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L’occupazione della Cattedrale diventa caso nazionale: il Vescovo visita le famiglie | Sudpress

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07 gennaio 2018 di 

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Ad occuparsi della vicenda il giornale della Conferenza Episcopale Avvenire che lo porta in prima pagina. Visita dell’arcivescovo Gristina che, con mons. Barbaro Scionti ed i diaconi, ha benedetto le famiglie ospitate in cattedrale e portato pizze e dolcini. Cominciano ad essere pesanti i disagi per questa gente e qualcuno è anche finito in ospedale.

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Siamo nel 2018, quasi 2020. Siamo accampati dentro le chiese, in strada a dormire nei cartoni, nelle macchine, senza lavoro, con meno soldi di pensione e qualche tassa in più. Eppure: “È doveroso impedire che delle persone possano rimanere senza casa”, riporta l’ articolo 47 della Costituzione. Siamo sempre più poveri e senza vere opportunità di lavoro, però: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendono effettivo questo diritto”, articolo 4. Ma “non esiste alcun diritto al lavoro se il lavoro non c’è ” disse Elsa Fornero, che così se ne lavò le mani.

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Siamo a Catania, oggi la città “metropolitana” di Bianco. Catania con i suoi cittadini che aspettano da sempre che le promesse fatte durante le svariate campagne elettorali, vengano mantenute. Catania dove la soglia di povertà è aumentata drasticamente, la città che “Save the Children” dichiara essere a rischio per la qualità di vita dei bambini, la città dove da sempre alla prima caramella che ci gettano ce la prendiamo. Forse non ci lasciano scelta o forse non vogliamo scegliere: “tanto che cambia…sono tutti uguali”.

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Dal 28 di novembre dentro la cattedrale vivono alcune famiglie, bambini esclusi, tra freddo, umidità e forte disagio. Ad oggi sono 22. Vengono dai quartieri periferici della città: Librino, San Giorgio, Pigno, Zia Lisa. Quelle periferie tanto decantate ma dimenticate. Quelle che alcuni catanesi neanche conoscono, o ne hanno sentito parlare grazie a qualche artista che ci lascia la sua firma, qualche associazione, lavoro di volontariato, retate della polizia. Certe notti gli elicotteri sopra la nostra testa sono tanto forti da svegliarti. Poi tutto si ferma e rimane il silenzio di sempre.

All’inizio “i disagiati della cattedrale” si raccontano tutti insieme, come fosse uno sfogo, un po’ stanchi, un po’ delusi, anche arrabbiati e stufi delle solite domande, delle solite risposte. Tra di loro ci sono delle coppie giovanissime e giovani madri e un “volontario” che si fa spesso portavoce. I bambini non sono in cattedrale. Non c’è bisogno di riportare “chi dice cosa”, perché le risposte sono unanimi. Le loro storie sono diverse ma comunque accomunate dagli stessi bisogni.

“Manifestiamo per un diritto e anche per necessità. Più per necessità…Se arrivano persone con i nostri stessi bisogni, noi siamo qui. Si sono unite a noi persone senza lavoro, con disabilità, senza assistenza.”

Perché siete rimasti senza casa?
– Non la possiamo pagare
– Io una casa non ce l’ho proprio. Siamo in 11 da mia suocera a San Giorgio.
– Io aspetto il terzo figlio, non ho lavoro, non ce la faccio con l’affitto.
– Mio figlio ha bisogno di cure e assistenza, io non posso lavorare, con un solo stipendio non ce la facciamo.

Qual’è la vostra storia?
Abbiamo sempre vissuto in periferia. Certo, siamo stanchi di degrado, spazzatura, assenza di verde, pericolo, abbandono. Abbiamo paura per i nostri figli. Ma se ci danno la casa, anche in periferia non ha importanza. Basta un tetto sopra la testa.
E con i bambini come fate?
A scuola la mattina, appena finiscono le vacanze ricominciano. Stiamo insieme ma dormono dai nonni o dai parenti.
E per la vostra igiene personale?
Ci laviamo con l’acqua della sagrestia, è gelata. Abbiamo bacinelle. Il bagno il prete ce lo fa usare. Padre Barbaro ci è vicino.

Cosa vi aspettate dalle istituzioni?
Ci aspettiamo che il sindaco Bianco scenda per parlarci. Non si è visto per niente, né lui, né l’assessore Parisi, né per Natale, né per capodanno, neanche per la messa. E che anche i consiglieri comunali si facciano vivi.

Catania è piena di case vuote, sfitte…
Si, basta andare a San Giorgio. C’è un intero palazzo con centinaia di appartamenti. Ma non ce li danno.
Forse perché dichiarati inabitabili?
Si, ma chi li ha fatti diventare così? Manca l’acqua e la luce e perché non la mettono? Mancano i soldi? E quelli che erano destinati alle periferie? Occupare le case non si può, ti buttano fuori e poi noi vogliamo essere nel giusto. Lo sa lei che ci sono famiglie che vivono nei garage, nei sottoscala?

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Usciamo fuori, qualcuno sta sistemando gli striscioni che il forte vento scompiglia costantemente. Ci sono alcuni visitatori che entrano in cattedrale, con persone che passando partecipano alla discussione e il tizio che dice che questa amministrazione “non fa niente per la gente. Megghiu quannu c’era…”
Con una delle giovani madri, ci sediamo negli scaloni della cattedrale. Guardando verso il Palazzo del Comune mi dice: Ho scritto tante volte al sindaco: venga a trovarci! Perché non viene? Vedi quella finestra del municipio? È sempre chiusa…


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Nel frattempo, mentre si scrive, l’ormai lunga e sfiancante protesta di queste famiglie catanesi comincia a suscitare attenzione anche nei media nazionali e tra questi il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Avvenire, che gli dedica un pezzo in prima pagina con un titolo che tira in ballo l’inefficienza del comune a firma di Gaetano Rizzi, mentre nella mattinata di sabato l’Arcivescovo Metropolita Salvatore Gristina, con mons. Barbaro Scionti ed i diaconi ha fatto visita alle mamme e bambini portando la sua benedizione ed offrendo un piccolo ristoro con delle pizze.

(aggiornamento a cura della redazione)

Source: L’occupazione della Cattedrale diventa caso nazionale: il Vescovo visita le famiglie – SudpressSudpress

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