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Da Messina al Mali,la missione di Gangemi | la Repubblica.it

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 CARLO OTTAVIANO

mons-santo-rocco-gangemi“Qui l’uomo sa ancora gioire per la bellezza di un’alba o di un tramonto, per il canto di un uccello, per l’incontro di un amico non visto da lungo tempo”

A sentirlo parlare così, sembrerebbe facile la vita di Santo Rocco Gangemi, 54enne da Messina. Eppure le difficoltà che incontra ogni giorno non devono essere semplici, a partire dalla collaborazione materiale per affrontare problemi contingenti come la lotta a diverse malattie più o meno endemiche, tra le quali l’Ebola.

«Non mancano i problemi – afferma- ma è appagante lavorare in questi paesi, soprattutto perché si sperimenta una gratitudine spontanea e non mossa da nascosto tornaconto; una gratitudine che nasce dalla coscienza di aver svolto bene, per quanto possibile, il proprio lavoro».

Il “lavoro” di Gangemi è quello di sacerdote, diplomatico, vescovo. È infatti il Nunzio apostolico in Guinea e Mali. «Paesi – spiega – dove ogni persona che si incontra, anche chi oggi sta bene, è stata forgiata nella povertà. Che non è miseria. Ognuno rimane una persona ricca di quella sapienza che non si media dai libri, ma che scaturisce dal cuore semplice».

mons-santo-rocco-gangemiNei due paesi africani monsignor Gangemi è stato inviato a inizio anno da Papa Francesco. Nel 2012 era stato Benedetto XVI a eleggerlo arcivescovo titolare dell’inesistente (la burocrazia vaticana la definisce “soppressa”) diocesi di Umbriatico in Calabria. La sua formazione sul campo è maturata come diplomatico della Santa Sede in Marocco e Cuba, Cile, Francia e Spagna.

In Guinea e Mali il “gregge” è presenza minoritaria: i cristiani non raggiungono il 10 per cento della popolazione. Ma è un’esperienza estremamente utile e interessante perché all’incontrario rispetto ai flussi migratori Africa-Europa. Può essere un bell’esempio. «Qui – afferma monsignor Gangemi- non abbiamo necessità di tavole rotonde sul dialogo interreligioso: esso si vive tutti i giorni e a tutti i livelli, com’è naturale, per ogni realtà umana, con le sue luci e le sue ombre».

Un lavoro continuo, silenzioso, costante, «svolto nella dimensione evangelica del nascondere alla destra quanto fa la sinistra. Il dialogo inter- etnico – aggiunge – è da consolidare, senza scadere nel banale e in frasi ampiamente inflazionate, ma può veramente diventare esempio per altri Paesi multietnici e plurireligiosi. Dire che siano nazioni della speranza, mi sembra un’affermazione ben accertata ».

Sorgente: Da Messina al Mali,la missione di Gangemi – la Repubblica.it

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