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Testimonianza / Don Giovanni Vecchio ricorda mons. Ignazio Cannavò: “Ringrazio il Signore per avermi dato questo grande e paterno amico” | La Voce dell’Jonio

Belo Horizonte, 20 ottobre 2015

Mons. Cannavò alla festa per il 25° di sacerdozio di don Giovanni Vecchio
Mons. Cannavò alla festa per il 25° di sacerdozio di don Giovanni Vecchio

Per cominciare questa testimonianza sulla figura di Mons. Ignazio Cannavó, devo riandare agli anni ’60. Padre Giovanni Cosentino, giovane sacerdote, ispirandosi all’esempio di don Luigi Giussani di Milano e in collegamento con il gruppo di Catania guidato da don Ciccio Ventorino, diede inizio all’esperienza di Gioventú Studentesca in Acireale, nel mese di novembre 1963. Ben presto molti studenti dei diversi istituti aderimmo alla proposta e si formó una comunitá che camminava con entusiasmo, pur con tutti i difetti e i limiti dell’etá giovanile e di un metodo nuovo per l’epoca e l’ambiente. L’esperienza non fu ben vista da gran parte del clero e cosí P. Cosentino, se si eccettua qualche aiuto limitato di tre altri giovani preti, si trovava isolato in quella missione. Ebbene, l’unico sacerdote, tra quelli piú anziani e di ruolo piú importante, che ci aiutó con convinzione fu P. Cannavó, il quale negli anni 1964-65, finché gli fu permesso dalle responsabilitá istituzionali, partecipó a molti nostri incontri, perfino guidandoli. Quando il Vescovo Mons. Bacile, avendo assunto la guida della Diocesi, decise di nominare il nuovo vicario generale, fummo particolarmente contenti per la scelta di P. Cannavó, che non era tra i candidati quotati o previsti.

Nel 1966 maturai la mia decisione per la vocazione sacerdotale. Con l’approvazione di Mons. Bacile mi affidai a Mons. Cannavó che, insieme a Mons. Michele Cosentino, si prese cura di me. Mi inviarono per la formazione al Collegio Capranica e per lo studio alla Pontificia Universitá Gregoriana. Quegli anni furono di un rapporto ricco e intenso, che andava crescendo a tappe; infatti ogni volta che venivo in diocesi (Natale, Pasqua e vacanze estive) l’incontro con Mons. Cannavó era segnato dalla benevolenza e amicizia con cui chiedeva di essere aggiornato sugli studi e sul cammino di preparazione al sacerdozio. Durante le vacanze mi chiedeva spesso di svolgere qualche lavoretto per lui, affidando a me – semplice seminarista – anche alcuni compiti molto seri, come per esempio dattilografare per lui certi documenti o processi delicati e segreti. Oppure mi chiedeva di guidare la sua automobile per portarlo in una o altra parrocchia della diocesi.

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