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Affermazioni offensive (L’OSSERVATORE ROMANO, domenica 06 novembre 2016, p. 8) | VdS

RADIO MARIA. SOSPESA LA TRASMISSIONE DI PADRE GIOVANNI CAVALCOLI. «NON POSSIAMO NON CHIEDERE PERDONO

«Chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria offende lo stesso nome della Madonna che dai credenti è vista come la Madre misericordiosa che si china sui figli piangenti e terge le loro lacrime soprattutto in momenti terribili come quelli del terremoto». Non ha usato giri di parole l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, per rispondere alle considerazioni di un conduttore dell’emittente radiofonica, il domenicano Giovanni Cavalcoli, che il 30 ottobre aveva parlato del devastante sisma in Italia centrale come di un «castigo divino» per «azioni commesse oggi nella nostra società» tra cui le unioni civili.

«Sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede» ha affermato nel pomeriggio del 4 novembre il sostituto, interpellato dall’agenzia Ansa. Per l’arcivescovo Becciu sono parole «datate al periodo precristiano che non rispondono alla teologia della Chiesa perché contrarie alla visione di Dio offertaci da Cristo». Gesù infatti «ci ha rivelato il volto di Dio amore, non di un Dio capriccioso e vendicativo» che appartiene invece a «una visione pagana, non cristiana».

E rivolgendosi direttamente alle persone che stanno vivendo sulla loro pelle le conseguenze del sisma, il sostituto ha chiesto «perdono», ribadendo loro la «solidarietà» del Papa: «Non possiamo non chiedere perdono — ha affermato — ai nostri fratelli colpiti dalla tragedia del terremoto per essere stati additati come vittime dell’ira di Dio; sappiano invece che hanno la simpatia, la solidarietà e il sostegno del Papa, della Chiesa, di chi ha un briciolo di cuore». Del resto questi sentimenti il Pontefice li ha testimoniati personalmente con la visita ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto il 4 ottobre, festa di san Francesco patrono d’Italia.

Ai responsabili di Radio Maria il sostituto della Segreteria di Stato ha chiesto espressamente di «correggere i toni del suo linguaggio e conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato con passione da Papa Francesco, specie nell’anno giubilare». Richiesta subito accolta dall’emittente, che ha fatto sapere di ritenere «inaccettabile la posizione» di Cavalcoli «riguardante il terremoto», sospendendolo «con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile».

Quelle espressioni, come confermano a Radio Maria, non sono «in linea con l’annuncio della misericordia che è l’essenza del cristianesimo e dell’azione pastorale di Papa Francesco». La direzione «si scusa se tali espressioni possono aver offeso la sensibilità dei fratelli terremotati ed esprime loro piena solidarietà e vicinanza nella preghiera». Continuando ad assicurare, «come già in passato, i collegamenti di preghiera con le zone terremotate per far sentire loro la vicinanza di tutta la Chiesa».

Una vicinanza che fa parte della missione stessa della Chiesa: a confermarlo era stato il 4 novembre il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, a margine di un convegno svoltosi a Bologna. Si tratta di mettere in atto, come ha spiegato il cardinale, «quello che il Papa dice sempre: la Chiesa della prossimità, la Chiesa che si fa vicina all’uomo che soffre. In questo momento, questi nostri fratelli e queste nostre sorelle stanno soffrendo molto. È una situazione davvero drammatica: la Chiesa è lì che condivide prima di tutto e poi, naturalmente, aiuta, con le sue opere, le sue iniziative, e dà una parola di speranza. In questo momento c’è anche bisogno di avere un po’ di speranza, di guardare al futuro».

«Ho sentito dire che c’è la volontà di ricostruire tutte le chiese — ha concluso il segretario di Stato — e credo che questo significhi anche una dimensione simbolica, perché ricostruire la chiesa vuol dire anche ricostruire la comunità, ricostruire un tessuto che è andato perduto con il terremoto e che ha bisogno di essere ricomposto per dare vita e dare speranza a queste popolazioni».

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Sorgente: Affermazioni offensive (L’OSSERVATORE ROMANO, domenica 06 novembre 2016, p. 8) – VdS

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