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La carità termometro della fede | L’Osservatore Romano

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A Pompei il cardinale Montenegro per la supplica alla Vergine

pompei-2017Anche tra i cristiani è diffusa oggi «una certa filosofia della carità» in base alla quale ciascuno sceglie i poveri che gli piacciono ed esclude «senza alcun imbarazzo tutti gli altri», dimenticando che in ognuno di loro c’è Cristo. Così «riusciamo a pregare con fervore il Signore Gesù e nello stesso tempo, senza sentirci in colpa, a cacciarlo, per esempio, perché è immigrato, con la motivazione che ogni straniero — per noi Gesù — è un terrorista, un poco di buono o qualcuno da cui guardarsi». Da questa forma di «amore approssimativo», condito «di tanti “ma” e “se”», ha messo in guardia il cardinale Francesco Montenegro, che lunedì mattina, 8 maggio, ha presieduto sul sagrato del santuario di Pompei la tradizionale supplica alla Madonna del rosario.

pompei-2017Alla presenza di migliaia di fedeli e pellegrini, giunti da tutta la Campania ma anche da altre parti d’Italia e dall’estero, l’arcivescovo di Agrigento (che è anche presidente della Caritas italiana) ha celebrato la messa, conclusa con la recita della preghiera mariana composta nel 1883 dal beato Bartolo Longo. Al quale — come ha ricordato l’arcivescovo Tommaso Caputo nel saluto rivolto al porporato — si deve la fondazione della “nuova” Pompei e il fiorire delle opere sociali che hanno trasformato «questa valle desolata nella città della fede e della carità», dove «le periferie esistenziali diventano centro, ai poveri è restituita la dignità, i bisognosi sono visti come immagine di Cristo».

E della carità come «termometro della fede» ha parlato il cardinale nell’omelia, insistendo sul fatto che «l’amore vero non è mai approssimativo» ma «è preciso, pieno di gesti concreti». Una fede «che guardi solo il cielo dimenticandosi della terra è una fede morta» ha ribadito. Il Signore infatti «richiede una carità concreta, con i fatti e nella verità, capace di riconoscere le situazioni di necessità, per soccorrere chi è senza tetto o senza pane, sia che sia nostro connazionale sia che sia immigrato».

Il riferimento alle «molte forme di povertà e di disagio sociale» oggi diffuse si è trasformato in denuncia nelle parole del porporato. «In Italia si butta nelle pattumiere cibo per 8,7 miliardi di euro» ha ricordato, aggiungendo che «non è raro incrociare persone che non hanno nulla con cui vivere e che sono costrette a rovistare nei cassonetti della spazzatura». Da qui l’invito a non «rimanere inerti e indifferenti davanti al grido di dolore e di sofferenza dei nostri fratelli». La carità deve diventare, dunque, «come una molla» che «ci spinge incontro altro per regalargli ciò che siamo e quello che abbiamo; per condividere quanto la Provvidenza ci fa arrivare ogni giorno, per far sentire meno solo chi è privo di lavoro e di speranza».

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Sorgente: La carità termometro della fede | L’Osservatore Romano

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