Cronaca Varia

L’ultimo intrigo della diocesi di Monreale | Repubblica.it

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19 marzo 2000 – di SALVO PALAZZOLO

All’ombra del solenne duomo normanno non si discute più d’altro. Frate dei miracoli o impostore quel Gerardo Lippo che nove anni fa ha lasciato il convento per diventare, nel ’96, cappellano dell’ospedale Ingrassia di Palermo?

«Non sono certo io che faccio le guarigioni dice lui a tutti è il Signore che opera attraverso le mie preghiere». E a decine hanno scritto di aver ricevuto piccoli e grandi miracoli: liquidi pleurici che improvvisamente scompaiono, emorragie che rientrano, donne sterili che dopo un intervento definito dai medici «con pochi risultati» restano incinte. Ribadisce padre Lippo: «Seguite attentamente ciò che i medici vi ordinano. Certo, a Gesù non si può impedire di operare. E a tutti noi di pregare perché ciò avvenga».

L’arcivescovo di Monreale, monsignor Pio Vigo, vuole adesso che fra Gerardo ritorni in convento. Ma quello che secondo la Curia doveva restare un «normale avvicendamento» si è trasformato in un vero scontro polemico che riapre vecchie ferite. In 1.300 hanno firmato non solo per chiedere che il frate possa continuare a essere il cappellano dell’ospedale. Ma soprattutto, attraverso la singolare protesta dello «sciopero» dalla messa nelle parrocchie della diocesi, per sollecitare le dimissioni di Pio Vigo.

All’ombra del duomo normanno, la discussione è dunque subito approdata a quello che sembra essere il vero dilemma: meglio monsignor Vigo o monsignor Salvatore Cassisa, che tutti qui ormai chiamano “il vescovo ombra”, fosse solo per il fatto che non è mai andato via dal palazzo arcivescovile. Di certo in pochi come Pio Vigo, da tre anni sulla scomoda poltrona che guarda sino a Corleone, San Giuseppe Jato e Terrasini, hanno avuto così tante richieste di dimissioni. Ma non sono le 1.300 firme a preoccuparlo, dice un sacerdote a lui vicino. Ben altro tenore avevano le lettere anonime che qualche mese fa gli intimavano di andare via. «Tu santo, tu poeta», lo schernivano con tono arrogante.

Ma l’operazione trasparenza in curia era già avviata. Il vescovo poeta ha voluto accanto a sé, come vicario, don Vincenzo Noto, ex direttore della rivista dei cattolici di Palermo, “Novica”, uno dei firmatari della infuocata lettera al Papa all’indomani del delitto Puglisi. «Santità – scrissero in otto – qui continuano ad esserci sacerdoti e vescovi che non sono testimoni autentici della liberazione che Cristo vuole per la nostra isola».

Ma non bastava solo questo a Pio Vigo. Dai primi giorni del suo insediamento a oggi nella curia di Monreale è in corso un perentorio giro di poltrone. Dalle parrocchie più sperdute della diocesi, dove monsignor Cassisa aveva ordinato che andassero, ha richiamato alcuni sacerdoti. Dalla piccola frazione di Aquino è arrivato padre Innocenzo Bellante, fine teologo e psicologo: adesso è rettore del seminario. E la prima cosa che ha fatto è stata riportare l’Istituto di scienze religiose, dalla Rocca dove Cassisa l’aveva relegato, all’ex seminario minore proprio accanto il palazzo di Pio Vigo. Primo semplice gesto di trasparenza, gli esami sono ormai a porte aperte. Da Partinico è arrivato padre Vincenzo Gaglio, incaricato di prendere le sorti della cattedrale come parroco.

«Dopo diciotto anni di un certo tipo di gestione non è certo facile cambiare da un giorno all’altro», dice Sarina Ingrassia, animatrice dell’associazione “Il quartiere” che fu protagonista della sollevazione popolare contro il vescovo Cassisa. «La presenza di Vigo è segnale di cambiamento, bisogna comprenderlo e lavorare per questo». Ai sacerdoti “con i polsini d’oro”, come li chiama qualcuno, Vigo ha messo accanto laici impegnati nel sociale. E in Curia sono arrivate le donne. Elisabetta Bruggé è stata incaricata di predisporre un piano di pastorale della cultura. Rosalba Di Salvo di coordinare la Caritas.

I movimenti non sono affatto terminati. Tutt’altro. Le roccaforti della linea ecclesiale di Cassisa sono ancora ben radicate in alcuni uffici pastorali importanti. E intanto c’è attesa per le sorti del processo che si sta celebrando alla seconda sezione del tribunale di Palermo, imputati monsignor Cassisa e alcuni appalti spregiudicati. C’è invece una straordinaria somiglianza fra questi due uomini di chiesa che oggi sembrano contrapposti da 1.300 firme. Fra Gerardo e monsignor Vigo sono entrambi uomini semplici e di parole sempre miti. Il cappellano dell’Ingrassia abita in ospedale, in una stanzetta dove appena ci si può stare in due. Lì c’è tutto. Uno scrittoio, un grande armadio e un tavolino dove ieri, di buon mattino, era ancora la cena della sera prima: una mela, carciofini sott’olio e un po’ di pane. Bicchieri e piatti di carta.

Monsignor Vigo l’hanno visto andare a piedi per Monreale a comprare il pane e i giornali. Francescano, come può esserlo un vescovo, anche lui. Ma la polemica sul caso Lippo è già bella e montata. Al frate non è piaciuta la lettera della curia di Monreale con cui gli si faceva sapere «la sua presenza non è gradita». Meno che mai le voci che lo indicano come «stregone». E il comitato che lo sostiene ha deciso di dare mandato a tre avvocati, Lella Ciulla, Vincenzo Zummo e Salvino Pantuso.

«Padre Lippo resta anche un cittadino – dice Zummo – valuteremo se ci sono state lesioni da parte della curia alla sua onorabilità e al prestigio». Potrebbero così arrivare azioni in sede civile e penale, che precedenti non hanno in tutta la storia della chiesa. Ma l’ex sindaco di Monreale, Pantuso, auspica che tutto possa risolversi senza ulteriori polemiche, con una decisione da prendere insieme attorno ad un tavolo.

Source:  L’ultimo intrigo della diocesi di Monreale – la Repubblica.it

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