Cronaca Varia

Monreale, debiti e appalti contestati la fabbriceria nel mirino del Vaticano | Repubblica.it

CHIOSTRO-DUOMO-MONREALE

  – SALVATORE FALZONE

«La posizione debitoria della fabbriceria del duomo di Monreale è molto pesante. Mi trovo di fronte ad una difficile eredità». Gianfranco Romagnoli, ex commissario dello Stato in Sicilia e da aprile commissario nominato alla fabbriceria del duomo di Monreale non usa giri di parole. Non servono per definire lo stato patrimoniale in cui versano le casse della fabbriceria, ente appaltante del duomo normanno. Non servono perché i numeri parlano da soli: un paio di milioni di euro. Questo l’ ammontare del debito relativo alle cause pendenti, tra richieste di onorari e spese legali e processuali.

«Ma è probabile che il deficit complessivo sia maggiore. Negli ultimi mesi – continua il commissario – ho cercato di recuperare le entrate proprie dell’ ente. Nel senso che, a fronte di varie richieste, ho applicato la tariffa prevista dalla legge per l’ uso di beni artistici e monumentali. Così sono riuscito a introitare un po’ di denaro».

La nomina di Romagnoli è arrivata dopo che i membri del consiglio d’amministrazione hanno rassegnato in blocco le dimissioni (a distanza di appena due mesi dal loro insediamento). Aprendo di fatto un nuovo caso intorno alla fabbriceria del duomo già finita sotto i riflettori nella prima metà degli anni Novanta quando l’allora arcivescovo di Monreale Salvatore Cassisa finì sotto inchiesta. A riaprire il caso fabbriceria è stato l’ attuale arcivescovo di Monreale monsignor Cataldo Naro.

I fatti sono questi. Nel dicembre dell’anno scorso, dopo che il consiglio d’amministrazione è scaduto da qualche mese, l’arcivescovo accede alla richiesta del prefetto di un totale ricambio dei membri del consiglio. L’obiettivo dichiarato è il rilancio dell’organo, da cui dipendono la cura dell’ edificio del duomo e la risoluzione di certe vecchie grane ereditate dal passato. Tra queste le complicate vertenze giudiziarie, l’apertura del museo diocesano bloccata dal suo mancato collaudo, e il restauro dell’antico palazzo Torres (sede storica del seminario) iniziato e mai finito proprio a causa di una lite fra la fabbriceria e la ditta appaltante: la Cogeco di Catania. Che fece causa alla fabbriceria chiedendo il risarcimento dei danni subiti dall’interruzione del contratto (decisa dall’allora presidente dell’ente monsignor Salvatore Cassisa).

Ad occuparsi di questa ingarbugliatissima viene chiamato il nuovo consiglio di amministrazione del quale fanno parte Rosalba Basile, Enea Romolo Cipolla, Stefano Diprima, Maria Giuffrè, Elia Musca, Roberto Pignatone e un sacerdote, don Ferdinando Toia. Ma il nuovo consiglio dura poco: ancora freschi di nomina, gli amministratori rimettono il mandato nelle mani del prefetto. A causa – dicono – della «complessità dei problemi». E anche perché per problemi così complessi non era previsto alcun gettone.

A quel punto il prefetto nomina il commissario Romagnoli. Il caso fabbriceria è pienamente riaperto. Anche perché, proprio mentre i neo consiglieri di amministrazione si dimettono, l’arcivescovo Cataldo Naro informa la Santa Sede e la Conferenza episcopale italiana, richiedendo una relazione tecnica del direttore dell’ufficio giuridico della stessa Conferenza, don Mauro Rivella. Che arriva a Monreale e si mette a studiare le carte disponibili. Alla fine, la relazione di Rivella viene sintetizzata da Cataldo Naro che, con una lettera, la divulga ai sacerdoti della diocesi.

Che dice la lettera di Naro? E, dunque, la relazione dell’inviato della Santa Sede? Innanzitutto che bisogna rispettare lo statuto, finora inosservato, della fabbriceria. E riordinare le diverse competenze di parrocchia, capitolo e fabbriceria: tre enti diversi che ruotano attorno allo stesso edificio. «Ciò significa – scrive l’ arcivescovo – che i diversi proventi della cattedrale devono essere attribuiti alla fabbriceria, la quale ha però l’obbligo di assegnare alla parrocchia quanto necessario per il culto». La sintesi della relazione continua: occorre estromettere dalla cattedrale i soggetti che non hanno diritto di operare e che invece vi operano. Un esempio? La parrocchia della Catena – e l’arcivescovo non ci pensa due volte a sopprimerla – che gestiva il redditizio chiosco di ricordini venduti ai turisti. Infine il contenzioso: va chiuso, per via giudiziale o stragiudiziale. E al più presto. Anche perché «la diocesi – prosegue Naro – continua a soffrire il gravissimo danno di immagine che il perdurare di tanti procedimenti giudiziari ha prodotto». Soprattutto, la relazione dell’inviato del Vaticano dice che la fabbriceria avrebbe dovuto occuparsi di affari di sua competenza – e cioè della manutenzione del duomo e dell’ episcopio – invece di guadagnarsi il titolo di «ente appaltante della curia».

Una cosa è certa: nella macchina amministrativa dell’ente qualcosa non ha funzionato. E dire che il suo consiglio d’amministrazione ha profumato per anni d’incenso. Come non avrebbe dovuto. Perché la fabbriceria è un ente civile. Mentre invece nell’ultimo trentennio l’arcivescovo di Monreale ha avuto un ruolo di primo piano nella sua gestione. Infatti, a partire dagli anni Ottanta fino al 1993, presidente della fabbriceria è stato proprio monsignor Cassisa. Sotto monsignor Pio Vigo (che nel 1997 prese il posto dell’ormai settantacinquenne Cassisa), fu la volta di don Vincenzo Gaglio, fino a pochi giorni fa parroco della cattedrale ed ora trasferito a Cinisi per volere di Cataldo Naro. Dice monsignor Vincenzo Noto, vicario ai tempi di Vigo e in quegli anni membro del consiglio della fabbriceria: «Nessuno mi ha mai interpellato su questa faccenda, né l’arcivescovo né don Rivella. E comunque posso dire che monsignor Vigo affrontava i problemi della fabbriceria e dell’intera diocesi con amore». «Fino ad oggi – aggiunge don Gaglio – l’ente ha gestito tutte le fabbriche legate alla cattedrale. I problemi economici derivano soprattutto dal fallimento della ditta Cogeco che aveva preso l’appalto dei lavori di ristrutturazione del seminario». Il caso è riaperto.

Source: Monreale, debiti e appalti contestati la fabbriceria nel mirino del Vaticano – la Repubblica.it

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