Cronaca

Il rischio di creare due chiese | La Voce dell’Jonio 

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4 Novembre 2007 –  Don Roberto Strano
LA MESSA IN LATINO Riflessioni liturgiche a partire dall’unica esperienza acese

Il rischio di creare due chiese

Art_Strano_composto_piccIn data 7 luglio 2007, il Santo Padre Benedetto XVI ha pubblicato la Lettera Apostolica “Motu Proprio data” Summorum Pontificum, sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970. Con questo autorevole documento il Papa concede di usare legittimamente, anche se come forma straordinaria, il Messale edito dal Beato Giovanni XXIII nel 1962. Con tale concessione Egli intende venire incontro ? nella sua sollecitudine di Pastore Universale ? a tutti coloro che, legati all’antica forma rituale-celebrativa della S. Messa, vogliono usare il libro liturgico del 1962.

Al lettore sprovveduto o superficiale il Motu Proprio, come scrive il Papa, potrebbe apparire come un mettere in dubbio una delle decisioni fondamentali del Concilio Vaticano II, quale è stata la Riforma Liturgica, la quale resta inalterata e forma ordinaria della celebrazione della S. Messa.

Questa introduzione mi è sembrata doverosa, onde evitare di essere tacciato come “progressista” dinanzi all’autorità suprema della Chiesa, verso il cui Magistero protesto l’ossequio dovuto. Non entro in merito alle questioni teologiche e dottrinali che restano immutate, bensì a quelle di ordine pratico che, inevitabilmente, generano confusione nel popolo santo di Dio.

In questi anni seguiti alla riforma conciliare si è ampiamente lavorato affinché, come auspicato dalla Costituzione sulla Liturgia, il popolo potesse partecipare in maniera “attiva, pia, fruttuosa…” alla celebrazione dei divini misteri. La stessa categoria di “partecipazione” ha voluto superare quella di “assistenza” alla Messa. Sono tanti, infatti, a ricordare come “una volta” mentre il prete “diceva” Messa, il popolo recitava il Rosario che gli risultava molto più comprensibile dell’Introibo ad altare Dei! Non credo che, culturalmente, oggi si sia in una posizione avanzata della conoscenza della lingua latina, come espressione di un popolo che si raduna per celebrare “il culto in spirito e verità”.

Ho “assistito” qualche domenica fa ad una celebrazione secondo la forma “straordinaria” e non per pre-concetto, quanto per formazione, mi sono sentito estraneo a quanto stava avvenendo in quella Chiesa. Ho notato un’Assemblea poco coinvolta, oltre a gente che rendendosi conto durante lo svolgimento del Rito che quella Messa era “strana” e chiedendomi cosa fosse, alla mia risposta chiarificatrice si è alzata e andata via. Allora ho capito perfettamente che quello che “assisteva” alla celebrazione non era, secondo il desiderio del Santo Padre espresso all’art. 5 del Motu Proprio, “un gruppo stabile di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica”, ma un gruppo “catechizzato” (forse è meglio dire indottrinato) sul rispolvero di un passato, mai conosciuto, né vissuto, eppure tanto osannato! Nella prassi pastorale il rischio di creare “due Chiese” c’è. Il colmo è proprio che ci si trova divisi proprio laddove dovrebbe manifestarsi l’unità ecclesiale attorno all’Eucarestia, Sacramento dell’unità. È come se in una famiglia si impartisse una disciplina diversa per ogni figlio!

Comunque è da auspicare che la sensibilità pastorale dei sacerdoti, ministri dell’altare, aiuti serenamente tutti a trovare decisioni sagge e consone per un qualificato servizio al popolo santo di Dio che resta il nostro primo obiettivo al di là dei gusti personali di pochi, spauriti fedeli o peggio ancora di ecclesiastici nostalgici!

Risuonano profetiche e sagge le parole del servo di Dio, il Papa Paolo VI, al Concistoro segreto del 24 maggio 1976:

“È nel nome della tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunità cattoliche, di celebrare, in dignità e fervore la liturgia rinnovata. L’adozione del nuovo ordo missae non è lasciato certo all’arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli… Con altrettanta fermezza dobbiamo dire che non ammettiamo l’atteggiamento di quanti si credono autorizzati a creare la propria liturgia, limitando talora, il sacrificio della messa o i sacramenti alla celebrazione della propria vita o della propria lotta, oppure al simbolo della loro fraternità”.

La vita, anche quella cristiana, è sempre una grande questione di equilibrio. Gli estremismi rallentano l’azione dello Spirito e obliano ogni realtà storica che con le sue luci e le sue ombre è sempre, e tale rimane, storia di santità.

Don Roberto Strano
Direttore ufficio liturgico diocesano

Sorgente: Il rischio di creare due chiese

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