Cronaca Cultura

Intervista al Vescovo eletto di Piana degli Albanesi | Jemi – Il portale per gli arbëreshë

SCRITTO DA NICOLETTA BORGIA IL 11 MAGGIO 2015

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S. E. Card. Romeo, Arcivescovo di Palermo e amministratore dell’Eparchia di Piana, insieme al Vescovo eletto S. E. Mons. G. Gallaro – Foto tratta dal sito dell’Arcidiocesi di Palermo

Eccellenza, sua eminenza il cardinal Sandri, nel messaggio di benvenuto ha definito provvidenziale averLa ricevuta alla vigilia dell’anno Giubilare della misericordia indetto da papa Francesco, come una prospettiva del nuovo slancio verso la missione della chiesa degli italo-albanesi di rito bizantino tra il perdono, l’amore e la riconciliazione come tre costanti operative…

«Ringrazio la Santissima trinità, papa Francesco, il Cardinale leonardo Sandri della Congregazione per le Chiese orientali, il Cardinale Paolo Romeo arcivescovo metropolita di Palermo e amministratore  eparchiale, il clero e il popolo tutto dell’Eparchia di Piana degli Albanesi per la benevolenza e la fiducia riposta nella mia umile persona come padre Vescovo designato della piccola ma preziosa comunità
italo-albanese di Sicilia. I sentimenti di perdono e di riconciliazione debbono essere sempre presenti nella nostra vita cristiana e specialmente nella mia vita, come insegna il grande Basilio di Cesarea ai sacerdoti prima di accostarsi alla celebrazione della divina liturgia.
D’altra parte in ogni famiglia, unita dal mistero nuziale, fra i membri di essa dovrebbero circolare costantemente le realtà e le parole del “perdono” e dell’“amore”».

Lei porterà una testimonianza nuova, densa di una storia che la vede attraversare diverse fasi: ex-alunno del pontificio istituto orientale, docente universitario e canonista negli Stati Uniti, sacerdote della chiesa Melkita in Newton, nonché consultore della congregazione per le chiese orientali… servizio e dedizione alle chiese orientali in una costante continua fino a oggi a Piana degli Albanesi piccola  – grande realtà di una chiesa sui iuris di diritto particolare.
«Lo stato di Chiesa sui iuris per Piana degli Albanesi deve meglio consolidarsi secondo le norme del Codice dei canoni delle Chiese Orientali e le dichiarazioni e decisioni del Sinodo intereparchiale di Grottaferrata (2010) delle realtà ecclesiali italo-albanesi bizantine d’Italia. Metterò a disposizione le mie possibili competenze perché queste realtà possano acquisire una maggiore autonomia, così da essere valorizzate ad intra ed essere riconosciute ad extra nella loro identità liturgica, teologica, spirituale, disciplinare e culturale».

La comunicazione nell’editoria sull’oriente cristiano in questo momento storico è “criptata” dai sistemi di comunicazione di massa internazionali che invadono con falsi ideologici l’autenticità di quel messaggio cristiano sulla parola di Dio… L’eparchia ha una lunga tradizione di scrittura dall’ecumenismo, al diritto canonico e non per ultimo alle questioni linguistiche legate alla trasmissione liturgica: quali potrebbero essere le condizioni di possibilità nuove in una prospettiva di evangelizzazione “orientale” in una chiesa che respira a due polmoni?
«Ritengo che la tradizione editoriale dell’eparchia, nei suoi diversi aspetti, vada ulteriormente sostenuta e adeguata ai nuovi metodi di comunicazione, ma con la dovuta oculatezza per non cadere nel qualunquismo di una trasmissione fine a se stessa. Si tratta, a mio umile parere, di individuare quegli aspetti più qualificanti, in chiave moderna, che fanno della Chiesa di Piana degli Albanesi una “gemma d’oriente in terra d’occidente”, come ebbe a dire il Santo papa Giovanni XXIII, e ancora “ponte tra oriente e occidente” cioè un richiamo e un amore costante verso il dialogo con la Chiesa ortodossa. Un aspetto caratterizzante è quello della catechesi mistagogica, tipica dell’oriente Cristiano, indirizzata alla contemplazione e all’azione divinizzante attraverso i simboli liturgici. in tale visione, il simbolo assume una primaria importanza come manifestazione del divino e, al tempo stesso, come mezzo offertoci nel mondo sensibile per avvicinarci, attraverso segni simbolici, alla sua assoluta trascendenza».

Che ruolo operativo potrebbe avere un’Eparchia come quella di Piana degli Albanesi come componente di una chiesa sui iuris, verso quelle chiese sorelle che “soffrono” in un contesto policromatico quale è la Sicilia, anche pensando alla realtà di Mazara del Vallo ovvero un modello di dialogo e accoglienza?
«Quella di Piana degli Albanesi è una testimonianza vivente di una comunità etnica e religiosa che, in tutta dignità, si è stabilita in Sicilia e, in quanto tale, è stata accolta, anche se non sempre, in passato, pienamente compresa, ma che nei tempi più recenti è stata promotrice di momenti ecumenici significativi, coinvolgendo tutte le Chiese di Sicilia (ad es. “Crociera della Fraternità” nel 1970; “visita del Santo Sinodo della Chiesa di Grecia alle Chiese di Sicilia” nel 1973). osservo come il tema dell’accoglienza è, oggi, particolarmente vissuto dalla Chiesa sorella di Mazara del Vallo, soprattutto sul versante interreligioso, forse e senza forse perché la vostra Chiesa possiede una memoria storica legata al  cristianesimo orientale del primo millennio, motivo che la rende sensibile alle relazioni oltre i suoi confini. basti pensare al monastero bizantino di San Giovanni Battista di pantelleria del secolo viii e ai vari siti archeologici che denotano la presenza orientale della cristianizzazione dell’isola»

Intervista pubblicata sul Quindicinale della Diocesi di Mazara del Vallo “Condividere – Maggio 2015″

Sorgente: Intervista al Vescovo eletto di Piana degli Albanesi – Jemi – Il portale per gli arbëreshë

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