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Consegnati i premi ‘Strada degli Scrittori’, premiato anche Monsignor Michele Pennisi | BlogSicilia

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01/07/2017

mons-michele-pennisiConsegnati ieri sera nello Spazio Temenos della Chiesa di San Pietro ad Agrigento i Premi “Strada degli Scrittori”.

A riceverlo sono stati il regista Michele Guardì, per il suo decennale impegno alla regia dei più popolari programmi Rai; il musicista Mariano Deidda, il cantapoeta italiano tanto amato in Portogallo per aver reso in musica la poesia di Fernando Pessoa e che, per il 150°della nascita di Luigi Pirandello ha voluto trasformare in musica anche le parole del Premio Nobel per la Letteratura; l’attore Sebastiano Lo Monaco, direttore artistico del Teatro Pirandello, per i suoi 40 anni di carriera in gran parte dedicati alla drammaturgia pirandelliana; e l’imprenditrice Giuseppina Milazzo, quale esempio di quell’imprenditoria sana e vigorosa, capace di offrire un valore aggiunto alla “Strada degli Scrittori”, che è anche la strada delle eccellenze agroalimentari e dei luoghi della produzione vitivinicola.

Tra i premiati mons. Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale, che già tenne a battesimo la “Strada degli Scrittori” lo scorso anno a Racalmuto, durante l’anteprima del Festival. Pennisi è anche collaboratore del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ed è noto per il suo impegno di contrasto al fenomeno mafioso. Innumerevoli sono in tal senso le sue prese di posizioni pubbliche. Proprio il 15 giugno scorso si è tenuto in Vaticano un convegno promosso da questo dicastero in collaborazione con la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, dal significativo titolo: “Dibattito Internazionale sulla Corruzione”. La sua presenza tra i premiati intende ricordare e rimarcare che la “Strada degli Scrittori” è anche quella della legalità, ove perirono nell’Agrigentino i giudici Livatino e Saetta e il maresciallo Guazzelli.

La cerimonia, condotta da Egidio Terrena con Marcella Lattuca, è stata l’occasione per un “gran gala” del Festival della Strada degli Scrittori, giunto ormai al termine delle Celebrazioni dedicate al 150° della nascita di Luigi Pirandello. Felice Cavallaro è l’ideatore della Strada degli Scrittori ed ora presidente dell’omonima associazione. Il Festival è stato organizzato dal Distretto Turistico Valle dei Templi con l’associazione Strada degli Scrittori e il patrocinio della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Mons. Pennisi, partiamo dal convegno del 15 giugno. Perché ha destato tanto interesse?
L’interesse mediatico è legato a due elementi molto concreti. Il primo deriva dal fatto che al dibattito, già molto atteso e interessante, si è aggiunto il giudizio di papa Francesco, che, attraverso la prefazione al libro del cardinale Peter Turkson Corrosione (Rizzoli), ha scritto che la Chiesa è chiamata a svolgere un ruolo di prima linea nella ricostruzione “di un nuovo umanesimo forte e costruttivo, un rinascimento, una ri-creazione che possiamo realizzare con audacia profetica” mentre la Chiesa non deve aver paura di “purificare sé stessa”.

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E il secondo?
La possibilità, cui si è giunti alla fine del convegno, di proporre una scomunica non solo per i mafiosi, ma anche per i corrotti. Al convegno, hanno partecipato circa 50 tra magistrati anti-mafia e anti-corruzione, vescovi, personalità di istituzioni vaticane, degli Stati e delle Nazioni Unite, capi di movimenti, intellettuali e alcuni ambasciatori. Il fenomeno è stato affrontato a livello globale non solo in senso geografico, ma anche in senso integrale in quanto riguarda la politica, l’economia, la cultura, la morale, la religione.

Perché la necessità di mettere sullo stesso piano mafia e corruzione?
Il rapporto tra mafia e corruzione è in effetti molto stretto. Il dato è sotto gli occhi di tutti. Ma vi sono anche autorevoli studi scientifici che lo dimostrano, valga ad esempio quando ha illustrato Nino La Spina sociologo e docente della Luiss, che ha detto: “Esistono rapporti sinergici tra mafia e corruzione. Ma i due fenomeni possono essere totalmente indipendenti tra loro. A volte i corrotti della pubblica amministrazione, se ci riescono, preferiscono escludere la mafia, perché si tratta di un altro attore con il quale dividere i proventi. La zona grigia, quindi, è qualcosa di diverso rispetto alla mafia, ma spesso coincide con i fenomeni corruttivi”.

E qual è l’interesse della Chiesa?
Questo tema appare nei documenti dell’Insegnamento sociale della Chiesa in modo esplicito nell’ultimo trentennio nelle encicliche di Giovanni Paolo II Sollicitudo Rei socialis del 1987 e nella Centesimus Annus del 1991, E poi in maniera più organica è trattato nel Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa del 2004, in cui esso è legato alla “deformazione del sistema democratico […] che distorce alla radice il ruolo delle istituzioni rappresentative, perché le usa come terreno di scambio politico tra richieste clientelari e prestazioni dei governanti” (n.411). Ma con papa Francesco è divenuto particolarmente attuale.

Perché?
Perché è più volte intervenuto su questo tema sia in documenti quali l’esortazione Evangelii Gaudium e l’enciclica Laudato Sii, in discorsi ufficiali e nelle omelie mattutine nella cappella di Casa santa Marta. Per esempio l’11 novembre 2013 ai parlamentari italiani aveva detto «Peccatori sì, corrotti no» e il 21 marzo 2015 a Napoli usando un neologismo aveva affermato: «La corruzione spuzza, la società corrotta spuzza».

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Lei ha detto prima che il convegno ha avuto un valore non solo mediatico. Perché?
Perché è innegabile il rapporto tra il fenomeno della corruzione e l’attività che viene esercitata dalle varie mafie. Ormai il fenomeno mafioso va oltre i confini della Sicilia e dell’Italia stessa, e non a caso si parla di mafia con riferimenti ad altre nazioni anche lontane da noi. Negli ultimi decenni è maturata nella Chiesa una chiara, esplicita e ferma convinzione dell’incompatibilità dell’appartenenza mafiosa con la professione di fede cristiana. Di conseguenza occorre prestare la stessa attenzione e lo stesso netto giudizio sulla corruzione, soprattutto quando degenera in comportamenti mafiosi.

E quindi la Chiesa cosa può o deve fare?
Innanzitutto aiutare tutti a prendere consapevolezza della gravità del fenomeno richiamando al superamento dell’attuale situazione attraverso la conversione al Vangelo, riaffermando il valore del bene comune quale frutto dell’apporto responsabile di tutti e di ciascuno.

Questo è quanto chiesto a tutti. E ai mafiosi cosa chiede?
La Chiesa, in forza della sua stessa missione, rivolge ai mafiosi l’appello alla conversione. Ma questo appello, che deve essere accompagnato dal ministero dell’annuncio della misericordia di Dio, non deve essere strumentalizzato dal mafioso, ad esempio con la scelta della latitanza. Nel caso del mafioso, la conversione comporta un impegno fattivo affinché sia debellata la struttura organizzativa della mafia.

Che vuol dire più in concreto?
Che la conversione non può essere ridotta a fatto intimistico, ma che deve avere una rilevanza pubblica ed esige comunque la riparazione del male fatto. Il mafioso che si converte deve contribuire concretamente, come tutti noi, alla lotta al fenomeno mafioso, facendo in modo che sia debellata la stessa struttura organizzativa della mafia, indicando anche nomi o circostanze utili alle indagini. Tale mancanza si configura come atto di omertà, e ignora invece il dovere della riparazione.

E questo basta?
No, perché c’è un nesso tra peccato di cui ci si pente e pena da assumere in espiazione del peccato stesso. Nel caso di cui parliamo la “soddisfazione” del peccato deve prevedere anche l’espiazione delle pene sancite dalla magistratura, alle quali perciò il mafioso convertito non può e non deve sottrarsi.
Nasce forse da questo ragionamento il suo giudizio sulla vicenda della salute di Riina in carcere?
In qualche modo si. Non ho elementi per giudicare le sue condizioni carcerarie, né è mio compito, ma mi pare evidente che di fronte al perdurare del suo atteggiamento di non collaborazione con la magistratura, anche dopo la conclusione della latitanza, non vi sono motivi perché la sua pena venga in qualche modo modificata.

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Vi è però un altro aspetto da chiarire: la tipologia della pena inflitta dalla Chiesa. Quale deve essere il legame con le pene canoniche da infliggere al mafioso?
Qui il discorso è più complesso ed è proprio quello di cui si è discusso nel convegno di cui sopra. Intanto esistono le scomuniche inflitte ai mafiosi dalla Conferenze Episcopali Regionali. Quella Siciliana che lo ha fatto nel 1982, confermando le precedenti scomuniche ne individua esplicitamente la matrice mafiosa, e precisando che a «tutte le manifestazioni di violenza criminale e quindi anche quelle di stampo mafioso così come vengono oggi perpetrate […] si applicano le norme sancite dai vescovi siciliani, sia nel 1944 che nel concilio plenario siculo». Poi c’è stata anche quella della Conferenza calabrese. E poi quella ormai famosa lanciata da papa Francesco nella piana di Sibari il 21 giugno del 2014, che mette nello stesso atto di condanna sia la ’ndrangheta che la mafia, la camorra, la sacra corona unita, ecc. però bisogna spiegare una cosa.

Che cosa?
Che la scomunica non riguarda singoli territori e singole Conferenze Episcopali?. C’è ormai la necessità di una legge penale emanata in forma scritta e promulgata dalla competente autorità munita di potestà legislativa, ove è determinata la fattispecie delittuosa, il tipo di pena, l’autorità che la può irrogare e rimettere. Altrimenti potrebbe accadere che un delitto di stampo mafioso nelle Diocesi della Sicilia, della Calabria o della Campania venga punito con la scomunica, mentre se commesso altrove no.

Torniamo alla corruzione. Cosa occorre fare?
Il primo e più decisivo impegno riguarda la comunità cristiana; ci vogliono comportamenti che portino ad una prevenzione dei reati collegati col fenomeno mafioso e alla diffusione di una cultura della legalità; tutto ciò richiede un rinnovato impegno educativo che porti ad un cambiamento della mentalità e dei comportamenti concreti. Ci vuole la collaborazione di tutti, ma in modo particolare della famiglia, della scuola, delle associazioni giovanili, dei mezzi di comunicazione sociale, dei vari movimenti che nel Paese hanno un potere di aggregazione e un compito educativo, sindacati, organizzazioni di categoria, ordini professionali, partiti e istituzioni pubbliche.

E più in concreto?
E’ necessaria una mobilitazione delle coscienze che, insieme ad un’efficace azione istituzionale e ad un ordinato sviluppo economico, possa frenare e ridurre il fenomeno criminoso. Il senso della legalità non è un valore che si improvvisa. Esso esige un lungo e costante processo educativo.

E la Chiesa?
Anch’essa è impegnata in quest’opera formativa: le parrocchie attraverso la catechesi e le molteplici iniziative culturali, formative e caritative; l’insegnamento di religione; l’associazionismo; il volontariato. Ci vuole uno sforzo comune perché ogni energia è preziosa e insostituibile. Bisogna lavorare per eliminare le cause che generano le molte povertà materiali e spirituali delle quali l’uomo di oggi soffre.

Si, ma la società sembra andare in un’altra direzione.
Forse può apparire che la socialità, intesa come apertura della coscienza e della volontà al bene comune, sia seriamente minacciata dall’individualismo, dal corporativismo, da una visione grettamente o sottilmente improntata a utilitarismo. Però non siamo agli inizi, come dimostrano i tanti documenti e le tante affermazioni che ho citato e che si potrebbero citare. C’è forse da fare un salto di qualità che il Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale si è impegnato a intraprendere e che deve far giungere il diritto canonico ad una definizione del fenomeno, sia mafioso che corruttivo, più preciso, sia a pene più chiare. Ma non si deve perdere di vista l’obiettivo primario: la possibile conversione del soggetto in questione. Questo è ciò che sta a cuore alla Chiesa, non esprimere condanne senza appello.

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Premio Strada degli Scrittori, tra i premiati mons. Michele Pennisi | filodirettomonreale.it

 il Giu 28, 2017

Sarà consegnato il prossimo 30 giugno, dalle 21, ad Agrigento, nello scenario di Spazio Temenos della Chiesa di San Pietro il “Premio Strada degli Scrittori”

Monreale, 28 giugno 2017 – Sarà consegnato il prossimo 30 giugno, dalle 21, ad Agrigento, nello scenario di Spazio Temenos della Chiesa di San Pietro il “Premio Strada degli Scrittori”.

La cerimonia, condotta da Egidio Terrena con Marcella Lattuca, sarà l’occasione per un “gran gala” del Festival della Strada degli Scrittori, giunto ormai al termine delle Celebrazioni dedicate al 150° della nascita di Luigi Pirandello, dopo sei tappe nei luoghi amati da alcuni tra i più grandi autori siciliani.

A ricevere il premio saranno il regista Michele Guardì, monsignor Michele Pennisi, il musicista Mariano Deidda, l’attore Sebastiano Lo Monaco e l’imprenditrice Giuseppina Milazzo.

A Michele Guardì è stato riconosciuto il decennale impegno alla regia dei più popolari programmi Rai, ma soprattutto il fatto di aver mantenuto ininterrotto il suo legame con la terra agrigentina, ed in particolare con il cuore di Girgenti, nonché costante il suo interesse nell’esaltarne a livello nazionale la bellezza dei luoghi e le elevate professionalità espresse dal territorio.

Un altro premio è stato assegnato a monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, che già tenne a battesimo la “Strada degli Scrittori” lo scorso anno a Racalmuto, durante l’anteprima del Festival. Pennisi è stato voluto da Papa Francesco quale membro del Comitato per la lotta alla corruzione e la mafiosità e la sua presenza tra i premiati intende ricordare e rimarcare che la “Strada degli Scrittori” è anche quella della Legalità: la Strada che ricorda le vittime di mano mafiosa quali i giudici Livatino e Saetta e il maresciallo Guazzelli.

Un premio sarà consegnato anche a Mariano Deidda, il cantapoeta italiano tanto amato in Portogallo per aver reso in musica la poesia di Fernando Pessoa e che, per il 150°della nascita di Luigi Pirandello ha voluto trasformare in musica anche le parole del Premio Nobel per la Letteratura. Deidda ha reso possibile il dialogo tra Agrigento e Lisbona per una sorta di gemellaggio culturale tra Pessoa e Pirandello, autori del Novecento che furono non soltanto contemporanei ma anche simili sotto molti aspetti: lo furono dall’immaginare personalità multiple di uno stesso individuo, tra maschere ed eteronimi, all’essere precursori di un nuovo modo di intendere la letteratura. Pessoa e Pirandello, per uno strano caso, mai s’incontrarono nonostante il viaggio di Pirandello nella capitale portoghese. Un premio andrà all’attore siciliano Sebastiano Lo Monaco, direttore artistico del Teatro Pirandello, per i suoi 40 anni di carriera in gran parte dedicati alla drammaturgia pirandelliana, calcando i più grandi teatri italiani. Infine un premio sarà consegnato a Giuseppina Milazzo, quale esempio di quell’imprenditoria sana e vigorosa, capace di offrire un valore aggiunto alla “Strada degli Scrittori”, che è anche la strada delle eccellenze agroalimentari e dei luoghi della produzione vitivinicola, che diventano scenario per offerte culturali all’interno delle cantine o di affascinanti itinerari nei borghi più antichi.

Riconoscimenti riceveranno alcuni tra i protagonisti del Festival: dai “Malarazza % Terrone” alla “Compagnia di Canto Popolare Favarese” a Riccardo Gaz, che con le loro sonorità e capacità di intrattenimento hanno contribuito a rendere il Festival brioso e coinvolgente. Tra gli ospiti anche Giuseppe Zambito che con il Concorso “Uno nessuno e centomila” ha contribuito ad internazionalizzare Pirandello e a coinvolgere le scuole di tutta Italia e naturalmente Felice Cavallaro, ideatore della Strada degli Scrittori ed ora presidente dell’omonima associazione. Il Festival della Strada degli Scrittori è organizzato dal Distretto Turistico Valle dei Templi con l’associazione Strada degli Scrittori e il patrocinio della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Sorgente: Premio Strada degli Scrittori, tra i premiati mons. Michele Pennisi


Premio Strada degli Scrittori,tra i premiati mons. Michele Pennisi | L’Amico del Popolo

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Quando l’amore per la propria terra premia | Malgrado Tutto Web

Questa sera allo Spazio Temenos di Agrigento la cerimonia di consegna del “Premio Strada degli Scrittori” ad illustri personalità siciliane che si sono impegnate per la valorizzazione del proprio territorio.

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