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Nino Di Matteo a Monreale: “Corruzione e mafia due facce della stessa medaglia” | monrealepress.it

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16 SETTEMBRE 2017 – Redazione

antonino-di-matteoUn lunghissimo applauso ha salutato l’intervento bello, appassionato e a tratti emozionante di Nino Di Matteo. Un uomo che “rappresenta lo Stato” ha detto il sindaco di Monreale Piero Capizzi che, insieme all’Arcivescovo di Monreale, ha dato il benvenuto al magistrato nello splendido salone del Palazzo Arcivescovile.antonino-di-matteo

L’occasione è stato il convegno organizzato da Avvenire dal titolo “Giustizia – Bellezze Giustizia contro corruzione e mafia”. Ad aprire i lavori l’Arcivescovo Pennisi che ha sottolineato l’importanza della tematica affrontata oggi a Monreale. Poi è stato il turno di Monsignor Silvano Tomasi, arcivescovo, nunzio apostolico e membro del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale che ha ripreso la frase di Papa Francesco:. “La corruzione è una forma di bestemmia, un processo di morte che da linfa a che ordisce il crimine”. Tomasi ha poi parlato di questa nuova struttura voluta da Papa Francesco, il servizio allo sviluppo umano ed integrato, “una nuova struttura – dice Tomasiche ha il compito di promuovere la giustizia, le varie esigenze che emergono dal disarmo, fino alla ricerca della pace soprattutto per quei paesi sottosviluppati e a difesa dei diritti umani. Sono le premesse ideali per far cambiare il modo di pensare, instillare nelle coscienze di tutti l’idea che la corruzione è un male non accettabile”. Poi Tomasi ha ringraziato pubblicamente Pennisi, perché quella di Monrealeè la prima chiesa locale che si impegna ad affrontare pubblicamente il tema della corruzione. E questo è il cammino che ci proponiamo di fare, fare in modo che istituzioni e cittadini siano più vicine, che tra le persone e la comunità ci sia rapporto sereno, pulito, per costruire futuro che tutti vogliamo”.

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Poi l’intervento di Nino Di Matteo: “Nella società di oggi, in tutto il mondo, diventano sempre più centrali, la corruzione, la mafia, il dilagare di metodi mafiosi e corruttivi – ha detto il magistrato – Perfino certe volte all’interno di istituzioni pubbliche e politiche, ma è grave, a mio parere, il diffondersi della rassegnazione rispetto a questa situazione. Sono magistrato da 25 anni, ho una visuale molto particolare e ve le dico con molta umiltà, ma queste mie parole sono frutto di esperienza sul campo dell’impegno antimafia”.

Per Di Matteo, la vera essenza della mafia “è stata da sempre quella di cercare di ottenere il rapporto esterno con il potere, sia politico, istituzionale e religioso”. Ma la tragica peculiarità della mafia siciliana, la loro vera forza, sottolinea Di Matteo, “è stata quella derivante non solo dalle armi e dalla violenza, ma anche di coltivare i rapporti con il potere. Ed è l’unica organizzazione di stampo mafioso che negli ultimi 30/40 anni ha compiuto stragi, ha ucciso politici di spicco, ha uccisi decine di uomini delle forze dell’ordine, imprenditori, giornalisti, sacerdoti”. Ma mafia e corruzione non sono due mondi separati: “Negli ultimi decenni abbiamo notato come mafia e corruzione non sono più due mondi distinti e diversi, ammesso che lo siano mai stati – dice Di Matteoma rappresentano due facce della stessa medaglia. Ci sono gruppi criminali che per perseguire i loro interessi, alternano metodi sia violenti che corruttivi”.

antonino-di-matteoLe mafie hanno sempre più capacità di penetrare nel mondo delle istituzioni. Ma, sottolinea Di Matteo,in Italia ci sono circa 60 mila detenuti, ma sono solo poche decine, coloro che stanno scontando i reati contro la pubblica amministrazione, quindi che sono stati condannati in maniera definitiva per reati di corruzione”.

Di Matteo ha raccontato di essersi appassionato tantissimo al libro “Corrosione: combattere la corruzione nella Chiesa e nella società”, scritto dal cardinal Peter Kodwo Appiah Turkson con Vittorio Alberti: “Lo spero sia da magistrato che da credente di sentire a tutti i livelli ecclesiastici questo richiamo di condanna alla mentalità mafiosa e alla mentalità di corruzione, perché i mafiosi temono molto questa parola forte. In tante indagini e intercettazioni ho colto la loro preoccupazione di una chiesa forte a denunciare il sistema mafioso. Ho colto la loro rabbia nei confronti del clero che ha il coraggio della parola e del lavoro sul territorio”. Come le parole di Totò Riina, intercettato nel 2013: “Parlava di Padre Pino Puglisi che aveva il torto, ai suoi occhi, di non fare il “parrino” e diceva “questo sta con i ragazzi, li educa, cerca di sottrarre i giovani alla criminalità”. Ecco i mafiosi temono la chiesa”.

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L’aspetto punitivo spetta allo Stato, “ma quello della denuncia dell’antiteticità contro i valori cristiani spetta a tutti i credenti”, ha detto Di Matteo che ha poi aggiunto: “Mi piace molto andare nelle scuole, mi piace confrontarmi con i giovani, ci sono molti fermenti, sta a noi adulti dare l’esempio buono – ha detto – ma quando vedo la rassegnazione, quando sento dire “ma tanto non cambierà nulla, questa cosa mi fa letteralmente arrabbiare. Questa forma di rassegnazione, questo “ma chi te lo fa fare”, indica di come siamo abituati al male, a considerare quasi normale un politico che ruba, un magistrato che si fa corrompere, un amministratore che lucra sulla sofferenza altrui. Quanti ci stiamo abituando”?

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Poi la frase di chiusura:

Spero che nei più giovani si riscopra l’amore per politica e l’impegno religioso che è un modo anche per dire “provo a cambiare le cose, voglio cercare di lasciare una piccola traccia nella società in cui vivo”. Che non rimanga, però, solo una speranza”.

Sorgente: Nino Di Matteo a Monreale: “Corruzione e mafia due facce della stessa medaglia”

Festa di Avvenire: a Monreale, “giustizia e bellezza” come antidoto “contro la corruzione e la mafia | Arcidiocesi di Monreale


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“Giustizia, corruzione e mafia”. Sono i temi su cui verterà l’incontro promosso sabato 16 settembre, alle ore 18, presso il palazzo arcivescovile di Monreale, in occasione della seconda edizione di “Avvenire… per passione! Festa”. A parlare durante l’incontro, presieduto dall’arcivescovo di Monreale, mons. Michele Pennisi, di “giustizia e bellezza” come antidoto “contro la corruzione e la mafia”, saranno l’arcivescovo Silvano Tomasi, nunzio apostolico e membro del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale, Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, Antonino Di Matteo, magistrato della Direzione nazionale antimafia, Vittorio V. Alberti, filosofo e direttore della rivista on line “Sintesi dialettica”. L’incontro prende spunto dal libro edito da Rizzoli: “Corrosione. Combattere la corruzione nella Chiesa e nella società”, scritto dal card. Peter Kodwo Appiah Turkson con Vittorio V. Alberti, sul quale daranno la loro “testimonianza… dalla parte dei lettori” Sonia La Dolcetta, dottoressa in Legge, componente della Associazione culturale “Così, per… passione!”, e Giovanna Parrino, dottoressa in Antropologia culturale e presidente dell’Azione cattolica diocesana, componente del gruppo di collaboratori della Biblioteca “Ludovico II De Torres” del Seminario arcivescovile di Monreale. Coordineranno i lavori Lucia Bellaspiga, inviata di Avvenire, e Alessandra Turrisi, collaboratrice di Avvenire e del Giornale di Sicilia. È previsto un intervento di saluto di Piero Capizzi, sindaco di Monreale.

A seguire “…Pulcherrimum in toto orbe terrarum”: visita alla cattedrale di Monreale tra visione e catechesi con don Nicola Gaglio, arciprete-parroco della stessa cattedrale.

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