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Comunicazione e Chiesa: lettera aperta di Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo | Belice.it

mons-domenico-mogavero

Redazione | 26 gennaio 2010

Di seguito pubblichiamo il testo presentato dal Vescovo della diocesi di Mazara del Vallo Domenico Mogavero durante l’incontro con i giornalisti tenutosi il 24 gennaio 2010.

Un saluto cordiale a tutti voi, operatori del mondo della comunicazione e dell’informazione, e un grazie sentito per avere accolto l’invito a questo incontro.

Tante volte ci siamo incontrati in questi quasi tre anni del mio ministero episcopale nella Diocesi di Mazara del Vallo e ciò mi ha consentito di instaurare con voi un rapporto di confidenza e di dialogo, che ha facilitato il rapporto vicendevole, nel rispetto dei ruoli e delle competenze. Al riguardo, mi pare di non aver mai disatteso le vostre richieste e di avervi favorito nell’esercizio della vostra professione. Proprio questa assidua frequentazione mi ha suggerito di realizzare anche qui da noi una bella consuetudine dei vescovi, già consolidata in molte diocesi italiane, di riunire, cioè, gli operatori del variegato mondo della comunicazione e dell’informazione per un momento di riflessione, di confronto e di proposta, nella ricorrenza della memoria liturgica di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

Nel comunicato-invito, diffuso da don Francesco Fiorino, direttore dell’Ufficio diocesano della comunicazioni sociali e del quindicinale “Condividere”, sono state richiamate sinteticamente le ragioni che hanno motivato l’Autorità ecclesiastica nel proclamare il Santo quale patrono dei giornalisti. Capite subito che la denominazione del patrocinio richiede ormai un aggiornamento, rispetto alla situazione del 1923, quando gli strumenti della comunicazione erano la carta stampata e l’incipiente attività della radiofonia. mons-domenico-mogaveroAl riguardo, credo sia di un certo interesse il fatto che la vostra categoria, il cui patrono non è propriamente un operatore della comunicazione, potrebbe avere presto un beato nella persona di Igino Giordani (Tivoli, 24 settembre 1894 – Rocca di Papa, 18 aprile 1980), scrittore, giornalista, deputato, direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana, direttore del quotidiano della Democrazia cristiana “Il Popolo”, della rivista “Città nuova” e collaboratore de “L’Osservatore romano”.Il mio intendimento è stato, peraltro, sollecitato anche dal fatto che il piano pastorale annuale, intitolato Comunicazione e missione, è dedicato, appunto, al tema della comunicazione. Come anticipato nell’invito, desidero proporvi alcune considerazioni sul binomio comunicazione e Chiesa, nell’intento di chiarire e qualificare ulteriormente l’interazione tra voi e noi, approfondendo le rispettive esigenze attese. Ovviamente, non è mia intenzione farvi una “predica”, ma piuttosto offrirvi alcuni spunti per avviare una discussione proficua.

Diocesi di Mazara del Vallo

COMUNICAZIONE E MISSIONE

Piano pastorale 2009-2010

Ieri pomeriggio, in vista dell’incontro di questa mattina, ho “navigato” un po’ su internet e ho potuto osservare che ci sono tanti siti che documentano l’attenzione delle comunità ecclesiali verso gli operatori della comunicazione, in occasione della memoria del Patrono dei giornalisti.

La constatazione mi ha impressionato piacevolmente e mi ha fatto riflettere sul fatto che l’orientamento maturato nella Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II (decreto Inter mirifica del 4 dicembre 1963) comincia a dare i suoi frutti. Ne sono una bella testimonianza la Giornata mondiale della comunicazioni sociali, istituita da Paolo VI e celebrata per la prima volta il 7 maggio 1967, e i messaggi pontifici diffusi per tale occasione proprio in coincidenza con la memoria liturgica del Santo ginevrino. Questa scorribanda nel mondo di internet, se da un lato documenta l’interesse della Chiesa verso gli operatori e i mezzi della comunicazione sociale, dall’altro evidenzia un’attenzione dei media al religioso, espressa dal fatto che persone ed eventi (talora anche il gossip) concernenti persone e istituzioni ecclesiastiche fanno notizia e questa informazione incontra il gradimento e la curiosità dei fruitori.

Per fare solo un’esemplificazione, cito la presenza piuttosto frequente di preti e suore negli sceneggiati; per non dire dell’ultimo film di Verdone Io, loro e Lara, che, come sapete, presenta la vicenda di un missionario italiano che, tornato in Italia per essere aiutato a superare un momento di crisi spirituale, trascorre un periodo di riposo in famiglia, non trovando, però, nessuno disposto ad ascoltarlo e costretto, invece, a farsi carico dei problemi degli altri. Il film ha avuto un notevole successo di pubblico e un discreto consenso di critica, anche se nel nostro mondo ecclesiastico ha registrato valutazioni non sempre favorevoli. Vi riporto il giudizio dell’Arcivescovo di Bari mons. Francesco Cacucci, presidente della Commissione episcopale della CEI delle comunicazioni sociali, che ritengo molto plausibile: “Il prete di Verdone è trattato con garbo e rispetto, colmo di umanità, credibile”.

Queste rapide citazioni mi inducono ad alcune altrettanto rapide considerazioni.

* La comunicazione (parole, immagini, scritti) è la dinamica che caratterizza il nostro tempo, al punto che se qualcosa non trova spazio nei media è come se non fosse mai avvenuta.

* La rapidità e la globalità della comunicazione hanno accorciato le distanze e hanno favorito una presa d’atto e, si spera, una presa di coscienza, tendenzialmente universale, di quanto accade, favorendo una consapevolezza corresponsabile e solidale.

* Queste dimensioni della comunicazione richiedono negli operatori la consapevolezza del compito sociale e culturale della medesima e della sua funzione promozionale. Ciò significa che la comunicazione e l’informazione devono essere sempre meno un prodotto di consumo e sempre più uno strumento educativo e di crescita delle persone.

* Sul ruolo e sulla responsabilità degli operatori della comunicazione ritengo opportuno spendere una parola sulla pretesa che qualcuno segretamente nutre di domare o addomesticare i media, come se si trattasse di sventare rischi e pericoli, oppure si pensasse di tenere sotto controllo dei mostri. Al contrario, non bisogna mai dimenticare che i media sono una grande risorsa e una energia da valorizzare, conoscendone ovviamente le potenzialità e i meccanismi che ne regolano vita e funzionamento.

* Non si può, tuttavia, negare la tendenza di un certo giornalismo scandalistico e sensazionalista, che calca la mano sui toni e che mira più all’impatto mediatico piuttosto che alla proposta della notizia. Su questo versante fa riflettere una massima di san Francesco di Sales: “Se sbaglio, voglio sbagliare piuttosto per troppa bontà che per troppo rigore”. Il criterio è certamente arduo da mettere in pratica, però non si può non concordare con il Santo, considerato che l’operatore della comunicazione non può assumere come criterio principale di azione quello di carezzare le orecchie dei suoi lettori.

* Un’ultima considerazione riguarda l’atteggiamento del giornalista di fronte al fatto e alla notizia. Egli ne deve essere l’imparziale narratore senza farsene giudice, meno che mai manipolatore. E se dovesse accadergli talora di venir meno alla deontologia professionale, sappia fare autocritica, riparando il mal fatto.

paolo-viIn conclusione, faccio mia la proposta contenuta nel messaggio di Paolo VI per la 7a Giornata mondiale della comunicazioni sociali del 1973, sul tema Le comunicazioni sociali e l’affermazione e promozione dei valori spirituali:

Chiediamo a tutti coloro che sono impegnati nelle comunicazioni sociali di farsi portavoce degli atti di sacrificio e di dedizione che avvengono nel mondo, di far conoscere il bene, che abbonda, e il dinamismo, l’entusiasmo, l’abnegazione di tante persone, specialmente dei giovani. Sappiamo che ci sono molti professionisti di buona volontà che desiderano ardentemente, di porre questi «congegni inanimati» al servizio dei loro fratelli e sono decisi a farlo. Chiediamo a tutti costoro di rinnovare il loro impegno di trasformare gli strumenti di comunicazione sociale in fiaccole ardenti e in potenti fari che illuminino il cammino verso la sola vera felicità”.

Mentre vi ringrazio nuovamente per avere accettato il mio invito, vi rinnovo la mia gratitudine per l’attenzione costante che prestate e per la collaborazione cordiale che offrite alla vita e alla missione della Chiesa che è in Mazara del Vallo.

Domenico Mogavero
Vescovo di Mazara del Vallo

Sorgente: Comunicazione e Chiesa: lettera aperta di Domenico Mogavero, Vescovo di Mazara del Vallo | Belice.it


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Mazara del Vallo: “I media sono una grande risorsa da valorizzare” | Ufficio per le comunicazioni sociali

“Non bisogna mai dimenticare che i media sono una grande risorsa e una energia da valorizzare, conoscendone ovviamente le potenzialità e i meccanismi che ne regolano vita e funzionamento”. Questo uno dei passaggi contenuto nel messaggio che il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, ha inviato ai giornalisti in occasione della festa di San Francesco di Sales.

27 gennaio 2010

“Non bisogna mai dimenticare che i media sono una grande risorsa e una energia da valorizzare, conoscendone ovviamente le potenzialità e i meccanismi che ne regolano vita e funzionamento“.
Questo uno dei passaggi contenuto nel messaggio che il vescovo di Mazara del Vallo, mons. Domenico Mogavero, ha inviato ai giornalisti in occasione della festa di San Francesco di Sales. “Di fronte al fatto – ha aggiunto Mogavero – il giornalista deve essere l’imparziale narratore senza farsene giudice, meno che mai manipolatore”.

ALLEGATI

MAZARA DEL VALLO «Media: energie da valorizzare»

Sorgente: Ufficio per le comunicazioni sociali » Mazara del Vallo: “I media sono una grande risorsa da valorizzare”

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sabato 30 gennaio 2010

 

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