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Miccichè e gli stipendi Ars. “Don Scordato, non scherziamo” | Live Sicilia * Scordato a Miccichè: “Chi è sazio non può capire chi sta a digiuno…” | ilgazzettinodisicilia.it

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Don Cosimo Scordato, Parroco di Palermo, commenta le parole di Miccichè durante la conferenza stampa all’ARS in cui ha affermato di non voler tagliare gli stipendi

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Source: Don Cosimo Scordato sulle parole di Miccichè: ‘Non si può consolidare una situazione già privilegiata’ | la7.it/nonelarena


26 dicembre 2017

Cosimo Scordato non è tipo che si arrende facilmente. Una volta lo chiamavano prete di frontiera, nel tempo in cui agli inizi degli anni ’90 era più che opportuno sottolineare la differenza tra chi esercitava il proprio ministero calando i dettami del Vangelo nel vissuto intriso di illegalità delle tante periferie di Palermo e chi si limitava ad Ave Maria, Padre Nostro e Amen. Perché puoi essere periferia, della legalità e del vivere civile, anche se sei nel cuore della città. Cosimo Scordato ha continuato ad essere prete di frontiera anche quando le frontiere hanno cominciato ad essere più valicabili perché senza un’azione quotidiana di etica dei buoni comportamenti basta poco a perdere il raccolto.

E in questo, purtroppo, talvolta la sua è una voce solitaria. Dura ma solitaria. La lettera aperta al presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Miccichè, sugli stipendi d’oro dei super burocrati della Regione né è l’esempio più recente. E non è stata sufficiente la replica di Miccichè a fermarne l’impeto. Anzi, padre Scordato si è concesso un bis, una seconda puntata persino più irriverente ma quanto mai opportuna.

Source: Scordato a Miccichè: “Chi è sazio non può capire chi sta a digiuno…”


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L’INTERVENTO. “Caro Miccichè, la Sicilia è a pezzi: perché aumentare stipendi già d’oro?” | cittanuove-corleone.net

venerdì 22 dicembre 2017

di Don Cosimo Scordato
don Francesco Romano

Caro onorevole Miccichè, abbiamo apprezzato il discorso pronunziato nel giorno del suo insediamento a presidente dell’Assemblea Regionale; soprattutto condividiamo con lei il desiderio di una Sicilia bellissima, per sviluppo e trasparenza, un sogno alla cui realizzazione vorremmo tutti contribuire.

Ma ci risulta fortemente imbarazzante il passaggio nel quale lei afferma: «Sono assolutamente contrario al taglio degli stipendi alti, ma da tempo il mondo ha dichiarato fallito il marxismo: non tutti gli stipendi possono essere uguali, non tutto il lavoro è uguale»; sottointendendo che va data rilevanza a meriti e responsabilità diversi (se comprendiamo bene il testo).

Noi personalmente avremmo preferito focalizzare l’attenzione sui bisogni e i diritti fondamentali di tutti i siciliani, senza dare precedenza a quelli acquisiti dal personale regionale; comunque, se proprio vogliamo parlare di merito, ci chiediamo quale merito ha maturato l’amministrazione regionale (governo e parlamento siciliano) nella sua storia: la Sicilia è tra le ultime regioni per il livello di occupazione e per la qualità delle infrastrutture (ferrovie, strade, collegamenti…), con la pesante compromissione del turismo; presenta gravi inefficienze nel servizio ospedaliero (con particolari criticità nei pronto soccorso), spingendo molta gente a cercare cure fuori dall’Isola;
in Sicilia, tante terre sono in stato di abbandono, non solo per il mancato ricambio generazionale ma anche per la mancanza di una progettualità per lo sviluppo autentico dell’agricoltura, salvo poche coraggiose iniziative; bassi sono i risultati conseguiti nella qualità della vita, tanto più che in diverse città ancora oggi non si riesce a risolvere il problema della raccolta dei rifiuti. Visti i risultati dovremmo parlare di demerito e addirittura, ma è solo una provocazione, dovremmo parlare di restituzione di stipendi e di premi assegnati.

E poi, ci chiediamo: è proprio vero che nei posti di responsabilità le persone siano state scelte per competenza e professionalità, e non per appartenenza clientelare, mentre tanti giovani plurilaureati, per farsi apprezzare devono andare fuori dalla Sicilia?

Inoltre, se proprio vogliamo parlare di merito, c’è la difficoltà di scegliere a chi dare la precedenza; pensiamo allo stuolo di insegnanti che giorno dopo giorno (soprattutto nei quartieri popolari) si trovano a portare avanti i ragazzi in mezzo a tante difficoltà e qualche volta con rischio personale; pensiamo a tutte le persone impegnate in lavori umili e anonimi, dalla pulizia delle strade alla guida degli autobus, a tante persone che fanno i turni di notte; pensiamo al personale ospedaliero che, spesso in condizioni veramente precarie, porta avanti la responsabilità di salvaguardare la vita dei malati; pensiamo agli stessi impiegati del servizio pubblico che dietro gli sportelli debbono far fronte alle esigenze della gente; e come non ricordare i piccoli e medi imprenditori che, spesso schiacciati dalle tasse e da una concorrenza spietata, sono costretti ad abbassare la saracinesca vivendo tristemente in solitudine personale e familiare la propria sconfitta.

Cosa possiamo rispondere a tanti anziani che vivono con una pensione tra 600/800 euro; a tanti giovani dei call center che si debbono accontentare di 1000 euro (o spesso anche di meno!): ai lavoratori comuni che debbono sbarcare il lunario con 1.200 euro mensili quando a certi impiegati pubblici e alla stessa classe politica vengono garantiti dai 100.000 ai 400.000 euro l’anno? Non sarebbe giusto che ci fosse una certa eguaglianza/perequazione (o almeno una distanza minima) tra gli stipendi? Quel passaggio del suo discorso fa insinuare in noi il sospetto che tante volte la classe politica e l’alta burocrazia (nonostante la buona volontà di alcuni singoli) non sembra promuovere il bene comune e in comune tra tutti i cittadini; piuttosto, sembra promuovere prevalentemente se stessa. Con quanto detto, non intendiamo puntare il dito contro qualcuno in particolare e siamo consapevoli che nel sistema dell’amministrazione regionale si sono stratificate condizioni di vantaggio, se non proprio di privilegio che offendono il lavoro quotidiano dei lavoratori comuni. Mentre le auguriamo un buon lavoro, ci consenta di dirle che quel passaggio del suo discorso i siciliani non se lo meritano!

GdS 21.12.2107

Source: L’INTERVENTO. “Caro Miccichè, la Sicilia è a pezzi: perché aumentare stipendi già d’oro?” | cittanuove-corleone.net


Miccichè risponde alla lettera di Padre Scordato: “Non ho mai detto che aumenterò stipendi Ars ma al momento impossibile fare tagli” (VIDEO) | BlogSicilia

21/12/2017

Non ho mai detto che aumenterò gli stipendi del personale dell’Ars: scriverò una lettera a Padre Cosimo Scordato per spiegare il meccanismo che c’è e ringraziarlo per la sua attenzione: è ovvio che nessuno intende sprecare soldi e darli a chi è fin troppo ricco, ma la legge vieta che questi tagli vengano rifatti a partire dall’1 gennaio”.

Così il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, incontrando a Palazzo dei Normanni i giornalisti della stampa parlamentare per il tradizionale scambio di auguri di Natale, rispondendo al parroco del quartiere Albergheria di Palermo, che gli aveva suggerito per lettera di tenere conto dei bisogni della gente meno fortunata.

“Ma – chiarisce Miccichè – il 31 dicembre di quest’anno scade il termine di legge per il taglio degli stipendi dei dipendenti dell’Ars e la norma vieta che queste riduzioni vengano riproposte a partire dall’1 gennaio. La Corte costituzionale ha detto che possono essere considerate come contributo di solidarietà una tantum. L’Ars, quindi, “si adeguerà al Senato: se riproporrà questo sistema ci adegueremo”, ha detto il presidente.

Miccichè ha spiegato che non chiamerà “nessun dirigente esterno se sarà possibile creare una struttura di qualità come c’era in precedenza, ma dobbiamo fare in modo che l’Ars funzioni – ha osservato -. Pur avendo professionalità importanti, l’attuale gruppo dirigente dell’Assemblea siciliana non ha l’esperienza giusta: con l’introduzione dei tetti agli stipendi sono andati in pensione 15 dirigenti, il Palazzo ha perso molto. Spero di trovare soluzioni interne ma certamente servono dirigenti esperti”.

Quanto ai rapporti tra Parlamento e governo, Miccichè ha sottolineato che “nostro dovere è fare il possibile, affinchè sia realizzato il programma del presidente Musumeci che è stato votato dai siciliani”. Un’occasione, quella del saluto alla stampa parlamentare, presieduta da Giovanni Ciancimino, per richiamare “la necessità che ogni partito sia rappresentato nell’Ufficio di presidenza. La prima cosa che proporrò sarà una modifica del regolamento che preveda una soglia massima per il numero di questori e segretari – ha concluso -. Non è immaginabile che ci sia un numero massimo, non è pensabile che partiti come Fratelli d’Italia o Pd non siano rappresentati al suo interno”.

Source: Miccichè risponde alla lettera di Padre Scordato: “Non ho mai detto che aumenterò stipendi Ars ma al momento impossibile fare tagli” (VIDEO) | BlogSicilia


Vescovi, no a privilegi pochi burocrati | ansa.it – sicilia

Redazione ANSA PALERMO 

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”Condivisione denunce su dislivelli economici nella società”


I Vescovi, attenti ascoltatori del grido dei poveri, manifestano convinta condivisione alla denuncia di quanti, anche presbiteri, hanno evidenziato la distanza tra il sentire della nostra gente e le prospettive di chi è interessato a salvaguardare i privilegi economici di pochi burocrati, a discapito di chi non ha un livello di vita dignitoso”.

Lo scrivono i vescovi siciliani nel documento finale della conferenza episcopale regionale presieduta dal’arcivescovo di Catania Salvatore Gristina dopo la chiusura dei lavori a Palermo. I vescovi riprendono le polemiche politiche dei giorni scorsi sul possibile innalzamento degli stipendi dei burocrati dell’Assemblea regionale siciliana finora fissati a un massimo di 240 mila euro l’anno. ”Per parte loro le Chiese di Sicilia – dice la Cesi – assicurano che continueranno a venire incontro alle diverse povertà, nelle forme suggerite localmente dalla fantasia della carità, utilizzando anche le risorse derivanti dai fondi dell’otto per mille che i contribuenti destinano alla Chiesa cattolica”.

vescovi-di-siciliaComunicato finale Cesi gennaio 2018

Source: Vescovi, no a privilegi pochi burocrati | ansa.it – sicilia


Sicilia: Micciché a vescovi, basta strali contro politici | ansa.it – sicilia

Redazione ANSA PALERMO 1

Gianfranco Micciche’ in una immagine del 30 ottobre 2010. ANSA/MIKE PALAZZOTTO

(V. ”Sicilia: vescovi regione, no a ..” delle 12:47)


(ANSA) – PALERMO, 18 GEN –

“Basta strali contro i politici e no ad ingerenze nella campagna elettorale. Se è reale il loro interesse nei confronti delle azioni che la politica intende intraprendere per aiutare chi vive in povertà, i vescovi siciliani si informino direttamente con chi ha questa responsabilità, anziché lanciare strali attraverso comunicati stampa”.

Lo dice il presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, replicando al documento della Conferenza episcopale siciliana. La presidenza dell’Ars ricorda che ”è stata avviata la trattativa con i sindacati e non ci saranno aumenti contrattuali”.(ANSA).

Source: Sicilia: Micciché a vescovi, basta strali contro politici | ansa.it – sicilia


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don cosimo-scordato-gilettiLA REPLICA

La polemica sulle retribuzioni. Un’altra puntata.

Miccichè e gli stipendi Ars 
“Don Scordato, non scherziamo” | live Sicilia

Venerdì 09 Febbraio 2018 – 15:24

PALERMO- “Caro don Scordato ho esitato finora ad intervenire sulla vicenda dei tetti degli stipendi dei dipendenti dell’Ars, ma vorrei ricordarle che qui non scherza nessuno e che ci sono persone che si stanno riducendo le retribuzioni autonomamente, senza alcuna legge che lo imponga”. Lo afferma il presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè commentando la trattativa in corso per la riduzione degli stipendi dei burocrati di Palazzo dei Normanni e replicando a don Cosimo Scordato, parroco di San Francesco Saverio di Palermo, dopo la lettera del segretario generale dell’Ars, Fabrizio Scimè, che aveva invocato lo stop ai “processi pubblici condotti a mezzo stampa”.

“Meritiamo rispetto – aveva detto Scimè – Stiamo cercando di introdurre limiti stipendiali a contratti in corso, preoccupandoci di contemperare le esigenze di solidarietà e contenimento della spesa con i diritti dei lavoratori”. Parole definite dal parroco “giochetti”. “In nessun’altra parte d’Italia si stanno riducendo gli stipendi come all’Ars”, conclude Miccichè. Il riferimento riguarda Camera e Senato, dove circa duemila burocrati da gennaio e fino a quando non si insedierà il nuovo Parlamento avranno stipendi pari al doppio dei tetti stabiliti dall’Assemblea regionale siciliana. (ANSA).

Source: Miccichè e gli stipendi Ars “Don Scordato, non scherziamo” | live Sicilia

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