Cultura

LETTERA APERTA AL VESCOVO DI NOTO ANTONIO STAGLIANÒ | Avolablog

mons-antonio-stagliano

settembre 13, 2014

mons-antonio-staglianoCarissimo Nostro Vescovo Antonio,

ci rivolgiamo a Lei come pastore della nostra Chiesa locale e come responsabile della Conferenza Episcopale Siciliana per la cultura e le comunicazioni sociali.

mons-antonio-staglianoAbbiamo avuto notizia dell’incontro che si è tenuto a Pergusa sul tema della pietà popolare e del Suo intervento che sottolineava l’urgenza di orientare quelle manifestazioni che presentano atteggiamenti o scelte talvolta non pienamente evangeliche.

Desideriamo sottoporre a Lei, ai sacerdoti, ai diaconi alcune considerazioni su delle linee di tendenza che si registrano in questi ultimi anni: l’esplosione di nuove forme devozionistiche e, in alcuni casi paganeggianti, insieme alla presenza pervasiva di amministratori locali sempre presenti alle manifestazioni religiose. Per certi aspetti le due cose vanno insieme. Le tante civiltà insediatesi nella Sicilia, e nel Meridione d’Italia, hanno lasciato una riserva di tradizioni e di culti da cui attingere quando qualche cosa si perde. Per una tradizione persa c’è solo l’imbarazzo della scelta, tanto è grande il serbatoio storico a cui far riferimento. Si registra però un paradosso: l’involucro della festa può anche rimanere in piedi senza il contenuto. La festa cristiana è gioia, testimonianza ed esige conversione. Le luci, il commercio, i fuochi pirotecnici sono venuti dopo, ma rischiano di reggersi da soli, senza l’evento che le ha generate.

Oggi nella festa si registra la gioia, quella mondana, caratterizzata da complessi musicali (spesso discutibili e perfino di cattivo gusto) e sagre paesane, manca però la testimonianza. Mentre è la testimonianza la vera festa! Se si perde questo assunto, tutto è possibile! La Chiesa, che non ha certo inventato il motto “panem et circenses”, ha il compito di educare alla essenzialità della Buona Novella, non certo assecondare il contenuto del motto latino. Riteniamo pedagogicamente corretto distinguere il folklore religioso dalla festa cristiana e in ogni caso che questo non prevalga sulla festa, anche solo nell’esposizione mediatica (manifesti e annunci radiotelevisivi).

Oggi, in tempo di crisi, le feste dovrebbero ispirarsi ad una certa sobrietà, ad uno stile dettato anche dalla sana razionalità che si è sempre appellata “alla diligenza del buon padre di famiglia”. E’ inspiegabile la gara che a volte si viene a creare tra tifoserie religiose rivali. Spesso viene alimentata pubblicamente. Papa Francesco ci invita continuamente, con le parole e con la testimonianza, a vivere quella sobrietà che fa somigliare ogni cristiano a Gesù. La presenza poi degli amministratori locali che affiancano i sacerdoti, i diaconi, i devoti delle Confraternite crea spesso solo confusione. Molti Santi sono onorati con ceri votivi, senza che se ne giustifichi l’origine storica. Siamo in presenza di una nuova svolta costantiniana?

Il problema sta proprio qui: chi finanzia le feste? Le parrocchie, i comitati promotori, i devoti o le pubbliche amministrazioni? Quale rapporto ha avuto Gesù col potere religioso e politico? All’inizio della sua vita pubblica il diavolo lo tenta proprio sul potere, quando lo invita a trasformare le pietre in pane e ad inginocchiarsi per poter disporre di tutti i beni della terra. Oggi, come all’epoca di Gesù, chi detiene il potere generalmente asseconda quella tentazione che Gesù allontanò: offre alla Chiesa “il pane”, la vuole docile promettendole potere, in cambio di consenso elettorale. Gesù si manteneva a distanza dai potenti di turno, era un uomo libero e il suo pane, il pane eucaristico, era, é e sarà nutrimento per uomini liberi. Non riusciamo a immaginare una manifestazione, una processione con Gesù, i discepoli, la folla, i sommi sacerdoti, Erode e Ponzio Pilato, i mercanti del tempio, tutti insieme appassionatamente.

La realtà obbedisce a dei copioni diversi, a volte include qualche fuori programma, addirittura davanti all’abitazione di qualche boss. Gesù nell’ora della prova era solo, tremendamente solo! È ancora oggi solo? In un tempo in cui i ricchi sono sempre più ricchi e molti sono i nuovi poveri, alcune questioni sentiamo il dovere di sottolinearle. Gli attuali amministratori scaricano sui precedenti la responsabilità del dissesto economico e quelli che verranno accuseranno gli attuali. Le comunità parrocchiali, di volta in volta accolgono gli amministratori di turno, senza entrare mai nel merito delle responsabilità di politici, uomini di chiesa, preti, diaconi, e laici; poi, alla vigilia delle elezioni, spunta il solito volantino scritto da qualche “anima bella” che indica la figura del politico perfetto. E la coscienza è tranquilla! Mancano la critica e l’autocritica e non a caso! I poteri per loro natura tendono a sostenersi l’un l’altro. E infatti. Non una parola sulle incompiute, se ne contano oltre duecento in Sicilia. Non una parola sulla mala sanità, sulla scuola, sulla droga, sul disagio giovanile, sulla disoccupazione, sulla crisi dell’agricoltura, sull’assistenzialismo, sul clientelismo, sugli sprechi, le operazioni economiche allegre e creative, sui debiti accumulati negli anni dai Comuni. Qualcuno, a titolo personale, prende delle iniziative su singoli temi ma manca l’unità d’intenti, manca l’analisi condivisa e severa.

Carissimo Nostro Vescovo Antonio,
la famiglia umana che Gesù ha costituito nell’Amore, supera i legami di sangue, supera, a maggior ragione, quelli fondati sull’utile. Ci appelliamo alla Sua persona perché possiamo ascoltare una parola di chiarezza e conoscere decisioni che possano educare il santo popolo di Dio a Lei affidato.

Michele Boccaccio
Salvatore Vaccarella
Carmelo Vaccarella
Lauretta Rinauro
Francesco Migliore
Giovanni Alessi
Claudio Santoro
Salvatore Di Maria
Antonio Trefiletti
Sebastiano Campisi
Di Grande Maria
Sebastiano Cassarisi
Maria Antonietta Giummo
Giuseppe Tidona
Alessandro Buscemi
Giuseppe Caruso

Sorgente: LETTERA APERTA AL VESCOVO DI NOTO ANTONIO STAGLIANÒ | Avolablog

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