“Un tempo le compagnie teatrali erano molto distanti dalla Chiesa istituzionale, ora invece il ritorno sembra essere una possibilità”.

Lo ha detto monsignor Antonino Raspanti, appena eletto vicepresidente della Cei per il Sud e finora presidente della Commissione episcopale per la cultura e la comunicazione, intervenendo oggi alla conferenza stampa di presentazione della quinta edizione di “I teatri del sacro”, che quest’anno – per la prima volta dopo le passate edizioni, che si sono svolte a Lucca – si svolgerà ad Ascoli Piceno, dal 4 all’11 giugno.

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Raspanti è partito dalla constatazione che, fin dalla prima edizione dell’iniziativa, “centinaia di compagnie teatrali hanno aderito, cosa che non avviene altrove”. “Come mai un successo così straordinario, che va totalmente al di là delle barriere confessionali o strettamente religiose?”, si è chiesto il vescovo. “Data la spettacolarizzazione continua, da qualche decennio, della vita quotidiana e data la tendenza continuamente estetizzante – la risposta – c’è chi vuole esprimere con grande libertà quello che ha dentro e non lo vede autenticamente validato negli ambienti istituzionalmente dediti a questo. E allora cerca strade nuove, ambienti nuovi, anche apparentemente contraddittori con le proprie istanze”. Di qui il “ritorno” degli artisti nell’alveo delle iniziative, come “I teatri del sacro”, promosse dalla Chiesa.

“È nostro dovere farlo”, ha sottolineato Raspanti, ricordando che il teatro “è uno degli elementi fondamentali dell’uomo, dove vengono rappresentati e ripresentati elementi di vita ferita, che ha speranze da coltivare, che ha paure che vuole allontanare”.