Magistero

Chiesa e mafia – Le due lettere di Ernesto Ruffini | padrepinopuglisi.it

LA CHIESA DI FRONTE ALLA MAFIA
Chiesa, società e poteri in Sicilia
La comunità ecclesiale e la mafia: dalla sottovalutazione alla condanna

2) Le due lettere di Ernesto Ruffini

La mattina del 30 giugno 1963 una telefonata avvertiva la questura di Palermo di una Giulietta sospetta, abbandonata in un terreno di Ciaculli con una gomma a terra e gli sportelli aperti. Quando, incautamente, fu aperto il bagagliaio, un’esplosione uccise quattro carabinieri, un poliziotto e due militari del Genio dell’esercito. Per tutta l’Italia fu la presa di coscienza dell’esistenza e della pericolosità dell’organizzazione criminale segreta denominata mafia. In Vaticano da nove giorni era stato eletto Papa Paolo VI. Il 5 agosto di quell’anno Angelo Dell’Acqua, sostituto della segreteria di Stato, inviò una lettera al cardinale Ernesto Ruffini, in cui – citando un manifesto affisso a Palermo dalla comunità valdese – invitava l’arcivescovo a valutare se non fosse “il caso, anche da parte ecclesiastica, di promuovere un’azione positiva e sistematica con i mezzi che le sono propri – d’istruzione, di persuasione, di deplorazione, di riforma morale – per dissociare la mentalità della cosiddetta “mafia” da quella religiosa e per confortare questa a una più coerente osservanza dei principi cristiani, col triplice scopo di elevare il sentimento civile della popolazione siciliana, di pacificare gli animi e di prevenire nuovi attentati alla vita umana”  (3).

La risposta di Ruffini, che era a Palermo dal 1946, a questa lettera del Vaticano fu a dir poco piccata. L’iniziativa dei valdesi veniva bollata come “un ridicolo tentativo di speculazione protestante”. E l’arcivescovo si diceva “sorpreso alquanto che si possa supporre che la mentalità della cosiddetta mafia sia associata a quella religiosa. E’ una supposizione calunniosa messa in giro dai socialcomunisti, i quali accusano la Democrazia cristiana di essere appoggiata  dalla mafia, mentre difendono i propri interessi economici in concorrenza proprio con organizzatori mafiosi o ritenuti tali”. Un biografo che recentemente si è occupato di Ruffini, Angelo Romano, coglie in questo incipit la sorpresa del cardinale che “percepisce, dietro l’iniziativa di Dell’Acqua, una preoccupazione di Montini”, come se “il pontificato di Paolo VI iniziasse con un segnale chiaro che l’arcivescovo non aveva più la fiducia totale sulle questioni sociali siciliane come in passato. Non si chiedeva infatti alcun ragguaglio sul problema: solo si indicava una linea da applicare” (4). Nel recente passato – rispetto alla strage – lo stesso Montini  aveva chiesto spiegazioni a Ruffini per iscritto sul caso dei frati di Mazzarino, finiti sotto processo e difesi a spada tratta dal cardinale.

Nel prosieguo della sua risposta Ruffini aggiungeva: “Un alto funzionario di polizia …

[…]

Sorgente: Chiesa e mafia – Le due lettere di Ernesto Ruffini

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