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Gorino, il parroco: “Chi sono io per giudicare? Nessuno ha avvisato per tempo. Qui mancano i servizi” | Il Fatto Quotidiano

mercoledì 26 OTTOBRE 2016 – Udienza Generale

Papa: “Accogliere i rifugiati profuma l’anima”

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Papa: “Accogliere i rifugiati profuma l’anima”

Francesco durante l’Udienza Generale: “Le migrazioni ci sono sempre state, dire che sono un fenomeno di questi anni è mancanza di memoria storica”

26 OTTOBRE 2016

Sorgente: Papa: “Accogliere i rifugiati profuma l’anima” – ZENIT 


Gorino, il parroco: “Chi sono io per giudicare? Nessuno ha avvisato per tempo. Qui mancano i servizi”

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Don Paolo Paccagnella da oltre 25 alla guida della parrocchia locale intervistato da ilfattoquotidiano.it dopo le polemiche per le profughe respinte dagli abitanti del posto, chiede che si provino a capire le ragioni di chi abita in questo lembo di terra: “Io le barricate non le comprendo, ma alle barricate non si sarebbe dovuto neppure arrivare”

“Chi sono io per giudicare? Io le barricate non le comprendo, ma alle barricate non si sarebbe dovuto neppure arrivare. Se io vengo a casa sua e le porto dieci persone, la avviso un po’ prima così che lei possa prepararsi, no?”. Don Paolo Paccagnella è da oltre 25 anni parroco di Gorino, il paese in provincia di Ferrara finito nel vortice delle cronache dopo le proteste contro l’arrivo di un gruppo di donne migranti e di alcuni bambini. Quando ormai è sera non ha molta voglia di parlare. Spiega di avere saputo solo alle 10 di mattina dei fatti della notte, avvenuti a poche centinaia di metri dalla sua parrocchia: “E’ stata una brutta giornata, i giornali ci hanno dipinti come mostri, come razzisti. Guardi quante lettere ho ricevuto piene di insulti. Ma le sembra giusto?” Nelle stesse ore l’arcivescovo di Ferrara Luigi Negri ha detto di sentirsi vicino “a coloro, donne e bambini in particolare, che hanno vissuto sul nostro territorio una notte così difficile e ostile, che ripugna alla coscienza cristiana”.

Ma Don Paccagnella chiede che si provino a capire anche le ragioni di chi abita in questo lembo di terra, tra il delta del Po e l’Adriatico: “Volevano mandare qui delle persone senza che neppure la popolazione sapesse niente. Volevano mandarla qui da un momento all’altro: ma che servizi ci sono qui a Gorino? Non ci sono le scuole, i bimbi devono andare a Goro. C’è un medico a ore solo alcuni giorni, una farmacia, due negozietti e nient’altro. Queste persone che volevano portare hanno bisogno di essere curate: e non solo con il mangiare. Bisogna creare un sistema di accoglienza, sennò che cosa fanno qui? Quando si farà questo, allora l’accoglienza ci sarà di sicuro. Anzi sono io il primo a dare questo consiglio ai miei concittadini: essere accoglienti”.

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Sorgente: Gorino, il parroco: “Chi sono io per giudicare? Nessuno ha avvisato per tempo. Qui mancano i servizi” – Il Fatto Quotidiano


Profughi a Gorino, Negri: “Ripugna la coscienza”

Il vescovo incontrerà le 12 donne respinte. “Ci siamo offerti per soluzioni di emergenza, qui sta la fraternità”

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Sorgente: Profughi a Gorino, Negri: “Ripugna la coscienza” | estense.com Ferrara


Cartello choc nella chiesa di Gorino: “Musulmani tornatevene nel vostro califfato”
Sulla chiesa del paese che ha respinto 12 migranti, tra cui donne e bambini, campeggia un cartello contro i musulmani: “Perché non ve ne tornate nel vostro Califfato?”
ULTIME NOTIZIE 26 OTTOBRE 2016 17:35 di Sacha Biazzo

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“Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perché non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq con il santo Califfo El Bagdadi, il quale vive di armi e uccide a tutto spiano coloro che non sono sunniti?”.

Questo è il cartello esposto sia dentro che fuori la chiesa di Gorino, il paesino di 400 anime della bassa ferrarese, da due giorni finito al centro dell’attenzione per aver respinto 12 migranti, tra cui donne e bambini, inscenando una protesta in strada con delle barricate che ha costretto l’autobus con dentro i profughi a cambiare destinazione.
Il parroco Don Paolo Paccagnella, da oltre 25 anni affidato alla guida della parrocchia, aveva già suscitato diverse polemiche dopo aver detto in un’intervista a ilfattoquotidiano.it: “Chi sono io per giudicare?”, riferendosi a quando stava accadendo nel suo paese.

Sopra la scritta contro i musulmani, che è destinata a far discutere, campeggia un simbolo arabo, che un altro cartello subito spiega: “Questa rappresenta la “N” araba e significa “Nazzareno”, termine con cui il Corano indica i seguaci di Gesù di Nazareth. Questo segno è stato posto sulle case dei cristiani del califfato di Iraq, i quali sono stati costretti ad andarsene di casa, sono uccisi, costretti a cambiar fede, le donne rese schiave vendute e stuprate e violentate da quelli assassini. Noi siamo “orgogliosamente” dei “Nassarah”.

E poi quella scritta “perché non ve ne andate nel vostro califfato”, esposta in chiesa, il luogo dell’accoglienza a rendere il tutto ancora più deprimente.

http://youmedia.fanpage.it/gallery/aa/5810c3c1e4b07b5dd041db12?photo=5810c410e4b07b5dd04263ee&noshow=true

Gorino, in chiesa cartello contro i musulmani: “Andate nel vostro califfato”

Sorgente: Cartello choc nella chiesa di Gorino Musulmani tornatevene nel vostro califfato


L’OSSERVATORE ROMANO 27 OTTOBRE 2016, p. 6:

A colloquio con il parroco di Goro don Francesco Garbellini

Un colloquio più comodo? E il parroco di Gorino, Don paolo Paccagnella? Ha rifiutato o poco ‘allineato’ e ingombrante? Non sarebbe stato più doveroso S. E. R. Mons. LUIGI NEGRI? …]

Paure immotivate

di FABRIZIO CONTESSA

«Non è quello delle barricate il paese che conosco. Che ho conosciuto in tutti questi anni». Don Francesco Garbellini, dal 2008 parroco di Goro e di altri due piccoli centri del ferrarese, Bosco Mesola e Monticelli, da due giorni è testimone di una situazione che definisce davvero inedita per un territorio, quello del delta del Po, che in passato per decenni è stato terra di povertà severa e immigrazione e ora si trova a essere sotto i riflettori per un episodio che, come ha rimarcato l’arcidiocesi di Ferrara Comacchio, «ripugna alla coscienza cristiana». Barricate, blocchi stradali, proteste rumorose e scomposte contro l’arrivo e la sistemazione in un ostello di appena dodici donne profughe con i loro otto bambini. Fortunatamente il presidio è stato in seguito rimosso e, ha assicurato il sindaco, «gli abitanti hanno dato la loro disponibilità ad accogliere in futuro». Del resto, Goro «non è mai stato un paese egoista». Qui negli ultimi anni, racconta il sacerdote al nostro giornale, «tante coppie hanno adottato bambini orfani dall’Africa e dall’Asia, sempre nel massimo rispetto della loro dignità e delle culture d’origine. E nessuno ha avuto niente da ridire. Tutti sono stati accolti». Come si spiega allora questa improvvisa reazione? Don Francesco, che non esclude lo zampino di qualche fomentatore “di professione” arrivato giustapposta da fuori regione, parla di un «deficit di informazione». E, soprattutto, di «educazione». Con ogni probabilità, afferma, «la situazione poteva anche essere preparata meglio. La gente poteva essere informata, preparata. E forse si sarebbe sgomberato il campo da una paura immotivata». Perché spesso, afferma, «si guarda più ai mali e non al bene. C’è una difficoltà di educazione, di motivazione». In questo senso, chiarisce, «qualcuno ha detto che domenica sgriderò i fedeli dall’altare. Certo li richiamerò ai principi del Vangelo, al dovere cristiano dell’accoglienza. Ma a me interessa soprattutto il dialogo con le persone. Il dialogo personale. Occorre parlare, aiutare le persone a riflettere, a capire. Certo, non è detto che poi le questioni si risolvono ma bisogna comunque avere fiducia. Anche in questo per noi l’esempio di Papa Francesco è un sicuro punto di riferimento». Della necessità di rifuggire dalla logica del «muro contro muro» ha parlato anche il vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), Nunzio Galantino, che ha ricordato come «accogliere e integrare» sia il binomio più adeguato per affrontare le questioni legate all’immigrazione. Per il presule «l’accoglienza e l’integrazione non si inventano se non c’è una cultura, una disponibilità di fondo a lavorare sulla formazione e l’informazione». Non si tratta, allora, di «assecondare barricate», ma piuttosto di «evitare ulteriori motivi di scontro» perché, per il segretario generale della Cei, «c’è un’ignoranza colpevole sull’immigrazione, una non disponibilità a capire fino in fondo le motivazioni che spingono queste persone a lasciare le loro nazioni, che noi occidentali abbiamo depredato: l’accoglienza ha il sapore della restituzione. Penso alla Siria, all’Iraq e alla Libia, nazioni che sono in guerra. Chi è andato a fare la guerra?». Soprattutto, aggiunge, per quanto riguarda l’impatto numerico dell’immigrazione in Italia e in Europa, «c’è una differenza tra il percepito e la realtà». In questo senso, proprio ieri il direttore della Caritas di Palermo, don Sergio Mattaliano, è tornato a denunciare «uno degli aspetti più inquietanti» e certo meno conosciuti del fenomeno migratorio: la scomparsa di tanti minori. Nella sola Sicilia nel 2016 sono arrivati 6000 minori soli. «Ci sono tanti ragazzi che scompaiono — afferma — e chi può seguirne la sorte di fronte a un sistema legale che non li accompagna?».


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Parrocchia Beata Vergine della Mercede

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