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L’incredibile storia di don De Florio tra gli zingari e i Sem terra, sempre “oltre” | Marsala Live

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di  17 luglio 2017

mons-pietro-maria-fragnelliUn prete sempre oltre – Mercoledì a Trapani. Una storia che sembra un romanzo, vissuta in un continuo “dirottamento”: quella di un prete quasi novant’enne, don Vincenzo De Florio

 

Trapani – “Si può vivere tutta la vita senza fermarsi mai? E soprattutto si può vivere andando oltre con coerenza? Questo libro offre una testimonianza credibile di come si può diventare grandi, nella vita, andando sempre ‘oltre’, fino al paradosso evangelico di ‘diventare bambini’!” (Dalla prefazione di Pietro Maria Fragnelli).

Una storia che sembra un romanzo, vissuta in un continuo “dirottamento”: quella di un prete quasi novant’enne, don Vincenzo De Florio, pugliese. Una storia che è diventata un volume (Pensa Mutimedia) a cura dell’antropologa Alba Monti del Comitato Scientifico dell’A.I.FO. nazionale, una parte della sua vita trascorsa tra gli Indios Guarani:

Se non diventerete come bambini. Storia di un prete rimasto bambino” che sarà presentato mercoledì prossimo 19 luglio con inizio alle ore 20 presso la sala “Giovanni XXIII” del Polo Culturale e Museo “San Rocco” a Trapani. Con l’autore e la curatrice interverrà il vescovo Pietro Maria Fragnelli. Modera Liborio Palmeri, delegato vescovile e direttore del “San Rocco”.

Don Vincenzo De Florio chiamato in Brasile padre Vicente – è nato a Palagiano nel 1928 e da sacerdote si è occupato per molti anni della pastorale degli zingari, pubblicando il libro “Zingaro mio fratello” frutto della sua esperienza di 16 anni di vita itinerante con i rom khorakhanè del Montenegro e cristiani calabresi della baraccopoli di Lamezia Terme. Da sempre impegnato nel servizio ai poveri ed agli “ultimi”, ha ricoperto anche incarichi istituzionali nella pastorale diocesana e l’ufficio di Vicario generale della Diocesi creando case di accoglienza per ex tossicodipendenti, senza fissa dimora ed ex detenuti. Da Vicario Vescovile ha dato un impulso decisivo al gemellaggio con il Brasile, con la diocesi di Proprià fino quando, nel gennaio 1996, nonostante l’età avanzata di quasi 70 anni, un nuovo “dirottamento” e la partenza come missionario fidei donum in Brasile dove è stato parroco del municipio di Santana do S. Francisco, insieme a sei villaggi e case sparse dappertutto, spesso difficilmente raggiungibili, per complessivi circa 7.000 parrocchiani, prete dei Sem terra.

Foto d’archivio, con don De Florio e il vescovo Fragnelli in Brasile.

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[«OGNI UOMO CHE MUORE È UNA BIBLIOTECA CHE S’INCENDIA». Resomi conto d’aver vissuto inimmaginabili meraviglie di grazia, ho avvertito il bisogno di evitare l’inevitabile incendio sempre più prossimo affidando a un file, perché li memorizzasse, i doni che non ritenevo giusto chiudere a chiave nel segreto del mio scrigno, aspettando che venissero distrutti dall’approssimarsi della mia rinascita nell’eterno. Avendo già sperimentato la bellezza del raccontare, ho ritenuto di testimoniare ancora una volta che tanto dono di grazia è germogliato dal mio cuore bambino. Nella prima parte di questo libro, racconto la mia storia fin dalla nascita come per un check-up al mio cuore che, nonostante gli anni, continua a mantenersi bambino. Nella seconda, scrivo altre pagine del mio vissuto fino a oggi, a partire da quando nel 1989, obbediente al richiamo del Vescovo, rientrai ancora più solennemente in Gerusalemme (il vissuto nel Sacro) come Vicario generale. Con le antenne del cuore sempre puntate verso Betlemme (il vissuto nelle periferie), scendendo quotidianamente da Gerusalemme verso Gerico (il vissuto profano), captai immediatamente la presenza di una umanità giovane, ma derubata di tutto, gettata come morta ai margini del mio cammino. Gli anni nella Comunità Monte Sant’Elia tra giovani tossicodipendenti e emarginati d’ogni genere, mi prepararono a un dono ancora più sorprendente e, in modo imprevedibile, mi trovai nuovamente a Betlemme: in una terra lontana e oltre Oceano. Sempre affascinato per gli avvenimenti susseguitisi uno dopo l’altro, ho voluto narrarli cercando di far capire – ma Lettrici e Lettori l’avranno già compreso da sé – che il protagonista è Lui, il divino in noi sempre operabile. E per testimoniare le grandi cose che fa l’Onnipotente quando, umili nella verità, permettiamo alla bontà misericordiosa del nostro Dio di guardare alla pochezza del suo servo (Lc 1,48-49).]

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