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Per Pirandello, il sì del Vaticano ai funerali ma senza pompa | Oltre il muro

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1 settembre 2011  – Enzo Di Natali

Mons. Montini, futuro Paolo VI, impartisce istruzioni al Vescovo di Agrigento

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Dieci anni dopo la morte, le ceneri di Pirandello furono traslate nella città di Agrigento, per adempiere la sua volontà. La notizia della traslazione delle ceneri già circolava durante il fascismo, tanto che la Segreteria di Stato di Pio XII il 3 maggio 1939 ne informava il vescovo di Agrigento mons. Giovanni Battista Peruzzo. Probabilmente per gli eventi bellici, che segnarono l’Italia, l’annunciata traslazione fu posticipata, aspettando periodi più tranquilli; infatti  il vescovo Peruzzo ritenne di non portare a conoscenza delle autorità fasciste la Lettera che la Segreteria di Stato del Vaticano gli aveva inviato. Ma nel 1946, nel periodo della ricostruzione post-bellica, il programma della traslazione si ripropose in modo concreto al punto che il vescovo, in data 22 Novembre, portò a conoscenza del sindaco di Agrigento, Lauricella, la citata Lettera con una propria di accompagnamento, che noi riportiamo:

<<Ill.mo Sig. Commendatore, Le rimetto copia delle istruzioni che la Segreteria di Stato ci ha dato per le onoranze funebri di Pirandello. Esse servono di direzione per me ed anche per codesta Amm.ne.
Con ogni benedizione.
Dev.mo Battista Vescovo>>

In questa breve lettera di accompagnamento, il vescovo Peruzzo anzitutto parla di istruzioni, cioè di indicazioni precise che la Segreteria di Stato <<ci ha dato>> e che devono essere osservate. Come intendere questo pronome riflessivo ‘ci’? Peruzzo lo intende rivolto soltanto a se stesso usando il ‘plurale maestatico’, come era in uso presso la forma ecclesiastica, soprattutto quando venivano impartite delle istruzioni, indicazioni, comandi ecc? O è da intendere nella forma estensiva? Ora non è difficile la soluzione, perché è lo stesso vescovo che offre l’interpretazione quando scrive <<Esse servono di direzione per me ed anche per codesta Amm.ne>>. Siamo in un periodo storico in cui l’etica pubblica non poteva ignorare o discostarsi dall’etica ecclesiastica, soprattutto nella città di Agrigento dove nel ’46 la Democrazia Cristiana aveva ottenuto il 54,3% dei voti, eleggendo Lauricella sindaco alle elezioni amministrative del 31 marzo. Se negli anni precedenti, anche in quelli difficili col fascismo, il vescovo Peruzzo aveva preteso la coincidenza tra le due etiche, tanto più questa coincidenza doveva esserci nel periodo in cui i cattolici avevano conquistato l’Amministrazione Comunale. Soltanto in tal senso si può comprendere il richiamo del vescovo che ricordava che le istruzioni erano una direzione anche <<per codesta Amministrazione Comunale>>.

Adesso vediamo nel particolare la Lettera della Segreteria di Stato:

SEGRETERIA DI STATO
DI SUA SANTITA’
Dal Vaticano, 3.5.1939
Prot.N.1830

Eccellenza Reverendissima,
E’ stato portato a conoscenza di questa Segreteria di Stato che, tra non molto, la città di Agrigento tributerà solenni onoranze funebri a Luigi Pirandello, e come non possano, senza scandalo dei fedeli, essere escluse, in tale circostanze, le cerimonie religiose.
A Vostra Eccellenza è nota la vita e le opere letterarie del celebre scrittore, e come negli ultimi anni di sua esistenza siasi mostrasto non avverso alla Religione, anzi pare che sul suo letto pendesse l’immagine del crocifisso.
D’altra parte il testamento, col quale egli disponeva la cremazione del suo cadavere, risulta anteriore di ben un trentennio al tempo delle sue mutate condizioni di spirito.
Ciò posto, e qualora veramente cotesta buona popolazione riportasse scandalo dalla mancanza di qualunque segno di suffragio cristiano in siffatte onoranze, V.E. potrà permettere, purchè ridotta al minimo, la manifestazione religiosa.
Ella non mancherà inoltre di fare sapere a cotesti fedeli, nel modo più adatto allo scopo, che le condizioni spirituali del loro illustre concittadino, al tramonto della vita, non furono avverse alla religione, ma piuttosto favorevoli.
Nel significarla quanto precede, profitto della circostanza per baciare l’Anello S. e confermarmi con distinti ossequi.
di V.E. Rev.ma
dev.mo suo Servitore
 F/to G.B. Montini

a S.E. Rev.ma
Mons. G. B. Peruzzo
Vescovo di Agrigento

Per comprendere il contenuto della presente Lettera dobbiamo partire dalla firma di quel ‘suo Servitore’: mons. Giovanni Battista Montini, il quale era stato chiamato da Pio XII a svolgere il delicato compito di Sostituto alla Segreteria di Stato. Egli conosceva da tempo il vescovo di Agrigento, nei confronti del quale aveva avuto sempre un rispetto e ammirazione, soprattutto perché era un amico della famiglia Montini. Infatti, in una fotografia il vescovo Peruzzo viene ripreso a Pontedilegno unitamente a mons. Montini e congiunti.

Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, si distinse – in particolr modo durante il periodo in cui aveva svolto il ruolo di assistente della FUCI –  per la sua tendenza al dialogo con gli uomini di cultura, cercando di rilevare, nelle loro opere, il seme di verità. L’attento Sostituto alla Segreteria di Stato di Pio XII frequentava i circoli culturali cattolici romani, spesso condotti dal prete romano don Giuseppe De Luca, il quale intrattenne un rapporto amicale e una proficua corrispondenza epistolare con Pirandello.

Il sacerdote De Luca pose attenzione soprattutto all’ultima produzione letteraria, in particolar modo alla trilogia impregnata da tendenze mitiche come desiderio di cercare l’Oltre, il Mistero. Questa nuova critica su Pirandello – ricordiamo a tal proposito lo studio del filosofo palermitano Pietro Mignosi (fondatore della rivista filosofica ‘La tradizione’) favorì una lettura più serena soprattutto, come dicevamo, dell’ultimo Pirandello, che fu compresa dallo stesso Sostituto della Segreteria di Stato e che traspare nella Lettera al vescovo di Agrigento. Anzitutto, la preoccupazione di mons. Montini è lo scandalo che possa diffondersi tra i fedeli qualora non venissero celebrati i funerali religiosi. In questa posizione, noi rileviamo una Chiesa preoccupata per l’assenza di una celebrazione a suffragio dell’anima di una persona. Come intendere questo scandalo che bisognava evitare? Nella tradizione della Chiesa è stato sempre presente l’uso di pregare per i defunti, i quali sono stati battezzati e incorporati a Cristo. L’assenza di una cerimonia religiosa, per altro verso, sarebbe stata recepita dalla popolazione come una doppia offesa: alla dignità della persona e al mancato rispetto nei confronti dell’illustre concittadino. Nella diffusa mentalità del tempo – e ancora oggi – non benedire un cadavere equivaleva  a considerarlo come un volgare animale. Nell’ethos culturale, pertanto, è impossibile che un cadavere non riceva la dovuta benedizione. Essa viene richiesta ad iniziare dagli stessi familiari che non si fanno scrupolo sullo stato di vita e di pensiero del proprio congiunto.

Ieri come oggi, non sono poche le tensioni che si vengono a creare in tal senso qualora il parroco si mostri non favorevole ad una eventuale benedizione o celebrazione. In ambito ecclesiale, ancora oggi si discute se accogliere o rifiutare i funerali per uomini di mafia che sono morti senza esprimere nessuno spirito di pentimento.

Ritornando alla Lettera, notiamo che mons. Montini entra nel merito della produzione letteraria di Pirandello, rilevando  una evoluzione nel pensiero al punto che gli viene riconosciuto di non essersi mostrato avverso alla Religione. Infatti, quell’atteggiamento abbastanza critico, aspro, che aveva segnato soprattutto il primo Pirandello è scemato nel terzo, che è quello degli ‘ultimi anni’. Per sostenere questa evoluzione, mons. Giovanni Battista Montini ricorda che sul letto del romanziere agrigentino pendeva  ‘l’immagine del crocifisso’. Dove abbia attinto questa notizia non ci è dato di sapere. Ovviamente lo stile di una semplice lettera impediva di approfondire determinati aspetti. Probabilmente, questa notizia sarà stata riferita da don Giuseppe De Luca che frequentava la casa romana di Pirandello. Di certo, se mons. Montini riporta questo particolare siamo tenuti a crederlo sia per la serietà della persona, sia per il prestigioso ruolo  che svolgeva sia per il rispetto che nutriva nei confronti del vescovo Peruzzo. Sarebbe stato, infatti, una mancanza di rispetto riferire una notizia non veritiera, soprattutto perché Peruzzo avrebbe potuto farne uso in qualsiasi circostanza e, successivamente, essere smentito.

Che Montini fosse convinto dell’evoluzione del pensiero di Pirandello si evince con chiarezza nella parte in cui menzionando il testamento evidenzia che esso era stato scritto un trentennio prima, e tra la stesura e il periodo finale della vita le condizioni di spirito erano mutate. Pertanto, la Segreteria di Stato suggerisce che sia fatta la celebrazione della cerimonia religiosa ma, per prudenza, ridotta al minimo. A nostro avviso, in questa richiesta di celebrazione nella forma molto discreta, c’è la consapevolezza di trovarsi dinanzi ad un autore la cui vita è stata travagliata da una coscienza dubbiosa in cerca di un approdo…, tanto da non poterlo presentare come modello di vita per i cristiani, soprattutto perché – Crocifisso appeso o meno – non giunge ad una professione di fede chiara e distinta, come giustamente rileva in un articolo, pubblicato sul settimanale diocesano L’Amico del Popolo, uno dei maggiori conoscitori dell’opera pirandelliana: Enzo Lauretta. Il fatto, come rileva mons. Montini, che negli ultimi anni non sia stato avverso alla religione ma piuttosto favorevole non vuol dire che sia giunto ad una professione di fede totale e completa.

Non sappiamo, almeno in questo momento, chi presiedette la cerimonia religiosa e dove avvenne. Sicuramente non fu il vescovo a presiederla, diversamente sarebbe andato oltre a quella esplicita indicazione di una celebrazione fatta nella forma minimale.

Le cose andranno diversamente per Leonardo Sciascia, a Racalmuto, nel 1989. Il rito funebre fu presieduto dall’arcivescovo di Agrigento mons. Carmelo Ferraro e celebrato con il calice che Sciascia aveva regalato al medesimo arcivescovo.

Sorgente: Per Pirandello, il sì del Vaticano ai funerali ma senza pompa – Oltre il muro


Sorgente: Le Ceneri di Pirandello: una vicenda pirandelliana – Agrigento ieri e oggi

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