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È morto don Calogero Scaglia | L’Amico del Popolo

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Il 1 febbraio 2018 ad Agrigento, dove era nato l’8 ottobre del 1930,  ha terminato il suo cammino di vita, a 88 anni e 61  di sacerdozio, don Calogero Scaglia, amabilmente chiamato don Lillo.

I funerali saranno celebrati sabato 3 febbraio, alle ore 15.00, nella Parrocchia della Provvidenza di Agrigento.

Era stato ordinato nella congregazione dei Figli di Don Bosco il 29 giugno del 1957 da monsignor Carmelo Canzoneri nella chiesa San Domenico Savio di Messina e nella città dello stretto si era formato nell’Istituto San Tommaso dei salesiani e sempre a Messina nel 1965 aveva conseguito anche la laurea in Scienze Naturali e quella in Scienze Biologiche all’università di Palermo nel 1972.

È stato incardinato diocesi di Agrigento il 20 dicembre del 1989, ma aveva iniziato il suo ministero nella nostra Chiesa a partire dal 1 settembre del 1971 collaboratore, prima e parroco dopo,  della parrocchia San Giacomo di Agrigento. È stato anche assistente dell’Azione Cattolica Italiana dalle 1973 al 1974, consigliere ecclesiastico dell’associazione “non vedenti”  e responsabile diocesano, dal 1993 al 1997 della pastorale degli anziani e per gli anziani dell’Istituto Zirafa è stato, per tanti anni, punto di riferimento e   guida spirituale. Fu anche docente di Scienze nelle scuole statali in particolare all’Istituto “Foderà” di Agrigento.

Nel testo “Il monumento della solidarietà” (La Rosa Editore) a cura del fratello Alfredo, nel capitolo “come ho scelto don Bosco” (pag. 48)  così egli parla della sua vocazione: “Se la chiamata al sacerdozio- scrive – matura dentro l’uomo, la scelta di un ordine religioso più che di un altro nasce sempre dalla proposta di modelli precisi e sperimentabili. Ecco come io ho scelto Don Bosco. Il 28 ottobre 1946, a sei anni dalla venuta dei salesiani in Agrigento, insieme con don Graceffa, partii per Modica, dove – per un periodo di prova della durata di un anno – ho studiato da vicino la vita salesiana con l’aiuto dei confratelli più anziani. Il viaggio fu lungo ma l’accoglienza meravigliosa. La prima lettera che ricevetti da mia madre la lessi tutta d’un fiato con un nodo alla gola mentre il barbiere mi tagliava i capelli. Avevo lasciato la famiglia ma ne avevo trovata un’altra: quella salesiana, che ben presto colmò il distacco da quella di origine. La “chiamata” era maturata lentamente in seno al gruppo missionario guidato da don Fausto Motta, uno dei salesiani di Agrigento, che già frequentavo da diversi anni. Iniziavo le mie giornate – scrive don Lillo – recandomi all’oratorio per la meditazione e la messa giornaliera, mentre affidavo a un mio diario spirituale i momenti importanti della mia vita. Frequentavo il ginnasio di una scuola pubblica e da quella mia classe vennero fuori due vocazioni sacerdotali: la mia salesiana e quella diocesana di Don Francesco Sortino. Don Bosco mi aveva coinvolto attraverso la proposta salesiana di sacerdoti come don Scornavacca, don Pennisi, don Calì e don Motta in particolare, mi aveva affascinato tramite l’avventura missionaria. “Fate di tutto perché si accorgano di essere amati”, “servite Domino in laetitia”: erano le scritte sistemate  sopra il proscenio del teatrino. “Noi facciamo consistere la santità nello stare allegri”. Vita, gioia, pietà spontanea (al suono della campanella che ci chiamava in chiesa per la preghiera si era liberi di andare via, in pochi lo facevano) messe polifoniche, scuola di canto, ritiro mensile, pensiero della sera, gita al mare… creavano una cornice di serenità in quei giorni tristi della guerra e della fame. In tale ambiente – scrive don Lillo- è maturata la mia vocazione salesiana, in me rimasta sempre tale ancora oggi (don Lillo scriveva queste parole nel 1998 ndr) perché  don Bosco  mi ha cresciuto, mi ha “segnato” nel momento della mia adolescenza, mi ha reso adulto nei giorni della mia maturità.”

Una vita, quella di don Lillo, segnata,  dunque,  da don Bosco ma anche –  come testimoniano in molti, soprattutto tra gli ex alunni salesiani di Agrigento a cui don Lillo era legato – dall’attenzione agli ultimi e ai bisognosi. Tanti ad Agrigento,  nel silenzio nel nascondimento, hanno sperimentato la carità di don Lillo e non solo quella materiale ma anche quella di chi ha saputo farsi compagno di viaggio con il semplice ascolto e la presenza.

Don Lillo ha profuso la sua azione anche a favore del mondo della sofferenza e degli anziani in genere; un prolungamento dell’impegno svolto da giovane prete tra i salesiani prestando la sua opera come infermiere tra i salesiani anziani. In tal senso anche il laboratorio di analisi cliniche che dirigeva  è stato un mezzo non un fine per lui.

La sua storia è un ottimo esempio di fedeltà alla causa di Don Bosco anche per quanto concerne l’opera tra, con e per i giovani, da parroco e nella scuola.

don-calogero-scagliaI funerali saranno celebrati sabato 3 febbraio, alle ore 15.00, nella Parrocchia della Provvidenza di Agrigento.

Don Carmelo Petrone

Source: È morto don Calogero Scaglia

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