Cultura

Dieci anni con il vescovo Mario: “L’Abbraccio della Speranza” | Il Fatto Nisseno

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di Fiorella Falci – 28 settembre 2013

CALTANISSETTA – Dieci anni durante i quali lo Spirito ha soffiato più forte sulla nostra terra e nei nostri cuori: il 27 settembre 2003 veniva tra noi il Vescovo Mario, Mons. Mario Russotto, il vescovo  più giovane d’Italia quando era stato scelto personalmente da Giovanni Paolo II come Pastore di Caltanissetta.

Consacrato nella nostra Cattedrale (era la prima volta nella storia della Diocesi), alla presenza di tutti i Vescovi della Sicilia che avevano sfilato tra le navate gremite all’inverosimile con una solennità sconosciuta ai nisseni: ad imporgli le mani il cardinale De Giorgi, primate di Sicilia, e il cardinale Pappalardo, che gli aveva donato l’anello della sua consacrazione episcopale; un passaggio di testimone impegnativo e ricco di significati, tra il “Vescovo di Sagunto”, simbolo della resistenza civile dei siciliani e il “Vescovo-ragazzino” (come avevano titolato i giornali alla notizia della sua nomina) mandato in una terra difficile e piena di contraddizioni, da troppi anni ripiegata sul proprio declino economico, sociale, culturale, fino ad avere abbandonato ormai anche la speranza nel proprio futuro.

E invece speranza e futuro erano diventate da subito le parole-chiave del magistero del Vescovo Russotto,nato a Vittoria nel 1957, ordinato sacerdote nel 1981, a Ragusa, dal Vescovo Angelo Rizzo (di origine nissena), che aveva svolto il suo ministero alternando l’impegno pastorale all’approfondimento degli studi teologici e biblici a Roma, proseguiti con la docenza in Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica di Palermo.

Di particolare rilievo nazionale il suo ruolo di Assistente ecclesiastico della FUCI, la Federazione Universitari Cattolici, dal 1991 al ‘98, (in cui aveva avuto un illustre predecessore, Giovan Battista Montini, il futuro PaoloVI).

Studioso e intellettuale di straordinaria profondità, aveva diretto a Palermo il Centro Regionale per la formazione permanente del clero, dedicando alla formazione evangelizzatrice decine di pubblicazioni e di saggi, ed un’intensa attività di direzione di corsi biblico-teologici in tutti i continenti (Stati Uniti, Messico, Cuba, Paesi Scandinavi, Polonia, Inghilterra, Estonia), alternando ad essi incontri importanti con personalità internazionali come Lech Walesa e Fidel Castro, su mandato di Papa Wojtila.

Da Giovanni Paolo II Mons. Russotto aveva recepito l’autenticità profonda con cui vivere la fede e la coerenza nel testimoniarla, esprimendone la gioia con una comunicazione immediata, fatta di gesti di accoglienza e nello stesso tempo di rigore esigente, così come la disponibilità del cuore nell’autenticità delle relazioni umane, con uno stile amabile e cordiale capace di andare oltre la formalità della cortesia, comunicando la forza del sentimento d’amore come fondativo della stessa fede, e con cui guarda ciascuno, accogliendolo nell’ascolto e nella condivisione.

L’altra eredità importante l’attenzione verso i giovani, interlocutori privilegiati di tutto il suo magistero episcopale, destinatari, per la prima volta, di una Lettera pastorale a loro dedicata: “Vivere la gioia per dare senso alla vita”.

Il tempo da dedicare ai poveri e la responsabilità verso i giovani e la costruzione del futuro hanno animato in questi anni la sua presenza nel nostro territorio, e la sua energia nello spingere con la volontà e con il cuore la società nissena verso la rinascita, il risveglio delle coscienze, la libertà nella vita e nelle scelte delle persone e delle famiglie, con la passione esigente della coscienza libera e dell’autorità morale, e la tensione etica di chi sa testimoniare sempre coerenza tra valori e comportamenti, tra il pensare e l’agire, tra il dire e il fare.

Dello stesso segno l’attenzione costante del Vescovo Russotto per il Seminario e la formazione al sacerdozio dei giovani: 17 nuovi sacerdoti ordinati nel corso di questi 10 anni, (l’ultimo pochi giorni fa), una cura particolare nell’apertura al mondo con viaggi periodici dei seminaristi in tutti i continenti, a contatto diretto con espressioni diverse dell’esperienza cristiana; ordinazioni sacerdotali celebrate in Uganda, in Brasile, proiettando questa nostra piccola diocesi nell’orizzonte di una mondialità spirituale capace di stare dentro il contesto contemporaneo con
l’autorevolezza di chi è portatore di una parola di verità, che deve sapere parlare le lingue degli uomini per essere compresa, interiorizzata e diventare conversione reale della vita.

Ed è stata una Chiesa in movimento, quella di Caltanissetta, in questi 10 anni di episcopato del Vescovo Mario, risvegliata dalla sua energia esigente e generosa intorno alla lettura e allo studio della Parola.

Una visita pastorale durata quasi tre anni, che lo ha portato a visitare ogni angolo della Diocesi, in un abbraccio di conoscenza intelligente che ha toccato tutti gli ambienti sociali, tutte le età, tutte le condizioni.

Undici lettere pastorali, non documenti rituali e rivolti all’interno della Chiesa-istituzione, ma occasioni di comunicazione e di dialogo autentico con il popolo dei credenti e dei cercatori di senso e di verità.

Cinque nuove chiese completate e aperte al culto,e un’architettura nuova anche delle coscienze che si va costruendo nel nostro territorio grazie alla sua azione pastorale: con esperienze innovative come il microcredito per le famiglie in difficoltà e le microimprese giovanili (l’unico in Italia che fornisce prestiti senza interesse), le cooperative sociali promosse con il Progetto Policoro, le iniziative di accoglienza e di tutela dei giovani a rischio (recente l’apertura della Locanda del Buon Samaritano a S.Cataldo a cura di Nuova Civiltà).

Esperienze che puntano a costruire autonomia nei soggetti più fragili, autostima e libertà di coscienza, premesse per una fede matura e per una cittadinanza consapevole, anticorpi di legalità in un territorio profondamente segnato anche dalla presenza della criminalità organizzata.

Otto IGF, le Giornate dei Giovani e delle Famiglie, scommessa del dialogo intorno alla ricerca di senso che renda la famiglia ancora una comunità accogliente, luogo dell’ amore solidale e della formazione alla cittadinanza responsabile.

Più di cinquanta Aggregazioni Laicali, coordinate da una Consulta Diocesana che anno dopo anno, nei suoi Convegni, approfondisce l’impegno dei laici intorno ai temi dello sviluppo del territorio, del futuro delle giovani generazioni, della sfida educativa.

E infine il Biennio Biblico diocesano, missione capillare di evangelizzazione intorno alla riflessione sulla Sacra Scrittura, testimonianza viva di quel motto episcopale “In verbistuismeditabor” (Nelle tue parole mediterò) assunto da Mons. Russotto come stella polare di un’azione pastorale profonda, capace di scavare nelle coscienze, di sostenere la speranza, di offrire un orientamento morale autorevole e accessibile allo stesso tempo.

Alla centralità della Sacra Scrittura nell’azione pastorale è stato dedicato un impegno prioritario, con l’introduzione, in tutte le chiese della Diocesi, il giovedì pomeriggio, della Lectio biblica sui testi della Messa della domenica.

Il metodo della Lectio biblica gli ha consentito di fondare il suo progetto di evangelizzazione sulla roccia della Parola di Dio e non su una semplice predicazione morale: ai giovani, alle famiglie, agli educatori, ai religiosi e anche ai politici e agli amministratori della cosa pubblica sono stati dedicati cicli di lectio bibliche.

Quasi ogni anno, nell’Aula consiliare del Comune di Caltanissetta le sue Lectio hanno scandito un percorso di approfondimento del rapporto tra fede e potere che ha interrogato radicalmente il mondo della politica e delle istituzioni del territorio.

Rigoroso e “senza sconti” il suo rapporto con la politica locale; rispettoso dei ruoli istituzionali e della laicità dell’impegno politico anche dei cristiani, ma esigente rispetto alla capacità di dare risposte concrete ai bisogni del territorio: dalle strade al lavoro, dall’acqua alla buona sanità, vere e proprie battaglie etiche e civili, condotte a volte con parole di fuoco, come quando ha lanciato il suo anatema contro la sanità asservita a torbidi interessi politici, che priva i cittadini della dignità nella malattia e del rispetto dei loro diritti.

Azione pastorale quindi, quella di mons. Russotto, capace di parlare alle domande della condizione umana nella concretezza della vita quotidiana, ma sempre determinata ad indicare il percorso spirituale, il respiro dell’anima, la “misura alta” della vita cristiana, a partire da una chiesa capace di evangelizzare se stessa per essere credibile nei confronti del suo popolo, capace di affascinare e riconquistare i disorientati, i delusi, gli sconfitti, nel condividere un’esperienza religiosa segnata dalla gioia, dalla speranza attiva, dall’impegno.

Respiro per l’anima quindi, per irrobustire la coscienza e la responsabilità dei soggetti, per spingerli a prendere nelle mani la propria vita con determinazione, coltivando la fatica e la gioia della speranza con la volontà di uscire dall’indifferenza e dalla “solidarietà” che spesso spengono il nostro sguardo verso il futuro.

Fare crescere un popolo di Dio che sia anche un popolo forte di una propria identità di cittadinanza, superare la rassegnazione, premessa della sottomissione al clientelismo e del cedimento alla corruzione, costruire una società civile consapevole e matura, capace di interrogarsi e di interrogare costruttivamente le istituzioni, il potere, anche quello della Chiesa.

La santità alla portata di tutti i credenti, non come condizione “eccezionale” ma come esperienza accessibile per tutti: alzare l’asticella degli obiettivi del popolo di Dio, ben oltre la devozione e una pratica della vita cristiana burocraticamente trascinata senza trasformare la propria vita.

Questo il senso profondo, “popolare”, dell’impegno di Mons. Russotto per la valorizzazione delle esperienze di santità espresse dal nostro territorio: Padre Angelico Lipani, Mons. Intrecciatagli, Marianna Amico Roxas (già venerabile); e poi l’apertura del processo di beatificazione di Mons. Giovanni Iacono, quinto vescovo di Caltanissetta, di cui è stata già completata la fase diocesana.

Valorizzazione della santità ma anche “purificazione della memoria”, alla maniera di Giovanni Paolo II, nei confronti di tante pagine poco luminose della storia della chiesa nissena: dai “carusi” morti in miniera (che non ricevevano funerali religiosi fino al 1958) per i quali ha celebrato messa nel loro piccolo cimitero di Gessolungo, a Mons. Ignazio Zuccaro, terzo vescovo nisseno, protagonista della intensa stagione dei “preti sociali” tra ‘800 e ‘900, vittima di una persecuzione che lo costrinse alle dimissioni, nel 1906, riabilitato da uno studio del prof. Mangiavillano e solennemente riportato, per volontà di Mons. Russotto, nella sua Cattedrale dove è stato sepolto, dopo un secolo, dal cimitero di sant’Orsola, a Palermo, dove giaceva dimenticato.

Una voce autorevole e spesso scomoda, quella del nostro Vescovo, mai accomodante con i poteri forti e sempre disponibile all’impegno per la nostra gente, rigoroso nel ricordare ad ognuno le nostre responsabilità, attento alle fragilità sociali e morali, generoso nel coraggio che infonde a tutti, chiedendoci uno sguardo capace di futuro.

Grazie, Padre Vescovo Mario, e auguri per tanti altri anni luminosi di episcopato tra noi. Grazie per la speranza che ci ha indicato e per il coraggio con cui la alimenta. Quell’”abbraccio della speranza” con cui ha intitolato la sua ultima lettera pastorale, che sentiamo rivolto con affetto al cuore di ognuno di noi.

Sorgente: Dieci anni con il vescovo Mario:”L’Abbraccio della Speranza” Caltanissetta notizie, cronaca, attualità – Il Fatto Nisseno | Caltanissetta notizie, cronaca, attualità – Il Fatto Nisseno

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