Cultura

Il primo anno da vescovo. Lorefice, dai poveri alle divisioni su don Puglisi | la Repubblica.it

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  SALVO PALAZZOLO

Per la prima volta, quest’anno, il vescovo di Palermo ha disertato persino la solenne inaugurazione dell’anno giudiziario, al palazzo di giustizia, dove pure c’era un ministro. E quando è andato al Palazzo delle Aquile per la prima messa ufficiale davanti ai politici ha tagliato corto, in modo garbato ma deciso: «Non sono venuto a fare una parata». Che il suo stile sarebbe stato di rottura rispetto al passato l’aveva fatto intendere già il primo giorno: mai nessun vescovo di Palermo prima di lui aveva citato Peppino Impastato il ribelle parlando del suo coraggio.

È stato l’anno della svolta per la Chiesa di Palermo, nel segno di papa Francesco, che ha voluto un parroco per rilanciare l’eredità di don Pino Puglisi. Il 5 dicembre 2015, l’insediamento. La prima visita di Lorefice è all’Ucciardone, per incontrare i detenuti. Poi, una passeggiata a Ballarò, per parlare con la gente, capire Palermo dalle sue viscere. Alla missione “Speranza e carità” di Biagio Conte è di casa. Nei grandi saloni della Curia, don Corrado inizia a ripetere: «Bisogna ricominciare dagli ultimi». Va al porto, con la casacca della Caritas, per accogliere i migranti, adotta una ragazza nigeriana di 19 anni e i suoi due figli, che adesso vivono al palazzo arcivescovile. Un altro gesto per spazzare via il cerimoniale e le formalità curiali. «Datemi del tu», dice l’arcivescovo a tutti. E va in giro con la sua vecchia Ford, via anche l’auto di rappresentanza. Qualcuno dei vecchi monsignori storce il naso in Curia. Come per Papa Francesco, i più decisi oppositori al cambiamento sono dentro la Chiesa, non fuori. Don Corrado inizia i suoi incontri, vuole conoscere a fondo la comunità ecclesiale palermitana. Inizia a ricevere sacerdoti e laici alle 8 del mattino, prosegue fino a tarda sera. Vuole capire i problemi sul campo, vuole scoprire le difficoltà, vuole approfondire il perché di vecchie divisioni. Lorefice ha trovato una chiesa lacerata, la stagione dei corvi contro il suo predecessore ha lasciato pesanti ferite, molti parroci gli chiedono aiuto per dare nuovo impulso alla pastorale. Ma è soprattutto una la frattura che crea scandalo a livello nazionale: la divisione sull’eredità di don Pino Puglisi; da una parte i suoi amici, in testa l’ex parroco Gregorio Porcaro, dall’altra gli operatori del Centro Padre Nostro di Brancaccio, che hanno il sostegno dei fratelli del sacerdote ucciso.

E, poi, c’è la questione del grande patrimonio immobiliare della Chiesa di Palermo, che pesa come un macigno sulla Chiesa di papa Francesco. Una grande ricchezza in parte inutilizzata, mentre in città sono tanti i senzacasa. Un’altra sfida per l’arcivescovo.

Per fortuna, ci sono anche tante risorse nella Chiesa di Palermo, soprattutto fra i sacerdoti che lavorano sul territorio. E da quelle risorse don Corrado riparte per superare le resistenze al cambiamento. Ci mette dieci mesi a fare le nuove nomine, ma alla fine i nomi che mette in squadra promettono una partita di livello: monsignor Giuseppe Oliveri è il nuovo vicario generale; don Innocenzo Giammarresi, cancelliere e vicario episcopale territoriale; don Carmelo Torcivia, direttore dell’ufficio pastorale; don Francesco Galioto, direttore dell’ufficio amministrativo. Tutti sacerdoti che provengono dall’impegno sul campo. Come don Corrado, che intanto spalanca altre porte della sua Chiesa: incontra spesso i rappresentanti delle religioni, va addirittura a cena con l’imam nella moschea, torna all’Ucciardone per giocare a calcio con i detenuti, spinge tutte le parrocchie a un maggiore impegno economico per la missione di Biagio Conte. Le parole del cambiamento devono trovare sostanza. Ora, il vescovo medita di aprire alcuni degli spazi del grande patrimomio della Chiesa ad usi sociali. I progetti in cantiere sono tanti. Tutti nel segno del metodo di don Puglisi, parroco ucciso dalla mafia proprio per il suo lavoro sul territorio. Ecco perché adesso il primo obiettivo più importante per don Corrado è ricucire la spaccatura attorno all’eredità del parroco beato. Lui, l’indicazione l’aveva data chiara: per l’anniversario del 15 settembre, manifestazione unitaria. E sembrava anche fatta. Poi, questa estate, il dialogo si è interrotto all’improvviso. Per don Corrado un grande dolore, e una sconfitta. Che adesso è la sua nuova sfida. «La chiesa di Palermo deve essere unita nel nome di Puglisi », ha detto dall’altare.

Tra le questioni ancora aperte c’è la gestione del patrimonio immobiliare della diocesi in una città piena di senzatetto

Source: Il primo anno da vescovo Lorefice, dai poveri alle divisioni su don Puglisi – la Repubblica.it

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