Cronaca

Inchiesta sull’omaggio al boss a S. Michele di Ganzaria. Il sindaco: chi ha sbagliato pagherà | Giornale di Sicilia

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28 Marzo 2016

Processione


SAN MICHELE DI GANZARIA. La Procura di Caltagirone ha aperto un fascicolo, al momento senza indagati, per accertare eventuali responsabilità che hanno portato, durante la processione del Venerdì Santo del 25 marzo scorso, a San Michele di Ganzaria, piccolo comune del catanese, a fare un presunto omaggio al boss Francesco ‘Ciccio’ La Rocca, detenuto in regime di 41 bis.

Il reato ipotizzato è, al momento, turbativa dell’ordine pubblico. Durante la cerimonia, il fercolo del Cristo morto, portato in spalla da una ventina di persone con al seguito un centinaio di fedeli mentre gran parte della folla è rimasta nella piazza principale, ha abbandonato il percorso ufficiale raggiungendo piazza Monte Carmelo, dove si trova la casa del boss La Rocca, uno dei capimafia fedeli alla ‘famiglia’ Santapaola di Cosa nostra di Catania. L’urna, che non si è fermata, è stata salutata dall’applauso dei presenti, tra cui alcuni familiari del capomafia. Non c’è stato ‘l’inchino’.

“Ma il fatto stesso che si sia deviato il percorso della processione – commenta con l’ANSA il procuratore capo di Caltagirone, Giuseppe Verzera – è inconcepibile. Dobbiamo capire cosa è accaduto veramente e se ci sono eventuali responsabilità. Ho delegato le indagini ai carabinieri e aspetto una loro relazione per i prossimi giorni”.

Al momento della deviazione dal tragitto concordato, il sindaco ha tolto la fascia tricolore prendendo le distanze da quanto stava accadendo, così come hanno fatto il parroco e il comandante della stazione dei carabinieri. La dissociazione non è scaturita nel blocco della processione per evitare problemi di ordine pubblico. Gli investigatori stanno visionando alcuni filmati e stanno ascoltando diversi testimoni, prima di sollecitare provvedimenti per eventuali responsabili.

“Se le indagini dei carabinieri dimostreranno che qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi, assumendosene personalmente la responsabilità”. Così il sindaco di San Michele di Ganzaria, Gianluca Petta. “Se qualcosa ci dovesse essere stato – aggiunge Petta – è da addebitare a pochi sconsiderati, perché la maggioranza della nostra comunità è sana, se emergeranno responsabilità prenderà le distanze da loro. Resta il rammarico comunque che una grande manifestazione di fede, fortemente partecipata e ordinata, che si è conclusa due ore prima del previsto, possa essere stata macchiata da questi avvenimenti”.

via Inchiesta sull’omaggio al boss a S. Michele di Ganzaria. Il sindaco: chi ha sbagliato pagherà – Giornale di Sicilia


Via Crucis davanti casa del boss 
Il vescovo: «Sospesi tutti i cortei» | Corriere del Mezzogiorno

29 marzo 2016 | 18:39
IL «PADRINO» DETENUTO CICCIO LA ROCCA

Caltagirone, dopo le polemiche sulla processione del Venerdì Santo che avrebbe deviato il percorso previsto. E la figlia boss attacca Procura: avevate pianificato tutto

CATANIA – Il vescovo di Caltagirone, monsignor Calogero Peri, ha deciso di «sospendere temporaneamente tutte le processioni» a San Michele di Ganzaria dopo le polemiche sulla «processione del Cristo morto» del Venerdì Santo che avrebbe deviato il percorso previsto: per ripristinare quello storico secondo i tradizionalisti, per rendere omaggio alla casa del boss detenuto Francesco La Rocca sospettano i carabinieri. «Dopo quanto avvenuto è necessario fermarsi – osserva mons. Peri – la magistratura farà chiarezza sull’intera vicenda».

«Difendere i cortei sacri da ciò che è antievangelico»

«Nelle feste – sottolinea il vescovo di Caltagirone – è chiaro che la processione rappresenti un momento forte per la pietà popolare e di grande visibilità. La processione è, però, espressione di un sentimento di fede se nasce dalla liturgia e se si nutre dei suoi valori. In altro modo è una manifestazione di folclore che, seppur antropologicamente giustificabile, rischia di non condurre a Cristo. Sui passaggi incriminati – rileva monsignor Peri – faranno adesso luce le autorità competenti. In questo momento, per ovvie ragioni, ritengo di non dover dire alcunché sulla questione del presunto inchino od omaggio. Ho pieno rispetto e fiducia nel lavoro dei carabinieri e della Procura. È però mio dovere, qualora se ne ravvisasse il pericolo – chiosa il vescovo di Caltagirone – difendere la fede e la tradizione popolare da tutto ciò che è antievangelico».

La figlia di La Rocca su Facebook

Sulla processione si registra anche la presa di posizione di Rosaria La Rocca, una delle figlie di Ciccio La Rocca, che sul proprio profilo Facebook attacca la Procura: «Non so fin da quando tempo avevate pianificato il tutto per il 25 marzo: pubblicamente vi dichiaro colpevoli per l’omicidio premeditato di un uomo morto sentenziato all’ergastolo». Due giorni fa, sempre su Fb, Rosaria La Rocca aveva difeso il corteo: «Mio padre cosiddetto boss è da 11 anni che manca da casa, come potrebbe obbligare un cambio di tragitto di una processione che da cento anni percorre le stesse vie?».

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