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Festino, il messaggio dell’arcivescovo: “No alle contrapposizioni, qui lo ius soli c’è già” | Repubblica.it

15 luglio 2017 – di CLAUDIO REALE

mons-corrado-loreficeIl messaggio di Lorefice ai fedeli: “Pensare che sia l’arrivo di tanti fratelli dal Sud del mondo a togliere il lavoro ai nostri giovani è una totale idiozia. Abbiamo una vocazione: essere capitale dei Giovani e della Cultura. E a chi sfregia la memoria di Falcone diciamo: noi non siamo così”.

Parla di «una città e una regione bisognose di soccorso». Di «nuove pesti siciliane che si presentano davanti ai nostri occhi». Di una «mancanza di futuro» dovuta alla «mancanza endemica di lavoro» e di «un mondo senza giustizia, dove in maniera insopportabile i poveri impoveriscono e aumentano, mentre i ricchi si arricchiscono». Di fronte a queste sfide, nel suo messaggio rivolto a Palermo per la celebrazione del Festino di Santa Rosalia, l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice mette in guardia dalla contrapposizione dei due esodi, «quello dei nostri giovani e quello dei popoli del Sud. «Chi ha una responsabilità politica ed è purtroppo miope e ignorante – dice Lorefice – può farlo. Noi no. Noi no. Pensare che sia l’arrivo di tanti fratelli dal Sud del mondo a togliere il lavoro ai nostri giovani è una totale idiozia. Al contrario: l’esodo epocale dall’Africa attraverso il Mediterraneo è l’appello, e soprattutto l’opportunità che la storia ci offre, per ribaltare il perverso assetto del mondo e della sua economia; per creare nuove possibilità e nuove speranze proprio grazie all’accoglienza e all’integrazione dei tanti che giungono e che già oggi sono un polmone del lavoro e dello stato sociale in Italia».

Per questo Lorefice vede la possibilità di un’«alleanza fra i due esodi» come «il vero orizzonte che ci può consentire un passaggio nuovo. I migranti e i giovani in Sicilia – prosegue l’arcivescovo – non sono reciprocamente nemici, ma sono il popolo del futuro, il popolo della speranza. E tutto questo è nelle nostre mani: quelle mani che in questi anni si sono spese nell’accoglienza, con la generosità siciliana, con la grandezza d’animo delle donne e degli uomini di Palermo. L’ho detto più volte e lo ripeto: qui lo ius soli c’è già, a dispetto delle beghe vergognose dei palazzi della politica in questi giorni».

Per uscire «dalla peste», così, l’arcivescovo di Palermo vede un’occasione presentarsi «senza servilismi e sottomissioni. Palermo – osserva Lorefice – ha una vocazione riconosciuta: essere città dei Giovani e città della Cultura. Ad una chiamata si risponde con spirito di responsabile e creativa compartecipazione».

C’è spazio poi anche per un passaggio sugli episodi degli scorsi giorni allo Zen. «In questi giorni – ricorda Lorefice – la nostra meravigliosa terra è funestata da una miriade di incendi devastanti, opera quasi sempre della mano dell’uomo; la nostra città da atti vandalici diretti a sfregiare la memoria di chi come Giovanni Falcone, nell’esercizio feriale e responsabile della professione, ha versato il sangue per la giustizia e la legalità. Noi stasera, se siamo il popolo di Rosalia dobbiamo dirci e prometterci che non saremo così».

Sorgente: Festino, il messaggio dell’arcivescovo: “No alle contrapposizioni, qui lo ius soli c’è già” – Repubblica.it


Messaggio dell’Arcivescovo per il Festino: “Liberiamoci dalla peste dell’individualismo e della sopraffazione | Arcidiocesi di Palermo

“Riguadagnare la visione della convivenza, vivere la città vincendo l’individualismo, una delle pesti più gravi di oggi, liberarla dai falsi idoli”.

Monsignor Corrado Lorefice al suo secondo Festino, apre le porte di casa per la presentazione del programma delle celebrazioni e non si sente più uno «straniero». “Sono palermitano” – ripete durante il suo intervento e lancia messaggi forti sul modo di intendere il ruolo di ciascuno nella città. Bandire l’individualismo, “noi meridionali abbiamo questa tendenza. Ma il messaggio di Rosalia è chiaro: lei si apparta non per deresponsabilizzarsi, ma per fare pienamente parte della città, tanto da intercedere per la liberazione dalla peste, che oggi è quella della sopraffazione, della ricerca degli interessi personali”.
Ha ancora negli occhi le fiamme che un anno fa avvolsero Monte Pellegrino, provocando gravi danni. Scene che si sono ripetute in altre parti della Sicilia. “Ancora una volta gli uomini distruggono se stessi con gli incendi. Se non recuperano il senso della relazione con la natura, gli uomini preparano il deserto della loro vita e distruggono se stessi” – sottolinea.
Il prendere parte alla vita della città significa anche saperla rendere accogliente. «Palermo può diventare un modello per la nostra Europa, l’unica via è riconoscere e accogliere l’altro, da qui deve partire un invito al dialogo interreligioso, alzare i muri o chiudere i porti non serve a niente – osserva -. Sappiamo che prima o poi i muri vengono abbattuti e soprattutto oggi abbiamo questa grande responsabilità, che consiste nell’accoglienza e nel valorizzare la diversità dell’altro». Un concetto che diventerà concretezza proprio la mattina del 14 luglio, alle 10, quando al palazzo arcivescovile (come già avvenuto l’anno scorso per la prima volta) accoglierà i rappresentanti di tutte le confessioni religiose per un incontro di fraterna amicizia «a testimonianza dell’armonia, della pace e della solidarietà tra gli uomini».
Dal volto di Rosalia «può venire un fascio di luce per tutti». L’imperativo è liberare la città dai falsi idoli. Proprio come fece il grande profeta Elia nell’Antico Testamento, che diventa l’icona scelta da Lorefice per interpretare in chiave teologica il tema della «leggerezza». «Con un gruppo di giovani preti ci siamo interrogati su questo tema e dal confronto è venuta fuori la figura del profeta Elia, che tiene testa ai falsi profeti, parla con chiarezza e Gezabele vuole ucciderlo, perché risulta un profeta scomodo, che dice la verità». E, per Lorefice, il passaggio a Rosalia, a don Puglisi e ad altri profeti «laici» è breve. «Falcone e Borsellino sono profeti che, come Rosalia, non hanno distolto lo sguardo da ciò che veramente conta, lottando contro ogni falso idolo e falso profeta e contro il giogo che questi impongono alla vita degli uomini e delle relazioni» ricorda l’arcivescovo, in occasione del venticinquesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio.
E continua con l’esempio di Elia. Quando il profeta sale sul monte Oreb, Dio si presenta a lui. Lorefice cita il primo libro dei Re: «Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento ci fu un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto ci fu un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco ci fu il mormorio di un vento leggero”. Ecco “Dio è presente in questo soffio – dice l’Arcivescovo – La profezia vera è quella che ci fa ascoltare la verità più profonda del nostro cuore al cospetto di questa leggerezza rivelativa, e cioè che nessun uomo deve prendere il posto di Dio, altrimenti l’idolo schiavizza e ci confonde. Rosalia è questa energia di bellezza, di riscatto da chi vuole rendere la vita alienata, schiavizzata, oppressa”.

Sorgente: Messaggio dell’Arcivescovo per il Festino: “Liberiamoci dalla peste dell’individualismo e della sopraffazione | Arcidiocesi di Palermo

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