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Funerali Mons. Antonio Riboldi | Diocesi di Acerra

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Mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 15.00 nella Cattedrale di Acerra si svolgeranno i funerali del Vescovo emerito monsignor Antonio Riboldi

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A seguito della morte di monsignor Antonio Riboldi, avvenuta a Stresa il 10 dicembre 2017, la Diocesi di Acerra comunica che la salma del Vescovo emerito arriverà ad Acerra martedì 12 dicembre 2017 nella Cattedrale, dove dalle ore 16.00 alle ore 21.00 dello stesso giorno sarà esposta alla venerazione dei fedeli.

Martedì 12 dicembre 2017, alle ore 19.00, il Cardinale Sua Eminenza Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e Presidente della Conferenza episcopale campana, presiederà un momento di preghiera nella Cattedrale di Acerra.

 La salma potrà essere venerata dai fedeli anche mercoledì 13 dicembre in Cattedrale dalle ore 8.30 alle ore 12.30.

Alle ore 15.00 di mercoledì 13 dicembre il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna presiederà i funerali in Cattedrale dove al termine la salma del Vescovo emerito sarà sepolta.

Sorgente: Funerali Mons. Antonio Riboldi | Diocesi di Acerra


Santa Ninfa: Il cordoglio dell’amministrazione per la scomparsa di Don Riboldi | campobellonews.com

Posted by Redazione 11 dicembre, 2017

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Il sindaco ha annunciato la proclamazione del lutto cittadino per mercoledì, giorno nel quale si terranno i funerali, previsti nel duomo di Acerra. Alle esequie nella città campana sarà presente anche una delegazione di amministratori di Santa Ninfa, «a testimoniare il legame sempre vivo tra la comunità e Riboldi».

SANTA NINFA, 11 DIC – Anche l’amministrazione comunale di Santa Ninfa esprime il suo profondo cordoglio, e quello dell’intera comunità, per la scomparsa di monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra e parroco di Santa Ninfa dal 1958 al 1978, morto domenica, a 94 anni, a Stresa, in Piemonte.
Fu soprattutto dopo il terribile terremoto del 15 gennaio 1968 che il rapporto tra Riboldi e i santaninfesi divenne strettissimo. Il parroco fu infatti uno dei principali animatori della difficile fase della ricostruzione, quando le lentezze dello Stato costrinsero le popolazioni locali ad una serie di ferme azioni per rivendicare il diritto alla casa. Fu lui, nel 1975, ad avere l’idea di far scrivere ai bambini baraccati di Santa Ninfa delle letterine indirizzate alle più alte cariche dello Stato per denunciare i ritardi nell’opera di ricostruzione e le condizioni di invivibilità delle baraccopoli.
Il sindaco di Santa Ninfa Giuseppe Lombardino ha voluto ricordare «l’alto impegno religioso e sociale» di Riboldi, la sua «ferrea volontà», il suo essere «guida, non solo spirituale, di una comunità, con una attenzione particolare rivolta ai giovani, che avrebbero avuto il compito, una volta completata la ricostruzione materiale, di costruire il futuro della società santaninfese». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del Consiglio comunale Vincenzo Di Stefano, che ha voluto esprimere cordoglio «a nome dell’intera assemblea civica, e quindi di tutte le forze politiche che la compongono, senza alcuna distinzione di schieramenti, poiché il lascito di Riboldi, anche in chi non lo ha conosciuto perché allora troppo giovane o non ancora nato, si è tramandato di generazione in generazione, tale è stato il contributo, l’arricchimento della coscienza collettiva che la sua azione ha comportato, sia tra i credenti che tra i laici e financo tra gli atei».

[redazione]

Sorgente: Santa Ninfa: Il cordoglio dell’amministrazione per la scomparsa di Don Riboldi


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Il Belice piange Padre Antonio Riboldi. Durante il terremoto del ’68 fu punto di riferimento per i fedeli | Castelvetranonews.it

di: Pietro Errante – del 2017-12-10

mons-antonio-riboldiPadre Antonio Riboldi è volato in cielo, tra i pascoli erbosi del Paradiso ad illuminarsi della luce trasfigurata del Padre Eterno. Nella notte il suo cuore ha cessato di battere. Aveva 94 anni. E’ stato prete rosminiano a Santa Ninfa, attivissimo durante le tragiche fasi del terremoto del Belice, Prete lavoratore che ha sposato sempre la causa dei più deboli, dei sofferenti, alzando la sua voce dolce e soave dalla cadenza inconfondibile per farsi paladino delle necessità e dei bisogni della povera gente. Lo ricordo con affetto protagonista infaticabile di tante colonie a Triscina, ma anche promotore di iniziative benefiche e prete eccellente con le sue messe dalle ricche e profonde omelie. Dal 1978 fu vescovo della Diocesi di Acerra, uno dei luoghi più caldi dell’entroterra napoletano. E anche in quell’apostolato mise in evidenza le sue doti di interlocutore fine e deciso con le Istituzioni, comprensivo e benefico con la popolazione di quella diocesi contaminata dalla camorra e dalla malavita organizzata. E’ morto all’alba, a 94 anni, a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. A darne l’annuncio la Curia di Acerra dove è stato vescovo dal ‘78 al 2000. Immediata la reazione del sindaco di Acerra Lettieri “Perdiamo una figura importante e determinante del nostre territorio”. In una nota stampa del Vaticano si legge “ Il ritorno di monsignor Antonio Riboldi alla Casa del Padre genera umana malinconia nel cuore dei fedeli dell’intera diocesi di Acerra. Profondo, indelebile è il legame che unisce la Chiesa acerrana al suo `don Antonio´, tanto da associare ancora oggi la città al nome del suo vescovo emerito. Legame rimasto tale anche dopo la rinuncia del presule all’esercizio episcopale per limiti di età nel dicembre del 1999, tanto da scegliere di rimanere a vivere in città continuando a celebrare Messa nella Chiesa dell’Annunziata, e da dichiarare più volte pubblicamente la volontà di essere seppellito in Cattedrale». Numerosi i sensi di cordoglio anche da amici, istituzioni  semplici conoscenti che in quegli anni pre e post terremoto ne apprezzarono le doti umane.

Sorgente: Il Belice piange Padre Antonio Riboldi. Durante il terremoto del ’68 fu punto di riferimento per i fedeli – Castelvetranonews.it

 


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Addio a Don Antonio Riboldi, Vescovo anticamorra | 10 dicembre 2017 TG 1 ore 13,30 – TGR Sicilia ore 14,00

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TG Sicilia Edizione delle 14.00 ANDATO IN ONDA IL 10/12/2017


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È morto a 94 anni mons. Riboldi, vescovo emerito di Acerra | Radio Vaticana

10/12/2017 12:02

Marco Guerra – Città del Vaticano

È morto all’età di 94 anni mons. Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra (Napoli), noto per il suo impegno contro la camorra. Il presule, nato a Triuggio (Milano) il 16 gennaio 1923, si è spento a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. Le condizioni del religioso erano gravi da giorni e della sua scomparsa ha dato notizia la curia di Acerra, di cui è stato vescovo dal 1978 al 2000.

Per tutti don Antonio, prima di arrivare in Campania, nel 1968 diede voce ai terremotati del Belice, in Sicilia, che vivevano al freddo nelle baracche. Ma
soprattutto interpretò le loro sofferenze e le proteste e le portò in tutte le sedi, financo nei palazzi del potere a Roma.

Poi il  25 gennaio 1978 fu nominato vescovo di Acerra dal Beato Paolo VI. Nella cittadina del napoletano, mons. Riboldi rianimò la vita ecclesiale e si  contraddistinse per l’azione di contrasto alla camorra. È passata alla storia la marcia che negli ’80 portò migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo  della camorra, Raffaele Cutolo.

Cordoglio per la morte di mons. Riboldi è stato espresso, a nome personale e della città, dal sindaco di Acerra, Raffaele Lettieri. “’Le sue idee – ha detto Lettieri – sono state e resteranno patrimonio per tutta la città di Acerra”.

“La comunità di Acerra – ha proseguito il primo cittadino – ha perso un punto di riferimento importante, un esempio. Mons. Riboldi ha saputo contenere nel suo cuore tutta la gente, soprattutto quelli che soffrono e sono poveri, una persona di un’alta dirittura morale e una capacita’ non piccola di cogliere i problemi della gente”.

In questi giorni l’attuale vescovo di Acerra, mons. Antonio Di Donna, aveva più volte chiesto preghiere alla comunità locale per mons. Riboldi.


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Morto don Riboldi, prete dei terremotati e vescovo anticlan | corriere.it

Voce dei cittadini del Belice, in Sicilia, colpiti dal sisma, fu anche pastore in terra di camorra. Il sindaco Lettieri: «Acerra perde un punto di riferimento importante». I funerali solenni nella cattedrale della città campana

10 dicembre 2017 (modifica il 10 dicembre 2017 | 14:11) – di Luigi Accattoli (www.luigiaccattoli.it)

Il vescovo emerito di Acerra, Antonio Riboldi, si è spento all’alba a Stresa, in Piemonte presso la casa dei Rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. Aveva 94 anni. I funerali si svolgeranno martedì nella cattedrale di Acerra. Anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato ai famigliari e alla congregazione dei Rosminiani un messaggio di cordoglio ricordando il suo impegno per la legalità


Sono stato due volte in Sicilia – nel Belice e a Santa Ninfa, nel febbraio del 1976 e nel marzo 1978 – per narrare dal vivo le imprese di don Antonio Riboldi e la sua ordinazione a vescovo. Mi colpì questo lombardo dalla figura sobria e dalla vita comunicativa che aveva avuto la capacità di farsi siciliano, come poi seppe farsi campano e come infine ha saputo mettersi in internet e – ringiovanito – ha preso a farsi tutto a tutti con il sito che aveva avviato nel 1997 (www.vescovoriboldi.it) e che ultimamente aveva trasformato in newsletter.

È morto don Antonio Riboldi, il prete dei terremotati e anticlan

Il “don Antonio” di quelle due visite nel Belice l’ho poi ritrovato vitale e combattivo in tutte le occasioni seguenti e a ogni visita al suo sito, anche quando non era più giovane e nella lunga stagione della vecchiaia. Nel primo caso ero stato spedito a Santa Ninfa dal direttore del giornale per avere una presa diretta sulle iniziative di quel parroco anticonformista alla vigilia della venuta a Roma con i bambini baraccati del Belice, in visita alle autorità della Repubblica e al Papa per chiedere una casa.
Passai due giorni in piena immersione nella sua “pastorale di promozione umana” come allora si diceva: nella visita alle famiglie, negli incontri con i ragazzi del catechismo, alla povera tavola che condivideva con i cinque collaboratori. Fu una presa più diretta di quella che il giornale e io ci eravamo proposti.

Don Antonio mi vedeva per la prima volta e mi parlava – con la confidenza di chi ti conosce da sempre – della mafia e della politica che avevano mangiato i soldi della ricostruzione. Ma più forte fu lo spettacolo che vidi due anni più tardi, in occasione della sua ordinazione a vescovo.
La scena era tra le più strane che un giornalista possa avere occasione di descrivere: venti vescovi e un cardinale celebravano quella solenne liturgia su un palco improvvisato, ai margini di uno spiazzo irregolare delimitato dalle baracche. Assistevano cinquemila persone, cioè tutti gli abitanti di Santa Ninfa.

Presiedeva la celebrazione il cardinale di Palermo Salvatore Pappalardo, concelebravano tutti i vescovi dell’isola più il rosminiano e ausiliare di Roma Clemente Riva e il presidente di Pax Christi Luigi Bettazzi. Immaginai che fosse la prima volta dopo tanti anni, forse da secoli, che la consacrazione di un vescovo richiamava tutto un popolo.
Quella partecipazione corale era il ringraziamento della popolazione al prete che dal 1968 era vissuto in baracca come i suoi parrocchiani, svolgendo una specie di scuola permanente – alla don Milani – mirata a fornire a ognuno le parole necessarie a invocare Dio e a rivendicare i diritti che gli spettavano come essere umano.

Da allora ho fatto decine di interviste al vescovo Riboldi sulle più varie questioni sociali ed ecclesiali, in occasione delle visite dei Papi in Campania, sulle vicende della Mafia e della Camorra, sullo scandalo della monnezza a Napoli e in Campania. L’ho incontrato almeno due volte all’anno alla Cei e di più in tavole rotonde e in trasmissioni televisive. Gli ho fatto visita nella casa di Acerra dove si era ritirato lasciando per età la guida della diocesi (1999).
Sia il suo aspetto sia la sua parola sono restati gli stessi nei decenni, mentre il suo fisico alto e asciutto veniva incurvandosi più per la passione che portava a ogni interlocutore – avresti detto – che per l’età. Una parola – la sua – sempre schietta, rivolta a tutti e a tutti comprensibile.

Don Riboldi – come tutti hanno continuato a chiamarlo anche da vescovo – non aveva moderato le parole neanche quando aveva portato i suoi ragazzi terremotati davanti al Papa, che era Paolo VI, né l’addolcì la nomina a vescovo.
Al termine di quella consacrazione episcopale che ho ricordato, improvvisò un saluto in cui ricordò il “lungo e impietoso deserto” che il popolo del Belice era stato costretto ad attraversare e parlò – come forse facevano i vescovi antichi davanti al Barbarossa o durante le pestilenze – da portavoce di tutto il popolo: «In questi anni sono passate davanti ai nostri occhi tutte le prove che un uomo può sopportare: povertà, emigrazione, umiliazioni per avere un pezzo di pane, disprezzo, emarginazione da ogni tentativo di lecito benessere, la vita inumana nelle baracche, l’esasperante attesa di una casa».

Con le denunce, le testimonianze davanti ai magistrati e alle commissioni d’inchiesta, i libri e le mostre, le conferenze e le interviste, la partecipazione ai dibattiti televisivi e alle dirette delle celebrazioni papali don Riboldi è diventato, negli anni, il simbolo della via cristiana al riscatto del Belice e di Acerra, cioè delle popolazioni più derelitte in lotta per i propri diritti. Questo ruolo gliel’hanno riconosciuto tutti.
Un ruolo che “don Antonio” ha svolto senza montarsi la testa, da un uomo tra uomini, sia quand’era prete sia da vescovo. Mi disse a cena – nella casa di Santa Ninfa – la sera prima dell’ordinazione: «Ad Acerra ci sono stato dopo la mia nomina a vescovo. Credo che la situazione sia peggiore di qui. Continuerò là il mio lavoro».
Gli chiesi che cosa avrebbe voluto suggerire agli altri vescovi e la risposta fu alla Papa Francesco: «Di scendere tra la gente, di togliere filtri e burocrazie, di farsi servi di tutti come dice il Vangelo: non c’è altra scelta per fare il vescovo oggi».

In più occasioni mi è capitato di riflettere sul destino singolare di quest’uomo che la sorte – ma lui diceva la Provvidenza – ha posto a fermento di paste umane per lo più lontane dalla propria sensibilità di partenza. In un libro di memorie curato dal giornalista Antonino D’Anna (“I figli del terremoto”, 2009) così il “vescovo emerito” Riboldi ricordava a distanza di oltre cinquant’anni il suo primo arrivo a Santa Ninfa nel 1958: «Non ci fu accoglienza festosa, anzi. Santa Ninfa, allora, sembrava dominata dalla mafia rurale che aveva nelle mani tutto il paese e non permetteva alcuno spazio di libertà, di pensiero e di azione. Si doveva solo piegare la testa e accettarne le leggi. Ciò che fin dall’inizio non accettai, considerandola una grave offesa alla mia dignità».
In quella ribellione insieme umana e cristiana possiamo vedere il segreto di questa forte figura di prete e vescovo dei poveri, una delle più convincenti dell’ultimo mezzo secolo sulla scena del nostro paese: una persona schietta, amicale, comunicativa che la sorte ha posto costantemente in contatto con gente per lo più reticente, guardinga, scoraggiata; e mai ha perso il suo slancio e lentamente ha contagiato quei contesti trasmettendo germi di libertà e dignità.

Sorgente: Morto don Riboldi, prete dei terremotati e vescovo anticlan


Morto monsignor Antonio Riboldi, prete dei terremotati e vescovo anticlan | ansa.it

NAPOLI 

Morto mons.Riboldi:una vita sempre in prima linea

Si fece voce dei terremotati del Belice, in Sicilia, che vivevano al freddo nelle baracche

Fu Pastore in terra di camorra, in anni in cui i morti si contavano a centinaia. Prete-terremoto, vescovo anticamorra: è morto monsignor Antonio Riboldi, per tutti don Antonio, vescovo emerito di Acerra (Napoli).

Il decesso all’alba, a 94 anni, a Stresa, in Piemonte, presso la casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. A darne l’annuncio la Curia di Acerra dove è stato vescovo dal ’78 al 2000.  I funerali saranno celebrati nella cattedrale di Acerra (Napoli).

La sua lotta alla criminalità organizzata lo portò, negli anni ’80, ad una manifestazione contro la camorra ad Ottaviano, dove guidò migliaia di giovani nella città di Raffaele Cutolo, boss indiscusso della Nco.

Dopo una messa, prevista per martedì, nel convento dei monaci rosminiani a Stresa, dove il presule si è spento in nottata in seguito ad una lunga malattia, la salma di monsignor Riboldi è attesa ad Acerra, ed ancora non è chiaro se la sepoltura avverrà all’interno della cattedrale, così come da desiderio del presule.

Nominato vescovo di Acerra il 25 gennaio 1978 dal Beato Papa Paolo VI, monsignor Antonio Riboldi, che apparteneva all’ordine dei rosminiani, fece il suo ingresso in diocesi il 9 aprile dello stesso anno, occupando una sede vacante da 12 anni. Don Riboldi trovò una situazione non facile, dovendo ”rianimare la vita ecclesiale e sostenere l’intera comunità tra le problematiche di un momento che richiede la difesa della dignità della persona”. Ma le sue attenzioni si rivolsero soprattutto al contrasto alla camorra, tanto da essere messo sotto scorta.

Storica la marcia che negli anni ’80 portò migliaia di giovani ad Ottaviano, città del capo indiscusso della Nco, Raffaele Cutolo. ”Meglio ammazzato che scappato dalla camorra”, gli avrebbe detto sua madre quando le palesò i suoi timori. ”In quel momento – disse il presule in occasione dei suoi 90 anni celebrati nel 2013 nel Duomo di Acerra – mi sono sentito veramente di essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono”.

Don Riboldi incontrò anche numerosi criminali in carcere, tra cui lo stesso Cutolo, e al presule sono attribuiti i pentimenti di alcuni ex camorristi. Nonostante la rinuncia all’esercizio episcopale per i limiti d’età raggiunti nel 1999, il vescovo emerito aveva scelto di restare ad Acerra, che gli ha conferito un paio di anni fa la cittadinanza onoraria, e continuava a celebrare Messa nella chiesa dell’Annunziata. ”I nostri contatti erano costanti – ha ricordato monsignor Antonio Di Donna, attuale vescovo di Acerra – e fino a quando le forze glielo hanno consentito ha celebrato spesso la Messa domenicale in Cattedrale seguendo sempre con vivo interesse la vita della diocesi e chiamandomi personalmente nei momenti importanti di questa Chiesa locale”.

Anche la vita diocesana riprende vigore grazie al carisma e all’impegno di monsignor Riboldi, e lo stesso presule spesso ricordava lo stupore che gli aveva confessato l’arcivescovo di Milano di fronte a tanta vitalità, nonostante le piccole dimensioni della diocesi. Curioso e aperto alla modernità, Riboldi è stato uno dei primi vescovi a sbarcare su Internet nel 1997: fino a poco tempo fa le sue omelie arrivavano a migliaia di persone.


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