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Noto: Ricordo di Mons. Salvatore Guastella | valdinotomagazine.it

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Posted by biagioiacono on dic 4, 2016 in Arte e CulturaNotoPrima PaginaZibaldone Direttore | di  Emanuele Umberto Muscova

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Mons. Salvatore Guastella e Papa Giovanni Paolo II in udienza a Roma il 16 Novembre 1986.

RICORDO di

MONS. SALVATORE GUASTELLA,

Sacerdote, Ricercatore e Storico della Chiesa di Noto.

Perché, per i suoi vastissimi studi di ricercatore e di scrittore, ritengo possibile paragonare il Guastella al nostro concittadino Rocco Pirri.

Il 5 dicembre dello scorso anno, moriva Mons. Salvatore Guastella (Noto, 1922 – Avola, 2015) infaticabile Storico ed integerrimo Sacerdote, mio Amico e Maestro nonché Collaboratore dal 1975 dei giornali cartacei ed online che ho promosso in tanti anni, compresi i libri e questo Magazine.  Doveroso pertanto un primo Ricordo di Lui, già tracciato dal ns. E.U. Muscova in occasione d’un recente incontro al MEIC di Noto, su invito del Presidente prof. Angelo Fortuna, mentre spero di poter presto pubblicare un volumetto sulla di Lui figura d’Intellettuale militante e di fedelissimo Figlio della Chiesa di Noto. Biagio Iacono


Ringrazio il nostro Presidente, prof. Angelo Fortuna, che questa sera mi dà l’opportunità di com-memorare opportunamente una personalità ecclesiale e culturale di alto profilo qual è stato sicuramente il nostro caro ed indimenticabile Mons. Salvatore Guastella, che ancora io ricordo con molta stima, anche perché egli mi onorava della sua amicizia fornendomi generosamente del materiale di documentazione storica e biografica di personalità netine, come quella del Commendatore Giuseppe Fortunato Pirrone, di cui il nostro Monsignor Guastella fu un sincero amico di famiglia. Ringrazio l’amico prof. Costantino Guastella, che gentilmente mi ha fornito dati e date per questa relazione a ricordo.

Nella Noto,che veniva guidata sul piano politico-amministrativo dal sindaco avv. Corrado Sallicano, il 26 gennaio 1922 nacque Salvatore Guastella da Luigi, imprenditore edile, e da Maria Frasca, casalinga, nell’abitazione di famiglia di piazza Risorgimento 66, comunemente conosciuta come “Cozzo della Fiera”, perché vi si svolgeva la fiera in occasione della festa di Pentecoste, fiera che risaliva alla concessione fatta nel 1427 dal Re Alfonso V il Magnanimo a richiesta del suo Vicerè netino Nicolò Speciale. Salvatore era figlio primogenito e cresceva con i suoi coetanei del quartiere secondo le costumanze del tempo, e in modo particolare forse si recava nell’area della chiesa parrocchiale del Crocifisso, dove i ragazzi solevano giocare sui due leoni lapidei romanici,provenienti dall’antica Noto.

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La sua frequenza continua della chiesa del Crocifisso faceva progressiva- mente maturare nel giovane Salvatore Guastella la vocazione per la mis-sione sacerdotale,forse perché era stata favorita dal suo parroco,che, cono-sciutolo,lo sollecitava,ma con il consenso dei suoi genitori,ad entrare,per la sua formazione sacerdotale nell’estate del 1932,nel Seminario Vescovile estivo in S. Maria della Scala di Mons. Giuseppe Vizzini, una persona di elevata cultura teologica, soprattutto perché era già stato un docente e studioso di Patristica nell’Università Gregoriana. Alla sua scuola il Guastella compiva i suoi primi studi di base, per poi poterli continuare e completare con il nuovo Vescovo Mons. Angelo Calabretta, per me di santa memoria. E dopo gli studi di Sacra Teologia don Salvatore Guastella e don Vincenzo Caruso, suo coetaneo, vennero ordinati presbiteri il 29 maggio del 1945 da Mons Calabretta, quando, di recente, era finalmente finita la seconda guerra mondiale.

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Cattedrale di Noto: Funerale di Mons. Salvatore Guastella.

Subito dopo l’ordinazione sacerdotale don Salvatore venne nominato dal Vescovo Rettore della chiesa ex-abbaziale di S. Maria dell’Arco. Don Salvatore l’abbiamo visto operare con molto zelo, collaborando con il parroco, Mons.  Nunzio Zappulla, autore di un libro sulla Cattedrale. Nella veste di vice-parroco don Salvatore dava un contributo notevole alla sua nuova parrocchia, coltivando, nella stessa maniera, il culto al S. Patrono, tanto che nel 1955 poteva pubblicare il testo titolato “S. Corrado Confalonieri”, Tipografia Marchese, Siracusa: era il grande amore di giovane sacerdote per il Patrono della nostra città, che era miracolosamente per grazia di S. Corrado scampata ai bombardamenti aerei dell’ultima guerra, quando don Salvatore abitava al Piano Alto, che veniva più volte preso di mira dagli aerei inglesi, determinando morti e feriti. Tale tema agiografico interessante l’avrebbe, più volte, trattato nella sua ricca produzione libraria successiva. Per la sua notevole cultura acquisita negli studi seminariali il nostro giovane sacerdote nel Seminario Vescovile del Rettore Mons. Antonio Occhipinti, poteva svolgere, con competenza, il suo ruolo di docente di Lettere per gli alunni della Scuola Media e del Ginnasio, quand’era vice-Rettore Mons. Matteo Gambuzza, sacerdote di notevole bontà e concittadino ed amico del prof. Giorgio La Pira, docente di Diritto nell’Ateneo fiorentino e sindaco della città. Ma, per disposizione del Vescovo, don Salvatore svolgeva anche le funzioni di Cancelliere della Curia Vescovile. Personalmente lo ricordo d’essere stato pure Assistente Ecclesiastico dell’Associazione degli Esploratori del Noto I “Ascendere” al tempo degli amici Angelo Scivoletto, Commissario di Zona, Francesco Mandolfo Direttore di Riparto e Vincenzo Cassibba, Istruttore di Riparto, amici che non ho mai dimenticato. Era il 1946,quando la sede era l’ex-Cappella Landolina, dedicata a S. Elia, come la chiesa di Calabernardo voluta dalla stessa famiglia nobile. Ma don Salvatore era pure l’Assistente Ecclesiastico della Gioventù Femminile di Azione Cattolica.

Essendo molto interessato agli studi storici,dopo la morte dei suoi genitori che egli aveva curato amorevolmente, il 1° gennaio 1968, il can. don Salvatore Guastella decideva di lasciare la sua Noto per potersi trasferire a Roma, con l’autorizzazione dell’autorità episcopale, allo scopo di migliorare i suoi studi di Storia Patria, di Storia delle nostre Chiese locali e degli stessi Ordini religiosi, sia passati che presenti, anche per potere informare il clero e i laici interessati a tali conoscenze. Per poter migliorare i suoi strumenti culturali di ricerca documentaria,come perfetto studioso e storiografo, egli si iscrisse e frequentava i corsi della Scuola di Paleografia e Diplomatica, studi che poi sicuramente lo avrebbero aiutato a potenziare la sua cultura specifica per la ricerca di importanti documenti d’Archivio, principalmente presso gli Archivi Segreti del Vaticano,ai quali egli poteva avere facile accesso nella veste di sacerdote,ma avrebbe operato ricerche anche all’estero,principalmente a Malta,come vedremo.

Naturalmente egli non era solo ricercatore storico, ma era sacerdote,quindi svolgeva la sua funzione di Vicario della parrocchia Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo dal 1968 all’agosto del 1971 e dal settembre del 1971 al 1995 era il parroco della chiesa di S. Maria Stella Mattutina, dalla quale io ricevevo documenti su G. F. Pirrone per poter completare alcuni miei lavori. In ordine agli studi di Storia Patria il nostro Monsignore ha dato generosamente alla nostra cultura locale notevoli contributi, collaborando attivamente con i giornali locali e nazionali, ma in modo particolare con il settimanale cattolico locale “La Vita Diocesana”. Ricordo, in modo particolare, e ricordiamo tutti, in realtà, gli articoli pubblicati sul nostro amato Vescovo Mons. Angelo Calabretta, che l’aveva ordinato presbitero, altri sulla storia del nostro settimanale,e tanti altri ancora che non cito perché sarebbe lungo e noioso menzionare, ma anche perché ognuno di noi, in realtà, come ho appena detto, ha avuto l’opportunità di leggerli direttamente sul periodico. E chi può dimenticare i suoi scritti sulla Basilica del SS.Salvatore dopo i ventennali lavori di consolidamento statico e di pregevole restauro decorativo a cura della Soprintendenza siracusana e sul nuovo Seminario Vescovile sotto il profilo storico? Non dimentico la sua relazione tenuta nel Seminario nel 50° anniversario della sua edificazione.

Ha operato, il nostro autore, accurate ricerche archivistiche anche a Malta, a La Valletta, presso la Curia Vescovile, per migliorare prima le sue conoscenze e poi anche le nostre sul Vescovo netino, da noi, in verità, poco conosciuto, se non forse addirittura ignorato, Senatore De Mello, un importante poeta e autore di un lungo poema di 12 mila versi, che era stato titolato “De Vero Romano Imperio”, dove l’autore sosteneva che il vero imperio era stato quello della Chiesa cattolica. Con il materiale certosinamente raccolto dal nostro autore veniva pubblicato un interessante libretto titolato:”Senatore De Mello di Noto e Vescovo di Malta,sec.XV, Roma, 1980”. In effetti il De Mello, pur nella veste di Vescovo di Malta, viveva a Catania, non sappiamo per quale ragione. Il De Mello era stato un poeta di notevole valore letterario, ma anche un alto prelato di buona cultura. Con molta mia modestia l’ho inserito tra gli Umanisti Netini in una mia precedente relazione storica.

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Sempre alla ricerca di notizie necessarie per le successive pubblicazioni e sempre nell’ambito religioso,a San Paolo del Brasile Monsignore Salvatore Guastella, con l’occhio attento del vero studioso, scopriva con interessante sua sorpresa l’esistenza di un inspiegabile culto riservato al nostro Beato francescano Antonio Etiope, ed era anche merito suo l’avere riscoperto un bauletto con le ossa del predetto Beato il 20 agosto 1977 nella chiesetta ex-conventuale dei Frati Minori Osservanti di S. Maria di Gesù, oggi sede della nostra Università;l’istituzione di un tale culto nel lontano Brasile poteva essere stata opera di un missionario francescano,di cui in realtà s’ignorano il nome e il tempo in cui ciò avvenne. Per tale ragione il nostro autore poteva scrivere e pubblicare un bel libro dal titolo: “Santo Antonio de Categerò (o di Noto) segno profetico d’impe-gno a favore dei poveri, San Paolo, 1986. Fratello Negro Antonio di Noto, detto l’Etiope (sec.XVI), Noto, 1991. Il testo, per la novità dell’argomento, si esauriva rapidamente tra i suoi lettori locali, tanto che Monsignor Guastella riteneva opportuno ristamparlo in un’edizione ampliata e tipograficamente più bella, in Diocesi assai diffusa e nota, con il titolo: “Fratello Negro Antonio di Noto, detto l’Etiope (sec. XVI), Noto,1991”.

mons-salvatore-guastellaMa la sua produzione di scrittore e storico è stata veramente notevole, anche in interessanti conversazioni,che tutti conosciamo,frutto delle sue inarrestabili ricerche,che venivano tenute con impegno ed entusiasmo nel Seminario Vescovile,alla presenza dei Vescovi,dei fedeli e di giornalisti, essendo relazioni capaci di stimolare l’attenzione del numeroso pubblico, ma anche presso le Suore Benedettine dell’ex-Eremo di S. Giovanni in Lardia, dove in un’occasione sono stato presente durante una sua relazione su S. Benedetto da Norcia. Noi ci limitiamo ad evidenziare le opere di nostra conoscenza, che mi sono state donate gentilmente e per la non recente amicizia con il fratello prof. Costantino, e a persone eventualmente interessate alla lettura,consigliamo di recarsi presso la nostra Biblioteca Comunale, dove si trovano tutti i suoi scritti,da lui direttamente catalogati e donati generosamente all’istituzione culturale pubblica, dove sono ben custoditi e valorizzati. L’avere donato tutte le sue opere alla Biblioteca è stato per me un atto importante per la cultura: è un atto che ogni scrittore netino dovrebbe fare per patriottismo.

Ricordo,come appassionato agli studi storici della nostra città,anche il frutto della sua ricerca storica,che era costituito dal testo titolato “Un diploma di Alfonso V il Magnanimo sul feudo Muxia, Noto,1974”:il testo riassume bene la storia feudale della famiglia nobile dei baroni Salonia della Muxia o Mucìa di Noto, partendo dal primo investito di tale baronia, che si chiamava Antonio Salonia per poi passare ai nomi dei suoi successori.Il feudo era molto ampio territorialmente,perché si estendeva dai territori dei Maucini a Portopalo e da qui a Marzamemi fino al pantano Roveto. Come si vede i suoi studi non erano solamente circoscritti al solo ambito religioso ed ecclesiale,ma si estendevano pure al mondo del laicato. Aveva raggiunto anche un livello tecnico-scientifico pregevole. I Salonia avrebbero rivestito un ruolo importante nella Storia di Noto.

Come presbitero il Guastella non poteva non occuparsi,dopo una ricerca negli Archivi Vaticani,dove ho avuto l’opportunità di fare alcune mie ricerche, dell’abate “Giovanni Aurispa, umanista e bibliofilo nel VI Centinario della nascita, 1975”. Si tratta di un testo veramente interessante culturalmente e abbastanza documentato per il suo lavoro di lettore paleografico. L’Aurispa svolse un ruolo importante nel Quattrocento al servizio del papato, di re e di personalità della politica italiana,ma senza dimenticare l’apporto dato alla cultura con il ritrovamento di molte pergamene di opere significative di autori classici, latini e greci. Una Scuola Media a Noto porta il suo nome. Ma va necessariamente detto che senza l’apporto dato dall’Aurispa alla cultura europea del tempo,oggi noi avremmo una conoscenza assai limitata della cultura del mondo classico, perché fino a quel punto avevamo una conoscenza culturale della civiltà antica mediante gli studiosi arabi,come sappiamo dai nostri studi scolastici. L’Aurispa era stato il maestro della lingua greca antica del giovane studioso Lorenzo Valla, che memore della sua prima formazione, nei suoi scritti spesso soleva, con modestia, chiamarlo “magister meus”. Ciò può voler dire che l’opera sua sul piano formativo dovette essere notevole: era stata certamente una buona scelta del maestro, fatta dallo zio Cardinale Enea Silvio Piccolomini, poi divenuto pontefice con il nome di Pio II, che noi tutti conosciamo da precedenti studi. Insegnò la lingua greca in varie Università, in particolare in quelle di Firenze, Bologna e Ferrara.

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Avevamo avuto, noi Netini, come docente di Diritto presso lo Studio bolognese il prof. Andrea di Bartolomeo, detto Barbazio per il suo famoso pizzetto e considerato “lumen juris”, la luce del diritto, e tra i suoi allievi aveva avuto anche il concittadino Antonio Corsetto, che poi sarebbe divenuto esperto di diritto e docente, succedendo al maestro nella cattedra bolognese, e Rodrigo Borgia, che poi sarebbe divenuto papa con il nome di Alessandro VI, che avrebbe nominato il suo ex-compagno di studi Corsetto come Vescovo di Malta e componente dell’Ufficio della Sacra Rota. Monsignor Guastella ci donava in un bel libretto quest’altro contributo storico-culturale. Immagino, come accade a chi è propenso a scrivere, che il nostro indimenticabile Monsignor Guastella nella sua stanzetta, seduto accanto alla sua fida macchina da scrivere prima e al personal computer dopo, servendosi dei suoi appunti vergati su quadernetti, scriveva come storico ecclesiale “Le chiese di Netum (secc. XI-XVII), Roma,1978”, utilizzando opportunamente alcuni spunti desunti dalla pregevolissima opera dell’abate ricercatore e R. Storiografo don Rocco Pirri, la “Sicilia Sacra” e continuando la ricerca con nomi nuovi delle chiese dei tempi successivi al Pirri. E va detto che il lavoro di Monsignore è stato di notevole valore,perché i-spirato da colui che bene a ragione viene annoverato dagli studiosi siciliani come uno degli Uomini Illustri della nostra Sicilia,e pertanto egli riposa il suo sonno eterno nella storica chiesa di S. Domenico di Palermo, considerata storicamente il Pantheon dei Siciliani famosi. In essa fu realizzato un bel monumento con il contributo finanziario del Comune di Noto.

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Don Ottavio Ruta rivolge un affettuoso saluto a Mons. Salvatore Guastella ricordandone i pregi di Amico, Sacerdote e di Studioso della Diocesi di Noto.

Riprendendo un argomento di storia di Noto, Monsignore poteva donarci un breve ed importante testo storico titolato “I Sortino di Noto da Mainitto all’estinzione della casata (1396-1749), Noto, 1980”. Si tratta della famiglia che poi è divenuta nobile al tempo del Re Martino I il Giovane e della Regina Maria, essendo stata originaria di Palazzolo Acreide e poi trapiantata a Noto, investita del titolo baronale con Mainitto nel 1396,dopo avere comprato il feudo di Scibini ed altri feudi ancora, al tempo dei due Re di Sicilia,Maria d’Aragona e Martino I il Giovane. Dai Sortino sarebbero discesi come baroni di Scibini gli Starrabba, che sarebbero stati i fondatori della città di Pachino, a cura dei fratelli Don Gaetano, principe di Giardinelli e barone del feudo di Scibini, e Don Vincenzo che in realtà fu il vero fondatore della città,a partire dal 1760, per una concessione fatta dal Re Ferdinando IV di Borbone, dopo quella del padre Carlo III, poi Re di Spagna. Le tombe dei due fratelli fondatori si trovano nel braccio destro della Chiesa Madre di Pachino, il loro Pantheon.

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Il Vescovo di Noto, Mons. A. Staglianò, ha presieduto il rito funebre, officiato con diversi Sacerdoti della Diocesi.

Ma la storia della nostra Chiesa locale emergeva sempre nelle ricerche del nostro autore Mons. Guastella, ricerche fatte anche nei nostri Archivi della Curia Vescovile e della Chiesa Madre poi Cattedrale,tanto da potere pubblicare un aureo libro per noi cattolici,che veniva titolato “La Diocesi di Noto nel periodo della fondazione e il suo primo Vescovo,Noto, 1984”; infatti si tratta di un lavoro storico ben documentato,com’era nel suo stile di scrittore,lavoro che consente al lettore di conoscere tutte le vicende storiche che poi consentirono alla Chiesa Madre netina di S.Nicolò di essere elevata a Cattedrale il 15 maggio 1844 dal papa Gregorio XVI, e a Noto di ottenere la sede di Vescovado e di Centro di Diocesi. Noto,in realtà,sin dal Quattrocento aveva chiesto al Re di Spagna e al Papa la sede episcopale, ma non l’aveva ottenuta per l’opposizione dei Vescovi di Siracusa,in particolare del vescovo Santapau per la vicinanza di Noto a Siracusa e per una ragione di prebende, si è scritto.  A tale pubblicazione sarebbe seguita quella  del libro “I Vescovi della Diocesi di Noto, Noto, 2002”: a questo suo lavoro mi sono spesso ispirato nella redazione dei profili dei Vescovi del nostro episcopato netino, ma anche per elaborare conversazioni per il nostro MEIC nel palazzo Astuto, a richiesta di Mons.Vincenzo Caruso. Sostanzialmente io credo di poter dire che i suoi impegni culturali di ricercatore e di scrittore in campo ecclesiastico mi fanno paragonare il nostro Mons. Guastella al concittadino famoso don Rocco Pirri.

Monsignore, il 28 novembre 2002, teneva una conversazione a Modica in S. Maria in Betlem sul tema: “La Diocesi di Noto e la Chiesa Italiana per gli alluvionati di Modica del 1902” a 100 anni dal triste evento naturale del 26 settembre 1902. Modica contava 39.951 abitanti in quell’anno. La città venne sommersa dalle acque e ovunque si vedevano fango e detriti. Ci fu così una mobilitazione in soccorso della città dell’ex-contea: il Vescovo Blandini consegnò al Sindaco di Modica mille lire, il Cardinale Segretario di Stato Rampolla del Tindaro inviò 1000 lire e il papa Leone XIII lire 5.000,il Cardinale di Catania lire 500. Si mobilitarono le chiese di Sicilia, oltre quelle diocesane. Il Sindaco di Noto portò a Modica un primo sussidio e un comitato cittadino raccolse 1200 lire, inviate al Sindaco di Modica. Era una gara di solidarietà, purtroppo era rimasto assente assente lo Stato.

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In ordine alle chiese ricordo di avere assistito nella Chiesa Madre di Pachino alla presentazione del suo libro “La Chiesa Madre di Pachino, Pachino, 2003” ad opera del Preside pachinese prof. Giuseppe Drago, autore di pregevolissime pubblicazioni storiche sulla sua Pachino, mentre il libro presentava una prefazione affidata simpaticamente a Mons. Giuseppe Malandrino, suo sempre attento e interessato lettore. A tal proposito Drago scrisse: “L’autore, dopo numerosi libri dati alle stampe, in questo volume, abilmente tessuto…ricostruisce mirabilmente due secoli di vita comunitaria attraverso il rispecchiamento delle vicende economiche e sociali nelle pratiche della religiosità,tracciando la storia di una chiesa e dei suoi fedeli… Capace, come pochi altri studiosi, di animare le carte morte del passato, Mons. Guastella ha confezionato un testo di robusta mole,ma di agevole consultazione,rendendo un servizio alla comunità pachinese… Un libro che concorre a rivestire di storia  le “volatili” vicende del paese del vento, una miniera di dati statistici, un contributo prezioso alla conoscenza di un secolo di vita ecclesiale,dell’operato di tre parroci e di un Vescovo reso possibile dalla condivisione del loro magistero da parte di centinaia di credenti, attenti solo all’ascolto della Parola di Dio”. Condivido il pensiero espresso da Beppe Drago. Non possiamo dimenticare la costante presenza di Mons. Giuseppe Malandrino in occasione di conversazioni e presentazioni di libri di Mons. Guastella, che egli ammirava sinceramente.

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Il 20 agosto 2003 in una conversazione tenuta nel cortile del Seminario da Monsignore ai Netini e ai Diocesani residenti fuori evidenziava il rapporto tra S.Corrado e la Madonna. Nel capitoletto della successiva pubblicazione titolato “Sin dall’infanzia Corrado si rivolge alla Madonna” egli scrive: “Corrado dove attinse e come ha alimentato il suo amore e il suo culto verso la Madre di Dio? Innanzitutto il famiglia,la prestigiosa famiglia piacentina dei Confalonieri, di stretta osservanza cattolica… Per Corrado… la preghiera iniziava ad assumere concretezza già quando gli veniva presentata la Madonna come oggetto di venerazione… Dall’inizio della sua conversione ascetica alla vita eremitica, Corrado si rivolge fiducioso alla Madonna per poter superare i non lievi ostacoli che si frappongono al suo disegno… L’ artistica Arca d’argento reca il bassorilievo della Madonna Annunziata… S. Corrado e la Madonna restano un binomio inscindibile.  La copertina del piccolo testo reca un’interessante immagine di S. Corrado e la Madonna della Scala, eseguita con vero gusto artistico dal nostro socio e amico Costantino. Complimenti Costantino!

Ma il suo lavoro continuava con la pubblicazione dei risultati del le sue ricerche in scritti di rilievo. I Netini gli siamo stati sempre grati per ciò che il nostro Mons. Guastella ha realizzato, ma anche la Chiesa locale gli è stata sempre grata per i tanti lavori pubblicati,che hanno toccato diversi comuni della nostra Diocesi e che hanno fatto emergere dall’oblio informazioni di grande valore sul piano storico-ecclesiale, come possono documentarci i seguenti testi, presenti in catalogo: – Documenti inediti sul Carmine di Netum, Noto, 1974 – è un lavoro di grande rilievo per la conoscenza di un aspetto significativo della nostra istituzione religiosa; – Il Venerabile Salvatore Statella e la sua relazione autobiografica, Ispica,1978; – Il servizio religioso in S. Michele al Castello di Netum alla fine del Seicento, Noto, 1978; – La presenza carmelitana a Ispica, Grottaferrata, 1980; – Attività pastorali e iniziative agricole dei Gesuiti di Noto (1647-1649), Noto. Siamo stati presenti alla festa per il 60° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, come si è già detto, avvenuta ad opera del Vescovo Mons. Angelo Calabretta. Nel 2009 mandava alle stampe un libro interessante titolato “Mons. Tranchina. Sacerdote di preghiera e infaticabile nel servizio alla Chiesa Netina”. Nell’introduzione Mons. Guastella racconta la vita di Mons. Tranchina e poi raccoglie tutta una serie di testimonianze di persone conosciute che hanno avuto un rapporto con l’illustre prelato.

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Non possiamo non citare che il nostro Monsignore per decenni è stato l’ Assistente Ecclesiastico dell’Associazione “I Netini di Roma” ,con i quali annualmente ha celebrato con gioia la festa del Patrono S. Corrado Confalonieri e le varie ricorrenze religiose dell’anno liturgico; ma è stato pure un valido e costante collaboratore del periodico pubblicato dalla predetta Associazione, finché è rimasto nella Città Eterna. Ad un certo punto della sua vita è dovuto tornare per ragioni anagrafiche a Noto per trascorrervi l’ultimo periodo della sua vita: era il 22 novembre 2008 e trovava ospitalità nella Casa del Clero il 10 dicembre 2008. Il suo personal computer, come mi è stato riferito dal fratello – se non ricordo male – è stato il compagno dei suoi giorni di studio, dopo le dovute quotidiane preghiere, pur nella sua inattività degli ultimi anni di sofferenza donata al Signore. Per difficoltà deambulatorie si ricoverava all’Oasi San Francesco di Avola il 16 giugno 2011, dove trovava ottima accoglienza. Ma a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute veniva ricoverato nell’Ospedale cittadino, tornando alla Casa del Padre il 5 dicembre 2015.

Mons. Guastella è stato circondato dall’affetto del caro fratello Costantino e dai suoi Familiari per la sua amabilità di persona di grande simpatia. Il Signore gli ha donato un lungo percorso di vita per poterlo servire nella sua missione sacerdotale. E’ stata una magnifica figura di sacerdote e di studioso che non potremo mai dimenticare per la sua affabilità e simpatia. I funerali gli sono stati concelebrati dal Vescovo di Noto Mons. Antonio Staglianò e dai Sacerdoti diocesani il 7 dicembre 2015. Per me occupa sicuramente un posto ragguardevole tra le personalità netine famose del Novecento. A Costantino va la mia stima e simpatia come amico sin dalla Noto degli anni verdi. Grazie per il gentile ascolto!

Emanuele Umberto Muscova

LE FOTO DEL FUNERALE DI MONS. SALVATORE GUASTELLA SONO TUTTE DEL DIRETTORE
(prof. Biagio Iacono – Direttore, Editore e Proprietario)

Sorgente: Noto: Ricordo di Mons. Salvatore Guastella. | www.valdinotomagazine.it

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