Cultura

La vita di dieci suore per un vescovo. Nel libro di Camilleri la vita di mons. Peruzzo | Gazzetta di Mantova

di Egidio Lucchini – 15 aprile 2007

mons-giovanni-battista-peruzzoNelle classifiche dei libri più venduti in queste ultime settimane in Italia si trova il recente volumetto di Andrea Camilleri “Le pecore e il pastore”.
Il titolo richiama, sia pure a ruoli invertiti, la parabola evangelica. La figura del pastore è rappresentata dal vescovo piemontese Giovanni Battista Peruzzo (era nato nel 1878 a Molare, in provincia di Alessandria), che subito dopo la sua consacrazione, nel 1924, venne assegnato come ausiliare alla diocesi di Mantova, dimostrandosi energico ed attivissimo, pur con qualche compiacenza verso il regime fascista. Ma ne fu mal ripagato.

SAN LUIGI. Lo scrittore siciliano rammenta, “macari” con qualche imprecisione, i gravi incidenti verificatisi nell’agosto 1926, al termine del pellegrinaggio nazionale della Gioventù Cattolica per partecipare a Castiglione delle Stiviere alle feste di celebrazione del secondo centenario della canonizzazione di san Luigi Gonzaga.
Come testimoniò Ottorino Momoli, “si scatenò la furia diabolica: moltissimi giovani vennero affrontati e bastonati dai fascisti, molti vessilli strappati e parecchi sacerdoti malmenati” (Giovanni Telò, “Chiesa e fascismo in una provincia rossa. Mantova 1919-1928”).

La violenza fascista si ripeté in modo più tragico il mese seguente, e precisamente la sera del 19 settembre a Castel Goffredo, quando fu ucciso l’insegnante Anselmo Cessi, figura di spicco del movimento cattolico democratico mantovano, tanto che la diocesi di Mantova lo ha poi inserito, su invito di Giovanni Paolo II, tra i “martiri del nostro tempo”, accanto a don Eugenio Leoni (suo compagno di studi in seminario), padre Tullio Favali e don Maurizio Maraglio.

DAL PAPA E DAL DUCE.
Il vescovo ausiliare Peruzzo, che di fatto sostituiva il titolare ormai novantenne, si precipitò a Roma, incontrando prima Pio XI, e il giorno successivo lo stesso Benito Mussolini, che s’impegnò a far luce su tutto. In effetti non successe nulla.
Un generale dei carabinieri, nel congedarsi da monsignor Peruzzo, gli confessò: “Dovrei far arrestare almeno un migliaio di persone, cominciando dal segretario federale Arrivabene”.
Al processo i tre imputati fascisti furono ovviamente assolti (ancora Telò, in “Con la lucerna accesa. Vita e assassinio del maestro mantovano Anselmo Cessi”).

Il vescovo Peruzzo, dopo quattro anni di attività intensa, durante i quali si era anche illuso di poter “conciliare” il fascismo con la ripresa della vita religiosa, si sentì “così afflitto ed avvilito da non sapere come reggere”, e chiese espressamente a Pio XI di tornare in convento (era un passionista) e di essere mandato “in qualche angolo della terra dove non senta più parlare di Mantova” (Telò, “Chiesa e fascismo”). Così, senza alcuna nostalgia, il vescovo Peruzzo si trovò dapprima trasferito nella piccola diocesi di Oppido Mamertino, in Calabria; e poi assegnato definitivamente, nel 1932, ad Agrigento, dove morì nel 1963, all’età di ottantadue anni.

STRUTTURA DI PECCATO.
Nel 1945 il vescovo di Agrigento era sopravvissuto ad un clamoroso attentato che, di là dalle apparenze, Camilleri ritiene organizzato dai latifondisti siciliani, contro i quali monsignor Peruzzo si era apertamente scontrato.
Ferito gravemente da colpi di moschetto, dopo l’immediato intervento chirurgico e sei giorni di prognosi riservata, il vescovo fu dichiarato fuori pericolo.
Camilleri, fattosi anche un po’ storico, recupera tali notizie da un libro che ha dichiarato di essergli stato assolutamente indispensabile: “L’attentato contro il Vescovo dei contadini” di Enzo Di Natali, docente di religione e licenziato in teologia morale. Tale studioso ha esaminato gli scritti “sociali” del vescovo di Agrigento, e li ha riassunti in quattro parole, collocate come sottotitolo del volume stesso: il latifondo era “una struttura di peccato”.

Monsignor Peruzzo, infatti, non aveva esitato ad affermare che “una vera grazia di Dio è lo spezzettamento del latifondo in mano alla nobililtà”; e non metteva minimamente in dubbio che quelle terre dovevano andare ai contadini, pur ammonendo di evitare lo scontro frontale.
Per gli agrari il vescovo di Agrigento rappresentava un vero e proprio pericolo. Da qui, secondo Camilleri, ha avuto origine l’attentato. Ovviamente tutto è stato poi deviato, coperto ed insabbiato. Un giallo non risolto, con la sparizione delle carte processuali, che “non si trovano cchiù in qualsiasi altro posto supra la facci di ‘sta terra”.

IL SACRIFICIO.
Nei giorni immediatamente seguenti l’attentato del vescovo di Agrigento, si era consumato un fatto decisamente straordinario, che costituisce la chiave drammatica dell’inchiesta e del turbamento del libro di Camilleri.
La cosa venne segnalata al vescovo, non si sa per quale motivo, soltanto undici anni dopo l’attentato; ma restò ignorata o trascurata. Camilleri ne venne a conoscenza recentemente e quasi per caso, ponendo attenzione alla nota nº 181 comparsa nel citato libro del Di Natali, che a sua volta l’aveva ripresa letteralmente dalla nota nº 10 riportata a pagina 491 della vasta biografia di monsignor Peruzzo a cura del canonico Domenico De Gregorio.

LA LETTERA.
Si tratta di una lettera sconvolgente, inviata al vescovo stesso in data 16 agosto 1956 dalla badessa del monastero benedettino di Palma di Montechiaro. Questo il testo, su cui Camilleri ha condotto un’analisi lucida e turbata ad un tempo. “Quando V.E. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa comunità offrì la vita di dieci monache per salvare la vita del pastore. Il Signore accettò l’offerta e il cambio: dieci monache, le più giovani, lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore”.
In tal caso, è stata rovesciata la parabola evangelica del buon pastore che dà la vita per le sue pecore. Dieci di esse, invece si sono sacrificate, ovvero, secondo l’ipotesi dello scrittore siciliano, si sono lasciate morire senza assumere cibo e senza bere.
Un olocausto rimasto sconosciuto, e per molti versi ancora misterioso e tormentante. Da laico Camilleri indaga e riflette con sofferenza e con rispetto. Pone domande piuttosto che esprimere giudizi. La questione è troppo delicata sul piano umano e, insieme, troppo inquietante sul piano religioso, rispetto al sacrificio che “Dio accetta in cambio”. Ma quale Dio?

IL DIO BIFRONTE.
Nelle settimane scorse è morto l’insigne teologo e biblista lombardo Giuseppe Barbaglio. Era uscito pochi mesi fa un suo limpido libretto, che potrebbe essere considerato come la sintesi delle sue lunghe ricerche sulle scritture ebraiche e cristiane in ordine al “Dio bifronte”; dove “violenza e amore sono le due facce di un unico Dio”, costruito però secondo schemi culturali e religiosi prettamente umani. Bisogna infatti distinguere tra la realtà di Dio (che si coglie con la fede) e l’immagine di Dio, frutto delle mere e diverse proiezioni esistenziali e sociali.
Anche Gesù viene spesso “immaginato” come “agnello” offerto in sacrificio a Dio, similmente a quanto compiuto dalle giovani “pecore” siciliane. Ma è accettabile e credibile un Dio che gradisce tali sacrifici umani, a partire da quello del suo Unico Figlio? Qual è il confine e quale la differenza tra il mistero della fede e le sue colorite sovrapposizioni letterali e mitologiche?
* scrittore, esperto di scienza
delle comunicazioni

Sorgente: La vita di dieci suore per un vescovo. Nel libro di Camilleri la vita di mons. Peruzzo – Cronaca – Gazzetta di Mantova


Le pecore e il pastore di Andrea Camilleri | Sellerio Editore

mons-giovanni-battista-peruzzoAndrea Camilleri

Le pecore e il pastore

Estate 1945. Il vescovo di Agrigento Monsignor Peruzzo viene ferito a morte da due proiettili. Per salvare la vita del pastore dieci giovani monache offrono la loro a Dio, lasciandosi morire. Camilleri scopre questa storia quasi per caso, da una nota a piè di pagina. E con la determinazione del detective «risale la storia. Insegue piste labili o cancellate. Conduce un’indagine sofferta e tormentosa. Interroga fonti storiche e documenti letterari».

Un atto di lettura è all’origine di questo giallo storico. La svagata curiosità dello scrittore viene attratta e irretita da un libro, dimesso e periferico in apparenza, e ritroso anche. Il libro vuole essere desiderato e corteggiato. È vessatorio. Lo scrittore si lascia sedurre. Agguanta il libro infine. E precipita nella lettura. Ma incespica. Inciampa in una nota a piè di pagina. In una di quelle notizie frettolose, quasi incidentali, che di solito vengono saltate senza rimorso. Il passo vulnerabile del lettore si arresta. La brevità della nota stenta a contenere l’immanità del fatto. Immobile come una scheggia insidiosa, la nota ferisce e dà i brividi. Disloca, fuor dello spazio continuo del libro, nel recondito e nell’asetticità erudita di un margine, l’irta e inconfessata convivenza della civiltà con il rito intensamente arcaico del sacrificio umano: con l’immolazione, con il suicidio per arsura di fede, con l’orrore. Recita la nota: «Nella lettera del 16 agosto 1956 l’Abadessa sr. Enrichetta Fanara del monastero benedettino di Palma Montechiaro così scriveva a Peruzzo: “Non sarebbe il caso di dirglielo, ma glielo diciamo per fargli ubbidienza […] Quando V. E. ricevette quella fucilata e stava in fin di vita, questa comunità offrì la vita di dieci monache per salvare la vita del pastore. Il Signore accettò l’offerta e il cambio: dieci monache, le più giovani, lasciarono la vita per prolungare quella del loro beneamato pastore”».

Il «pastore» delle giovani «pecore», che si lasciarono morire di fame e sete in una lunga e assistita agonia dentro le celle claustrali di un convento di antica e macerata santità (contro la quale a nulla valsero le «farfantarie» di un satanasso lapidatore ed epistolografo in diavolese, convocato dai rapimenti mistici), era il vescovo di Agrigento Giovanni Battista Peruzzo: il «vescovo dei contadini» che, in nome della giustizia sociale, e a dispetto del professato anticomunismo, aveva messo il suo carisma e la sua possente eloquenza al servizio dei deboli e degli abbandonati: contro gli agrari; e contro quella «struttura di peccato», che era il latifondo incolto. Immancabilmente due proiettili ferirono a morte il vescovo. Era una sera d’estate del 1945. Dieci monache offrirono le loro vite a Dio. Il vescovo sopravvisse al baratto. Mentre dieci cadaveri si dissolvevano nel silenzio di una strage dimenticata. Solo a distanza di undici anni, Peruzzo venne messo a parte del segreto.

Dalla nota a piè di pagina, Camilleri risale la storia. Insegue piste labili o cancellate. Conduce un’indagine sofferta e tormentosa. Interroga fonti storiche e documenti letterari. Entra nei turbamenti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che dai fondatori del monastero di Palma di Montechiaro discendeva. Mette in campo se stesso, con i suoi ricordi giovanili. Interroga e si interroga, sgomento, sul passato e sul presente. Intreccia cielo e terra. Il saggio narrativo include tempi lontani. E topografie. Montagne sassose, romitori, luoghi ostili e impervi. Gli spazi fisici si trasformano in archetipi geometrici. Dalla selva oscura, aspra e solitaria, al convento: dagli aliti di sepolcro degli essiccatoi per mummie, ai tanfi cerosi; dalla vischiosità della natura, a quella della storia: tra banditismo, separatismo, e connivenze malavitose. La temperatura della scrittura cambia gradazione. Si accende nel seppiato delle rievocazioni. Si stempera nel bianco e nero dell’inchiesta.   Salvatore Silvano Nigro

Sorgente: Le pecore e il pastore di Andrea Camilleri – Sellerio Editore

0 commenti su “La vita di dieci suore per un vescovo. Nel libro di Camilleri la vita di mons. Peruzzo | Gazzetta di Mantova

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: