Cultura

A Salemi si è parlato di “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” | ViviEnna.it

Mag 6th, 2015 – SALVATORE AGUECI

Nel clima di preparazione al 5° Convegno Ecclesiale Nazionale che si terrà a Firenze dal 9 al 13 novembre p.v. sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”, le comunità di base, le diocesi cercano di prepararsi. Rientra in questo ciclo d’incontri la Conferenza tenuta il 4 c.m. nella Chiesa della Madonna della Confusione a Salemi da Mons. Calogero Peri, vescovo di Caltagirone ma anche esperto di problemi antropologici, proprio sul tema del nuovo umanesimo. 

Il presule salemitano ha esordito dicendo che non c’è un nuovo umanesimo ma in Gesù possiamo trovare le indicazioni e la chiarezza per parlare dell’uomo, e non è una cosa semplice, anche se oggi la domanda sull’uomo è problematica. C’è una distruzione attuale dell’uomo con il suo screditamento. «All’inizio l’uomo – ha detto Mons. Peri – era al centro della creazione e tutte le cose gli giravano attorno, oggi al centro ci sono le cose e non l’uomo e c’è il tentativo di distruggere anche queste per partire da zero». Il Convegno di Firenze va contro questa concezione e afferma, con il Concilio Vaticano II, che è Cristo che ha rivelato tutto l’uomo. Peri si è soffermato a spiegare le nuove questioni odierne: il rapporto tra natura e cultura e tra natura e persona.

La natura che è spontaneità, è donata, la cultura è il modo in cui facciamo le cose ed è ciò che è scelto e trasformato dall’uomo. Nel mondo odierno la natura non esiste, esiste solo la cultura, quella che detta le leggi alla natura, alla persona. Nel rapporto natura-persona si notano oggi due cose diverse: la natura è elaborata. Nell’esperienza cristiana invece l’umanità e la divinità pur essendo diverse, costituiscono una sola cosa, divenendo complementari e arricchendosi reciprocamente. Oggi si dice che non esiste niente, esiste la libertà. Ma non tutto è sotto l’insegna della libertà: la nascita, la morte… L’uomo è relazione ed è questa che lo modifica e gli fa scoprire la propria identità. Da qui ne viene fuori l’educazione dell’uomo nel tempo. Passando per la memoria (come sintesi d’esperienza e di trasmissione orale), viene tramandata la sapienza con la scrittura, da cui è nata, a sua volta, la scienza. Oggi il sapere si trasmette attraverso le immagini, sconvolgendo il nostro modo di pensare. Tutto è ripetibile e questo presuppone una nuova visione della realtà, non abbiamo più, infatti, una memoria interna ma esterna. Tutto questo ricade sui giovani i quali non sanno più il senso delle cose e, quel che è peggio, non si pongono domande. E qui il presule si è soffermato sulla responsabilità degli adulti nel preparali ad affrontare la vita: preoccupandoci di dare un senso per far crescere l’uomo dentro di noi. Nella storia l’uomo si è posto diverse domande di sé: cosa sono? chi sono? Certamente non tutto è biologico. Sono colui che raccoglie insieme il vissuto della vita. E nella vita un aspetto importante da scoprire è la sua spiritualità. L’uomo, infatti, non è solo materia ma spirito, amore… «Quando l’uomo perde – ha detto il vescovo – la ricchezza di questa sua composizione, si degrada e resta solo un ammasso». E qui, rivolgendosi ai cristiani, li ha esortati a scoprire e conservare questo “di più” che è l’uomo, altrimenti si perde l’identità e si rischia di abbandonare la propria radice. Non possiamo rinnegare la natura divina nell’uomo che proviene da Dio. In questo cammino, la fede è quella che ci aiuta a comprendere sempre più l’uomo. Nel concludere il presule ha richiamato i cristiani al senso di responsabilità verso i giovani, la famiglia, il mondo: «I cristiani devono dissentire dai profeti di sciagura e devono reagire positivamente: sono uomini di speranza. A loro compete far risplendere la bellezza della famiglia, del matrimonio, dando testimonianza di una nuova qualità di vita. Essi devono proporre un punto di vista diverso di senso del dolore, della malattia, della morte. Questo presuppone nella Chiesa dei percorsi di fede aperti a tutti: da zero anni fino alla morte».

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