons. Calogero Licata ebbe certamente un “temperamento esuberante, energico” e “con energia stroncò alcuni scandali che da troppo tempo erano stati tollerati” (Op. cit., p. 240). Si spiega così il livore manifestato dal letterato pignatarese nel suo Dispaccio, fatto circolare tra gli amici della diocesi calena e giunto. alcuni anni addietro, anche nelle nostre mani.

Antonio Martone
(da Il Sidicino – Anno IV 2007 – n. 2 Febbraio)

Sorgente: Sito dell’Associazione Erchemperto di Teano

 

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