Cronaca Varia

Calcio a Pasqua, coro di no | Il Giornale d’Italia

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16/03/2017 13:13 Igor Traboni   

-pallone_bucatoI vescovi respingono l’ipotesi di giocare proprio in quel giorno di festa. Duro anche il commento di Italo Cucci: ‘Scelta sciocca’

La Conferenza episcopale italiana boccia senza appello l’eventualità di far giocare Roma-Atalanta nella domenica di Pasqua, eventualità prevista qualora stasera i giallorossi dovessero superare il turno contro il Lione.

Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della commissione per la cultura e lo sport della Conferenza Episcopale italiana, ha dichiarato all’AdnKronos: “Non vogliamo esprimere nessuna protesta né fare battaglie ideologiche, ma si tratta davvero di una decisione che ci rincrescerebbe. Lo dico da persona che ama il calcio. Simpatizzo per le squadre siciliane del Palermo e del Catania, ma quando vivevo nella Capitale andavo spesso a seguire le partite della Roma all’Olimpico. Tra l’altro, sarebbe tecnicamente possibile giocare il lunedì di Pasquetta e allora perché forzare i tempi e giocare proprio nella domenica di Pasqua?”.
“Si rinviano tante partite che poi vengono recuperate a causa di maltempo o di eventi particolari – ha proseguito monsignor Raspanti -. Perché allora non farlo anche in questa occasione, anziché creare un precedente?”. Per l’esponente della Conferenza Episcopale italiana, “la verità è che non c’è più rispetto dei tempi. Nella nostra vita abbiamo in realtà pochissimi margini di scelta, uno di questi è come impostare il tempo e invece si va avanti come un caterpillar piallando il senso del tempo. Non c’è più nulla che abbia importanza, tutto può essere schiacciato per gli interessi televisivi o pubblicitari e dunque anche la Pasqua cristiana e il rispetto delle tradizioni religiose. Si è persa ogni sensibilità e la scusa della laicità è soltanto una foglia di fico”.
E su Avvenire di oggi, l’ipotesi di una partita a Pasqua è stata così commentata da Italo Cucci, tra i più attenti giornalisti sportivi italiani: “Senza salire sul pulpito, né minacciando il fuoco eterno, si può affermare con serena fermezza che si tratta di una scelta sciocca in assoluto”. Una scelta che Cucci ritiene “offensiva” per i cattolici che intendono ancora osservare “il Precetto pasquale ch’è entrato nelle nostre menti fin da bambini quando abbiamo sentito dire dal prete o dai genitori ‘almeno a Pasqua’”. E allora, si chiede, “possiamo dire ai calciatori ‘riposate almeno a Pasqua’?”. Diversamente sarebbe “un peccato”, anche perché, sottolinea Cucci, “il calcio non è solo un gioco come tanti, ma una affermata risorsa sociale”.  Eppure, commenta il giornalista, “al peggio – sapientemente organizzato – non c’è mai fine”, perché “non c’era bisogno di Desmond Morris per scoprire anche una particolare sacralità dell’evento che già da lungo tempo nell’Italia cattolica aveva almeno un po’ sottratto la domenica alla Chiesa”. Tutto dipende, spiega Cucci, da una partita di Coppa della Roma con il Lione, “che se la Magica vincesse dovrebbe giocare non il Sabato Santo con tutte le altre squadre, ma godendo di un giorno in più di riposo”. In sintesi, “escludendo il parere dei rivali di fiume che, poco caritatevoli, risolverebbero il problema augurandosi un successo dei francesi”, chiosa, “ci si aspetta che sia proprio la Roma a chiedere comunque il posticipo al lunedí di Pasquetta”. Un giorno in cui, conclude Cucci, “liberati dall’impegno di esser buoni e bravi ‘almeno’ a Pasqua, si può far festa anche in uno stadio”.
Per il telegiornale dell’emittente cattolica Tv200 “L’ultima frontiera, quella del rispetto di una festività religiosa sentita dalla maggioranza degli italiani sta per cadere. E’ un calcio senza limiti. Non si ferma neanche a Pasqua. Non accadeva dal 26 marzo 1978, quasi quarant’anni fa.
La Conferenza episcopale italiana boccia senza appello l’eventualità di far giocare Roma-Atalanta nella domenica di Pasqua, eventualità prevista qualora stasera i giallorossi dovessero superare il turno contro il Lione.

Antonino Raspanti, vescovo di Acireale e presidente della commissione per la cultura e lo sport della Conferenza Episcopale italiana, ha dichiarato all’AdnKronos: “Non vogliamo esprimere nessuna protesta né fare battaglie ideologiche, ma si tratta davvero di una decisione che ci rincrescerebbe. Lo dico da persona che ama il calcio. Simpatizzo per le squadre siciliane del Palermo e del Catania, ma quando vivevo nella Capitale andavo spesso a seguire le partite della Roma all’Olimpico. Tra l’altro, sarebbe tecnicamente possibile giocare il lunedì di Pasquetta e allora perché forzare i tempi e giocare proprio nella domenica di Pasqua?”. “Si rinviano tante partite che poi vengono recuperate a causa di maltempo o di eventi particolari – ha proseguito monsignor Raspanti -. Perché allora non farlo anche in questa occasione, anziché creare un precedente?”.

Per l’esponente della Conferenza Episcopale italiana, “la verità è che non c’è più rispetto dei tempi. Nella nostra vita abbiamo in realtà pochissimi margini di scelta, uno di questi è come impostare il tempo e invece si va avanti come un caterpillar piallando il senso del tempo. Non c’è più nulla che abbia importanza, tutto può essere schiacciato per gli interessi televisivi o pubblicitari e dunque anche la Pasqua cristiana e il rispetto delle tradizioni religiose. Si è persa ogni sensibilità e la scusa della laicità è soltanto una foglia di fico”.
E su Avvenire di oggi, l’ipotesi di una partita a Pasqua è stata così commentata da Italo Cucci, tra i più attenti giornalisti sportivi italiani: “Senza salire sul pulpito, né minacciando il fuoco eterno, si può affermare con serena fermezza che si tratta di una scelta sciocca in assoluto”. Una scelta che Cucci ritiene “offensiva” per i cattolici che intendono ancora osservare “il Precetto pasquale ch’è entrato nelle nostre menti fin da bambini quando abbiamo sentito dire dal prete o dai genitori ‘almeno a Pasqua’”. E allora, si chiede, “possiamo dire ai calciatori ‘riposate almeno a Pasqua’?”. Diversamente sarebbe “un peccato”, anche perché, sottolinea Cucci, “il calcio non è solo un gioco come tanti, ma una affermata risorsa sociale”.  Eppure, commenta il giornalista, “al peggio – sapientemente organizzato – non c’è mai fine”, perché “non c’era bisogno di Desmond Morris per scoprire anche una particolare sacralità dell’evento che già da lungo tempo nell’Italia cattolica aveva almeno un po’ sottratto la domenica alla Chiesa”. Tutto dipende, spiega Cucci, da una partita di Coppa della Roma con il Lione, “che se la Magica vincesse dovrebbe giocare non il Sabato Santo con tutte le altre squadre, ma godendo di un giorno in più di riposo”. In sintesi, “escludendo il parere dei rivali di fiume che, poco caritatevoli, risolverebbero il problema augurandosi un successo dei francesi”, chiosa, “ci si aspetta che sia proprio la Roma a chiedere comunque il posticipo al lunedí di Pasquetta”. Un giorno in cui, conclude Cucci, “liberati dall’impegno di esser buoni e bravi ‘almeno’ a Pasqua, si può far festa anche in uno stadio”.

Per il telegiornale dell’emittente cattolica Tv2000 “L’ultima frontiera, quella del rispetto di una festività religiosa sentita dalla maggioranza degli italiani sta per cadere. E’ un calcio senza limiti. Non si ferma neanche a Pasqua. Non accadeva dal 26 marzo 1978, quasi quarant’anni fa.

Source: Calcio a Pasqua, coro di no – giornaleditalia

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